Ieri sera Guido Crosetto ha dimostrato, ancora una volta, di essere un Signore con la S maiuscola. Dinanzi al solito “plotone d’esecuzione” di La7 e di Piazza Pulita, abilmente orchestrato dal solito Formigli, ha fatto quello bisognerebbe fare sempre in questi casi: abbandonare lo studio, senza troppe sceneggiate, e lasciare che il plotone d’esecuzione se le canti e se le suoni da solo. Non ha alcun senso partecipare a programmi così faziosi da far impallidire la Pravda, con tutto il rispetto per quest’ultima. 
Crosetto e il plotone d’esecuzione di La7
Crosetto ha perfettamente ragione: il punto è il modo di fare giornalismo. Formigli, per l’ennesima volta, dedica – curiosamente in piena campagna elettorale – una buona parte della sua puntata all’inchiesta di Fanpage.it – quella dell’infiltrato che in ben tre anni è riuscito a scovare qualche saluto romano! – e al solito pericolo fascismo che riappare ogni volta che in Italia ci sono le elezioni. Davanti a Crosetto – salvo Alessandro Sallusti – un plotone d’esecuzione che comprende titani del pensiero come il leader delle Sardine, Mattia Santori. Quest’ultimo, in un momento di lucidità, terminata l’equilibratissima puntata del programma di Formigli, ha ammesso: “Forse abbiamo parlato troppo di Giorgia Meloni…”.
Il Feudo non ammette avversari, solo nemici
Eh già. Prima era Berlusconi, che per più di vent’anni gli avversari hanno dipinto come un novello Duce. Poi è toccato a Matteo Salvini, e ora Giorgia Meloni. Come ricordava Storace l’altra sera da Porro, a Quarta Repubblica, la destra italiana ha una sua storia che merita rispetto. Meloni, non è un mistero, era nella corrente più “moderata” di Alleanza Nazionale. Non è mai stata un’estremista, così come le tv del pensiero unico vorrebbero far credere ora. Questo, alla sinistra italiana, non interessa nulla: dicono sempre come dovrebbe essere un leader di destra per essere rispettabile e ai loro occhi un avversario degno. Le caratteristiche le conosciamo: convinto europeista, pro-immigrazione di massa, pro-gretino, antifascista iscritto all’Anpi, magari frequentatore di Capalbio. Insomma, per essere rispettabile dovrebbe essere di sinistra, qualsiasi cosa voglia dire questa parola. Perfino Crosetto, per via della sua pacatezza e dei suoi modi, sarà apprezzato da una parte dei progressisti fintanto che non si sognerà di tornare nell’agone politico. A quel punto anche lui tornerà a essere impresentabile agli occhi del Feudo, così come lo definisce l’amico Stelio Fergola.
(di Roberto Vivaldelli)


