Francia terrorismo

Perché la Francia è da anni preda del terrorismo (a differenza dell’Italia)

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Francia e terrorismo è da anni un binomio inscindibile, a differenza dell’Italia che sembra faticare, per fortuna, a legarsi al fenomeno. Un’opinione interessante quella dell’autore di questo articolo, che pubblichiamo con piacere.

Differenze culturali, scelte politiche differenti e vocazione neo-imperiale, rendono la Francia un bersaglio perenne del terrorismo e dell’Islam radicale. Tutto ciò al contrario dell’Italia, che ha sempre preferito il dialogo al dominio sui popoli.

In Europa il 2020 ha fatto registrare un’escalation di attentati di matrice fondamentalista islamica. In particolare, ad essere stata interessata da tale fenomeno è stata proprio la Francia, seguita poi da Regno Unito, Austria e così via. L’Italia non è stata colpita né quest’anno, né nel passato. Nella storia del nostro Paese non vi è traccia di attacchi eseguiti da fondamentalisti islamici e, a dir il vero, mai ci saranno. Ecco illustrato perché la Francia continuerà inesorabilmente ad essere bersagliata al contrario del nostro Paese.

Francia e terrorismo: una breve cronologia

In Francia, nel solo 2020, si sono registrati ben sei episodi di terrorismo: un attacco sferrato nel Parco dipartimentale di Hautes Bruyères di Villejuif il 3 gennaio, un agguato ad un posto di controllo di polizia a Colombes (Parigi)il 28 aprile, un assalto armato dinanzi la vecchia sede del giornale Charlie Hebdo il 25 settembre, l’assassinio del docente Samuel Paty nella capitale il 16 ottobre, il triplice omicidio nella cattedrale di Notre Dame di Nizza il 29 ottobre ed infine un attacco a Lione il 31 ottobre, nei confronti di un sacerdote ortodosso.

Questa escalation si va a sommare agli attentati degli ultimi anni: mercatini di Strasburgo (dicembre 2018), attentato alla stazione di Marsiglia (ottobre 2017), attacco a Parigi nei pressi dell’Arco di trionfo (aprile 2017), strage di Nizza (luglio 2016), assalto al giornale Charlie Hebdo (gennaio 2015), assalto al teatro Bataclan (novembre 2015), attacco nel treno Thalys nella stazione di Parigi (agosto 2015), attacchi a Tolosa e Montauban (marzo 2012). Tutti questi attentati sono legati (più o meno) da un filo conduttore: il fondamentalismo islamico. Tuttavia, due domande sorgono: perché la Francia è stata così bersagliata? E perché l’Italia no?

Parigi, capitale di una potenza neo-imperiale

La Francia è un Paese che ha storicamente portato avanti una politica coloniale, oggi neo-imperiale. Di tradizione eurocentrica (l’Europa al centro del mondo), insieme al Regno Unito, altro Paese target dell’Islam radicale, si “divertì” ( dopo aver colonizzato le Americhe) in età contemporanea a spartirsi con squadra e righello il Medio Oriente e il continente Africano. Basta osservare una carta politica per notare i confini orizzontali e verticali, incuranti delle culture locali millenarie.

Basterebbe già questo per comprendere da dove derivi l’odio di quei popoli, la maggior parte mussulmani. Algeria, Marocco e Tunisia, in particolare, hanno faticato molto per rendersi indipendenti (vi siete mai chiesti perché molti terroristi sono di quelle nazionalità?). Inoltre, il Paese ha vantato “protettorati” anche in Laos, Vietnam e Cambogia , oltre ad essere stato molto attivo a fianco di Israele, un altro Stato nato dalla mattina alla sera su carta, in perenne attrito (e non solo) dal 1948 con i Paesi arabi.

Tuttavia, oggigiorno esistono altre forme di dominio: il franco Cefa, una valuta controllata dalla Francia e utilizzata in molti Paesi dell’Africa di recente (chissà perché ) ritirata dal presidente Emanuel Macron in alcuni di essi, l’attivismo mostrato nella guerra civile in Siria e durante l’attacco nel 2011 alla Libia di Gheddafi, il numero di basi militari installate in Africa e nell’Indo Pacifico… potremmo inoltre parlare dei c.d. dipartimenti d’Oltremare, ovvero regioni della Francia presenti dall’altra parte del mondo come la Nuova Caledonia, la Polinesia francese, le terre australi e antartiche, l’isola di Saint-Martin in America centrale, l’isola di Saint Barts, le isole Wallis e Futuna, le isole Saint Pierre e Miquelon a largo del Canada. Ci si chiede cosa abbiano in comune quei popoli, presenti in varie parti del globo, con la Francia; un tempo si sarebbero definite semplicemente colonie.

L’Italia e le differenze con la Francia

L’Italia, al contrario, ha nel suo passato coloniale vantato la fascia costiera libica, le minuscole Somalia ed Eritrea e l’Etiopia, conquistata nel 1936 e persa meno di dieci anni dopo. Un passato per nulla paragonabile con l’espansione globale francese. Nonostante nell’ottobre del 2014 Dabiq, il giornale ufficiale del Califfato islamico ( c.d. Isis) pubblicò in prima pagina la foto della Basilica di San Pietro con in cima all’obelisco dell’antistante piazza la propria bandiera con il titolo “La crociata è fallita”, nel nostro Paese non si è mai verificato un attentato.

Il motivo è semplice: rispetto ad altri Paesi, nella storia, l’Italia ha stretto buoni rapporti con il mondo islamico ed arabo, a prescindere dai colori politici. Una pura scelta di realpolitik che preferiva il dialogo al dominio. Nel 1957 Enrico Mattei strinse un accordo con l’Iran per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, più tardi Bettino Craxi avviò dialoghi con i palestinesi (basti pensare a Yasser Arafat), Silvio Berlusconi ha protratto i legami con la Libia di Muammar Gheddafi, l’Egitto di Hosni Mubarak e così via. Di recente, nel gennaio 2016, durante la visita in Roma del presidente iraniano Hassan Rohani destò scandalo la notizia delle statue dei musei Capitolini “coperte” per non urtare la propria cultura. Un gesto condannato in Italia ma che nel mondo islamico è stato apprezzato.

Infine, nonostante la recente campagna di contrasto all’immigrazione, nel nostro Paese non si sono mai viste scene di agenti di polizia manganellare extracomunitari e respingerli nel paese limitrofo violando, tra l’altro, la relativa sovranità. Sì, perché se in Italia, pur con le proprie discrepanze, si accoglie attraverso misure di integrazionee inclusione, in Francia invece si adotta l’assimilazione. Sembrano termini sinonimi ma non lo sono. L’integrazione prevede che lo straniero si senta parte della comunità ospitante, incorporando anche usi e costumi ma senza perdere la propria identità che, invece, viene vista come valore di condivisione inviolabile.

La Francia, al contrario, ha sempre adottato misure di assimilazione consistenti nello spogliare totalmente l’individuo dalle proprie radici identitarie. Tutto ciò, sommandosi con il contesto sopra descritto, va a delineare il vero aspetto della Francia: una potenza neo-imperiale occidentale, non a caso anche nucleare. Ecco spiegato il motivo di tanto odio nei confronti di Parigi e il motivo per il quale gli italiani, al contrario, possono dormire sonni tranquilli.

(di Pierfrancesco Maresca)

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