Malati di covid da operetta: una storia strappalacrime

Malati di covid da operetta: una storia strappalacrime

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Il delirio del covid ha generato in questi mesi un altro fenomeno interessante: i malati di covid da operetta. Dicesi “malati di covid da operetta” quella nuova e curiosa categoria di persone (sempre famose, dalle buste paga importanti e dall’elevato tenore di vita) che pontificano esibendo la loro personale battaglia contro il terrificante covid, il virus che uccide quasi sempre persone anziane e con patologie croniche alle spalle (numeri e dati alla mano, per lo meno).

Giannini e la Lorenzin: due durissime battaglie per la vita

Gli ultimi esempi di positivi al coronavirus finiti nella magica categoria dei “malati di covid da operetta” sono Beatrice Lorenzin e quell’uomo coraggioso, impavido, irreprensibile rispondente al nome di Massimo Giannini.

La Lorenzin probabilmente è quella più divertente. La deputata del PD sui social la spara altissima, con frasi ai limiti della fantascienza del tipo “sono sicura che vincerò!” manco stesse affrontando un cancro in stadio terminale. La sintesi del suo comunicato su facebook potrebbe essere questa: “Se io sono rimasta contagiata dal raffreddore vuol dire che è proprio una bestiaccia di virus”.

Malati di covid da operetta: una storia strappalacrime

La seconda storia strappalacrime è quella di Massimo Giannini, da qualche mese direttore de La Stampa, che ieri sera nel corso della trasmissione Otto e mezzo ci ha offerto un saggio della responsabilità e del buon senso di cui ogni buon coraggioso lottatore contro il covid dovrebbe essere provvisto . “Ho iniziato a stare male avvertendo dei colpi di tosse”, esordisce Giannini, interpellato dalla Gruber. E direi che possiamo anche fermarci qui. Qualcuno utilizzerebbe espressioni romane non esattamente giornalistiche, ma in questa sede forse è meglio evitarle (“me****ni!”). Chi vuole, può gustarsi il video nel link allegato.

Malati di covid da operetta: una storia strappalacrime

Dal canto mio, mi permetto di dire a Giannini – semmai per congiunzione astrale si troverà a leggere questo articolo – che io ieri sera ho perfino starnutito. E’ stata durissima e certe volte ho avuto paura. Mi sono chiesto se non avessi sbagliato qualcosa. Però alla fine “ho vinto”, per richiamare alla lotta per la vita della Lorenzin. Quindi non ho rimpianti.

Però sia ben chiaro: non voglio più rivivere un’esperienza tanto terrificante.

Malati di covid da operetta: quanti dobbiamo aspettarcene?

Il dubbio è lecito. Questa singolare tendenza a descrivere un colpo di tosse come se fosse un enfisema o una soffocante metastasi inarrestabile potrebbe diventare facilmente una moda. D’altronde ieri sera la Gruber ha testualmente riferito a Giannini che il suo “messaggio è arrivato forte e chiaro a tutti noi”.

E gli appelli alla responsabilità per una malattia che uccide un milione di persone su sette miliardi e mezzo di abitanti su scala mondiale potrebbero moltiplicarsi. Così come le storie strappalacrime (o, per gli amici, le lacrime strappastorie) che, come da tradizione, “commuovono il web”.

Dunque, gli esempi virtuosi di Giannini e Lorenzin aprano la strada a tante nuove testimonianze, di quelle serie, quelle profonde e responsabili. Di quelle che ci insegnano ad affrontare le avversità con un piglio finalmente umano. Grazie, “ragazzi”.

(di Stelio Fergola)

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