Ministra PD Boldrini

“Nessuna ministra PD!”: lo psicodramma della Boldrini

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“Nessuna ministra PD, è uno scandalo!” è la sintesi delle numerose lamentele di Laura Boldrini sulla sua pagina Facebook. Non una, non due, ma ben tre volte in tre giorni, l’ex presidente della Camera ha dato spettacolo con la più inutile delle polemiche, roba da far impallidire perfino quelle del passato, tutto il circo MeToo in blocco e anche tutte le fesserie quotidiane di Abbatto i muri.

Boldrini, tre giorni deliranti: “Nessuna ministra PD!”

Uno, due, tre. “Stella!” si diceva all’asilo o alle elementari quando si giocava insieme ai compagniucci. Il livello, d’altronde, è quello dell’asilo nido, ma l’anagrafe è sorprendente molto più alta. Uno, due, tre giorni tre. La Boldrini, su Facebook, proprio non riesce a farsene una ragione: non c’è nessun ministro donna del PD, il che rappresenta un affronto gravissimo alla parità di genere e alla frontiera delle quote rosa, peraltro non poche (8 su 23) nel governo Draghi.

12 febbraio 2020, ore 21:23. Laura Boldrini scrive su Facebook per augurare buon lavoro al nuovo presidente del Consiglio. Sembra tutto a posto nelle prime due righe, in cui l’ex presidente della Camera utilizza espressioni di rito: “Buon lavoro al Governo Draghi che dovrà affrontare sfide complesse.”

Ministra PD Boldrini

Al rigo successivo, la Boldri decide però di esprimere il suo rammarico: “Difficile però nascondere l’amarezza: nessuna ministra del Partito Democratico”. Aggiungendo poi che “la competenza delle donne e la giusta rappresentanza nelle istituzioni fanno bene al Paese. Preoccupa che il nostro partito non l’abbia ancora capito”.

Tralasciando la solita capziosità della inflazionata “questione femminista” e il fatto che le donne (non si capisce perché) dovrebbero essere competenti a prescindere, non c’è nulla che faccia toccare nuove vette di idiozia. Cioè, l’idiozia c’è ed è ai soliti livelli stellari, però nulla che sorprenda, nulla che innovi, nulla che setti nuovi standard.

Soltanto un piccolo sfogo che, conoscendo il personaggio, si può anche prevedere.

13 febbraio 2020, ore 15:03. Poteva chiudersi tutto lì, con quel rilievo che – per quanto eccessivo – si poteva inquadrare nella mentalità del soggetto, come abbiamo appena detto. E invece no. Laggiù, nei meandri dei corridoi di Montecitorio, una donna non riesce a darsi pace. Travolta dall’oscurità, chiede solo un po’ di luce alla fine del tunnel, probabilmente svegliandosi di soprassalto durante la pennichella pomeridiana e decidendo che no, un simile affronto non poteva essere ignorato con qualche riga così, di sfuggita. Fu così che Laurona tirò fuori tutto il repertorio partorendo un capolavoro assoluto:

Ministra PD Boldrini

Cioè che ieri comportava solo amarezza, oggi è un “fatto grave”. Essì, perché ci sono “tre ministri dem” ma “nessuna ministra”.

La Boldri spinge sull’acceleratore e decide di dire tutto, senza freni, ma con coraggio, intraprendenza, come una vera femminista del XXI secolo: “Il PD deve scardinare l’assetto delle correnti che schiaccia il protagonismo femminile e impedisce il rinnovamento. Se non lo farà, finirà per smarrire la sua identità progressista e il suo scopo sociale. Fino a che non si rimette in discussione questo assetto è inutile parlare di un nuovo modello di società che mette le donne al centro”.

Insomma, se il PD non propone neanche un ministro donna in un governo, rischia di diventare una formazione maschilista, patriarcale e non escludiamo il sempreverde fascista. Ma a questo punto Laura Boldrini perde definitivamente il controllo, l’estro e la fantasia prendono il sopravvento, ed è qui che si vede il fuoriclasse.

Hanno ragione le democratiche e le attiviste delle associazioni a chiedere conto: come può il nostro partito nelle dichiarazioni, nei documenti, negli ordini del giorno affermare la parità di genere e poi al momento delle scelte politiche importanti dimenticarsene? Questo scollamento mina la credibilità dell’intero partito. Il PD, in linea con tutte le formazioni progressiste europee, dovrebbe essere la forza politica che promuove convintamente e a tutti i livelli l’uguaglianza e che valorizza competenza, capacità e intelligenza femminili di cui il Paese dispone e di cui, soprattutto ora, ha così bisogno per ricostruirsi.
Va invertita la rotta, subito. E non basterà, dopo quanto accaduto, qualche posto da sottosegretaria. Non può bastare.

Dunque, chiedete il conto, democratiche! Non vi lasciate schiacciare in questo modo dalle correnti maschiliste ed antiprogressiste. Beh, dirà il lettore: “Lauretta, ci hai fatto ridere come tuo solito con la tua comicità involontaria. Chissà su cosa ti concentrerai la prossima settimana”. Povero illuso, chiunque tu sia.

Perché Laura Boldrini, l’indomani, stupisce ancora. E – incredibile a dirsi – riesce a tornare sullo stesso argomento per il terzo giorno consecutivo. Con un’aggravante: quella di coinvolgere la stampa. Per carità, si parla di Fanpage (una specie di incidente del giornalismo, insomma), ma comunque trovarci addirittura un articolo dotato di titolo è qualcosa che ha il suo perché.

14 febbraio 2020, ore 16:30. Laura Boldrini ha deciso di andare fino in fondo. Perché certe battaglie non possono essere abbandonate a metà strada, ma necessitano di schiena dritta, orgoglio, sana ostinazione, e chi più ne ha più ne metta.

Ministra PD Boldrini

“Davo per scontato che un governo europeista avrebbe garantito la parità nella nomina dei ministri”, riscrive per l’ennesima volta nella sua splendida tre giorni la Boldri.

Sì, Lauretta, abbiamo capito.

Qualcuno potrebbe pensare “è inarrestabile”. Io mi sono permesso, commentando il link, di consigliare una pratica molto utile in questi casi: una rilassante camomilla.

Dal centrodestra ben tre “ministre”: ma la Boldrini lo sa?!

Se a Laura Boldrini è scoppiato il fegato perché il suo partito si è permesso di non includere neanche un politico di sesso femminile tra i ministri del governo Draghi, immaginiamo che le coronarie impazziranno e lo stomaco produrrà acido a volontà, nel momento in cui ella dovesse fermarsi a riflettere sui ministri donna provenienti da Lega e Forza Italia: ben tre! Addirittura il partito di Berlusconi ben due su tre!

Sissignori e sissignore: Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Erika Stefani. Un filotto impressionante di donne maschiliste e sottomesse che fanno la voce più grossa di quelle femministe ed emancipate. Un disastro totale: la presunta cultura delle olgettine – come la chiamerebbero a sinistra – batte quella della purezza e della parità assoluta e incontestabile per 3 a 0. Come i tre giorni magici, come le tre paroline “Ministra, PD, Boldrini”, come i trettré e forse chissà quante altre cose simbolicamente interessanti.

Ci potremmo aggiungere che il suo partito non ha mai avuto un segretario donna (come a destra c’è nel caso di Fratelli d’Italia), ma forse conviene fermarsi qui.

Intanto alcuni dubbi si insinuano in coloro che hanno osservato la “Boldrini quotidiani” alla ricerca delle ministre democratiche perdute. Tipo che, forse, l’ex presidente della Camera potrebbe “rosicare”, come si dice a Roma, per non aver ottenuto alcun dicastero, forse ritenendolo scontato.

Ma in effetti tutto ciò comporterebbe un ragionamento lineare. Lo avrà fatto? Chissà, sarebbe un passo avanti. Intanto oggi è 15 febbraio 2020, gli allibratori sono già in fremito: ce la farà la Boldrini a parlare ancora di questa fondamentale tematica per il quarto giorno consecutivo? Scommettete, signori!

(di Stelio Fergola)

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