Vergognatevi Ramelli

Vergognatevi, perché Ramelli era un ragazzo qualunque

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Vergognatevi per come sputate addosso a Sergio Ramelli.

Il polverone si alza, in un modo o nell’altro, ogni anno. Ci fu già due anni fa contro le commemorazioni della morte del ragazzo, e fu emblematico del male che albera in questo Paese. A Milano si tennero addirittura due manifestazioni, una a favore di un giovane innocente barbaramente ucciso, l’altra contro di lui, ammazzato non soltanto dagli “antifa” del tempo, ma anche dagli attuali, e dalle stesse istituzioni, decise a non riconoscergli nemmeno gli onori di una fine tragica, per la sola colpa di avere idee diverse, quelle che “uccidere un fascista non è reato”, perché tanto era giusto così e la verità è che ne sono convinti tutti.

Oggi l’Espresso, per non far mancare mai la propria simpatica e umanissima voce, pensa ai bracci tesi e ai fascisti e non al ricordo di un ragazzo che non aveva mai fatto niente di male a nessuno.

Vergognatevi Ramelli

Vergognatevi, per Ramelli, per tutti gli innocenti

La “protesta” contro la memoria del povero giovane fu organizzata due anni fa dal collettivo “Milano antifascista antirazzista meticcia e solidale”.

E non parliamo nemmeno di Repubblica, che pur di nascondere la testa sotto la sabbia dell’indifferenza verso un ragazzo morto fu capace di affermare che Ramelli “morì negli scontri con Avanguardia Operaia”. Articolo puntualmente “corretto”, probabilmente per non andare oltre nel livello già basso di dignità raggiunto ormai da decenni.

Beppe Sala, sindaco di Milano, aveva addirittura appoggiato il divieto della Prefettura: “Non ho nulla contro la memoria di Ramelli, ci mancherebbe altro, però quando i promotori sono forze al di fuori della Costituzione automaticamente sto dalla parte del prefetto”.

Invece sì, caro Sala, lei aveva ed ha tutto contro Ramelli, lei aveva barattato il valore della vita umana, lei l’aveva infangata e offesa.

Ramelli, un ragazzo qualunque

Vergognatevi di sputare addosso al cadavere di Ramelli, un ragazzo qualunque.

A tutti a questi tristi individui, squallidi e penosi, vorrei ricordare che Sergio Ramelli non era un violento né un aggressivo, era solo un ragazzo. Uno studente che dovette lasciare la sua scuola per come veniva preso di mira, da insegnanti e compagni di classe. Non era né dentro né “fuori la Costituzione”, era una vita che aveva un avvenire che gli hanno strappato. E che voi state giustificando.

Fece l’errore di scrivere un tema in cui criticava le Brigate Rosse. Da allora fu marchiato a vista, al punto da dover lasciare l’istituto Molinari, dove studiava.

Ma non bastò. Qualcuno ebbe la bella idea di andarlo a cercare nei pressi di casa sua e di massacrarlo a colpi di chiave inglese. Questa cosa non dovrebbe avere un colore politico, ma evidentemente ce l’ha. Ed è per causa vostra. Perché a me non frega assolutamente nulla di chi sia stato a stroncare un ragazzo che aveva il diritto di affrontare il futuro esattamente come tutti noi.

Voi invece non ce la fate a vivere senza quell’etichetta, perché per voi vale più della vita umana. Anche quando a farne le spese è un ragazzo di 19 anni. Potete continuare a raccontare fregnacce sul fatto di “non prestare il fianco agli opposti estremismi”, ma state soltanto negando la memoria a chi è stato brutalmente assassinato senza alcuna pietà.

Attendiamo con passione i vostri futuri appelli contro la violenza, contro gli hate speech e tutte le idiozie di cui vi riempite la bocca ogni giorno.

Vergognatevi.

(di Stelio Fergola)

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