”È per il tuo bene”, si dice sempre. È per il tuo bene è però ancbe il titolo di un film dell’anno scorso, interpretato tra i vari protagonisti da Vincenzo Salemme, Marco Giallini, Claudia Pandolfi e Claudia Ferrari.
È per il tuo bene e per quello della propaganda
Partiamo dall’ovvio: si tratta di uno dei numerosi film o serie tv di propaganda globalista e progressista che affollano i nostri schermi da decenni, casalinghi o cinematografici che siano.
Ciò che impressiona in questo caso è la quantità di argomenti, tutte nella medesima direzione ideologica, nella stessa pellicola. Sempre guardando in casa nostra, e sempre in un altro film interpretato da Giallini, c’è il pessimo Tutta colpa di Freud, di qualche anno fa, che oltre ad essere una pellicola, diciamola tutta, veramente orribile, puntava fortissimo sull’omosessualità che coinvolgeva una delle protagoniste figlie del personaggio interpretato da Giallini stesso (orientamento che sarebbe cambiato “in corsa”, diciamo così).
Ma in questo caso, signori miei, c’è di tutto e di più di ogni aspetto che ha affollato i contenuti audiovisivi negli ultimi 40 anni. Ovviamente, sempre in un unico senso concepibile.
C’è il tema dei genitori maschi rimbambiti, scemi e che non capiscono nulla rispetto a giovani (o a mogli, ovviamente) che al contrario potrebbero insegnare loro vita, morte e pure miracoli.
C’è il tema del multi-culturalismo e delle coppie miste.
C’è il tema della coppia LGBT, incarnato ancora una volta dalla figlia del personaggio interpretato da Giallini. C’è il tema del matrimonio LGBT e pure quello dell’adozione LGBT. Dal momento che due donne – eh beh – non possono concepire, ovviamente c’è il tema dell’utero in affitto e della vendita di bambini spacciato come “dono”. E non solo, viene pure sparato lì a muso duro, quando nel corso di un dialogo si afferma: “Beh, in Italia è ancora illegale, dovremo andare all’estero”. Come anche a dire, chisssenefrega se violiamo la legge, l’importante è sempre e solo ciò che vogliamo noi.
Ci sono, trionfano i temi dell’ambientalismo, dello ius soli, del globalismo e penso – davvero – manchi giusto qualche riferimento all’aborto e all’eutanasia per renderlo in assoluto il film di propaganda più completo mai visto negli ultimi anni.
Greta Thumberg, questa sconosciuta
Senza discutere della qualità comunque modesta del film, vi raccontiamo una barzelletta. Un padre e una madre affrontano la scelta della figlia di mettersi insieme ad un’altra donna, ovviamente di colore, ovviamente senza cittadinanza, come è logico che sia in un rapporto che è omosessuale. Affrontano la scelta di entrambi di sposarsi e di adottare un bambino venduto da qualcun altro all’estero, visto che in Italia è illegale “ma tanto checcefrega”.
Il padre e la madre vanno a trovare la figlia nella casa in cui convive con la ragazza. Come da tradizione dei migliori luoghi comuni sulle coppie cinematografiche, le due tenerissime innamorate la stanno finendo di sistemare e imbiancare.
Il padre entra in una stanza e si accorge di un ritratto in bianco e nero raffigurante proprio lei, la mitica Greta Thumberg, colei che salverà il mondo dalla fine ambientale certa, in arrivo nel 2030 e chissà, anche dallo sbarco degli alieni, il tutto al massimo provvista di un diploma di scuola superiore (ancora non conseguito, a quanto ci risulta).
Incuriosito, chiede: “Chi è questa?”
“Greta Thumberg!” risponde orgogliosa la figlia. Effettivamente, la piccola svedese è poco conosciuta al mondo, ed è credibile pensare che un uomo di mezza età e di estrazione sociale borghese non l’abbia mai vista da nessuna parte. Difficile pensare che abbia acceso una volta ogni tanto una televisione in vita sua, o che banalmente sia rimasto fermo di fronte a una piazza occupata per #FridaysForFuture. Già già.
Propaganda e propaganda
In cosa un film come È per il tuo bene dovrebbe differire dai film di propaganda nazista o comunista? Non esiste una parvenza di critica su alcuno degli aspetti che il film diffonde, esattamente come non c’era critica nel caro vecchio Sergej Ėjzenštejn nella sua rappresentazione della rivoluzione d’Ottobre, o come non si riscontrava nel film celebrativo della vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale, La caduta di Berlino, diretto da Michail Čiaureli.
Il film di propaganda progressista sono tantissimi, le serie non ne parliamo proprio (vedere la voce “Netflix”) e questo è solo uno degli ultimissimi esempi.
Viviamo in un regime ideologico monolitico, in cui le stesse opere audiovisive dissidenti vengono emarginate o, addirittura, contrastate anche nella semplice concezione.
Non che sia una sorpresa, ma è necessario ricordarlo ogni volta che un esmpio pratico ce lo rende evidente, ovvero ogni sfortunatissimo giorno della nostra esistenza.
(di Stelio Fergola)


