Famiglia nucleo vitale della società, dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ieri, durante la giornata internazionale della Famiglia, il discorso che non fa riflettere. Ma semmai immaliconire.
Quale Famiglia, presidente?
La famiglia è da anni sotto attacco e la sua esistenza è appesa a un filo. E questo ribadendo quanto tutte le “giornate internazionali”, “mondiali” o ciò che più vi aggrada, mi sembrino enormi ipocrisie.
In cinquant’anni tutte le principali leggi in materia etica hanno minato, e di parecchio, la solidità e l’importanza della famiglia. Puntando – come è ovvio – sulle debolezze umane, che nel lungo periodo prevalgono sempre, soprattutto sui temi di prolificità e unità.
Da qualche anno è sotto attacco anche nei suoi elementi costitutivi, da “mamma” e “papà” si è tentato di passare a “genitore 1” e “genitore 2”, e poi via delle polemiche lgbt per adottare, oppure gli lgbt che di fatto adottano anche se non è consentito, via degli lgbt che acquistano allegramente bambini “prodotti” all’estero come se fossero merci ignorando tranquillamente la legge italiana.
Se dovessimo guardare ai fatti sociali e complessivi, non esiste nessuna famiglia. Esiste, semmai, uno scampolo che ancora sopravvive di ciò che era famiglia. E pure quello è in via di estinzione. Considerato che in questa società, di bambini, non ne nascono. E da prima del covid.
Non è un discorso economico
Cito testualmente dal discorso di Mattarella:
“Grande attenzione va dedicata ai giovani, i quali hanno diritto di attuare i loro progetti di vita, assicurando così anche l’avvenire del Paese”. “Veniamo da una stagione drammaticamente segnata dalla pandemia. Le famiglie – che sono state una delle frontiere più avanzate della resilienza – sono state colpite da lutti, sofferenze e dalle pesanti conseguenze sociali causate dalle inevitabili misure di contenimento: questo aspetto accresce la necessità di attenzione nei loro confronti per realizzare una efficace ripartenza”.
Tutto molto vago e confuso, come sempre. Che si intende per “ripartenza”. Ripartenza di cosa? Il 2021 è ha rappresentato l’ennesimo record negativo di nascite nella storia dell’Italia unita.
E per quanto il denaro in questa società sia fondamentale, non si può continuare a far finta di ignorare che anche in epoche precedenti alla crisi pandemica, anche di crescente benessere, di figli se ne facessero sempre meno. Sono decenni che in Italia – e, in generale, anche nel resto dell’Occidente, se eccetuiamo la Francia – siamo al di sotto del tasso di sostituzione, ovvero i 2 figli per coppia, di ciò che è necessario per continuare ad esistere.
Certamente, la famiglia non è tale esclusivamente se con figli, come ha sostenuto qualche settimana fa – sommerso da critiche decisamente esasperanti – Antonio Tajani.
Ma i figli sono il futuro della società e della stragrande maggioranza delle famiglie. E il fatto che non arrivino è sintomo di una sola cosa: di una morte lenta e inesorabile.
(di Stelio Fergola)


