Attraverso il bosco: i “Colloqui” di Malgieri e la crisi della contemporaneità

Attraverso il bosco: i “Colloqui” di Malgieri e la crisi della contemporaneità

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Uno degli aspetti più belli della lettura di un testo stampato è quello di poterlo riprendere dalla propria libreria anche ad enorme distanza dalla prima o ultima volta in cui lo si è fatto. Spesso, tra l’altro, capita di imbattersi in passaggi illuminanti che sembrano non essere invecchiati di un frangente per l’estrema attualità del messaggio che portano in sé. È questo il caso dell’ultimo lavoro di Gennaro Malgieri dall’inequivocabile titoli di “Colloqui (1974-1981). Attraverso il bosco” edito dall’abruzzese Solfanelli.

Si tratta di tredici interviste che l’autore pose ad altrettanti liberi pensatori le cui opinioni sembrano riflettere molti degli argomenti d’attualità facendoci comprendere in che modo quelle diagnosi avessero la vista lunga nel descrivere il tempo dell’inquietudine preludio del “pensiero unico”. Catalogati, spesso erroneamente o solo per pigrizia, tra gli autori di “destra” la maggior parte degli intervistati ha finito col non ricevere il giusto riconoscimento da quegli ambienti culturali occupati dalla sinistra che attraverso il proprio apparato di media, giornali e tv ha voluto solo etichettarli al fine di screditarli presso l’opinione pubblica senza conoscerne opere e pensieri in maniera approfondita.

L’incomprensione principe sul fenomeno fascista

Ad accomunare le interviste presenti nel volume del docente universitario A. James Gregor e del professore francese epurato dai vincitori Maurice Bardèche è lo studio del fenomeno fascista, argomento ripreso in maniera ossessiva da chi agitandone lo spauracchio nel 2020, senza la minima briciola di conoscenza storica, ne parla in maniera del tutto fuorviante. È proprio Gregor ad affermare, già nel gennaio del 1978, come lo storico dovrebbe “scavare, nel profondo e poi sulla base dei documenti raccolti interpretare i fatti: l’unico modo per non distorcere la verità e riscoprirla nella sua interezza”.

È sempre Gregor ad affermare, con buona pace di chi vorrebbe tirare giù il Foro Italico e l’Eur, che “del fascismo se ne parlava in modo rozzo e brutale, senza cognizione dei fatti”. Quanto a ciò che fu il fascismo l’ex professore di scienza politica dell’Università californiana di Berkley sostenne che si trattò “soprattutto [di] un metodo per mobilitare uomini e popoli. Il fascismo, infatti ha creato una coscienza collettiva….Il senso del sacrificio, la dedizione al lavoro, i valori spirituali”.

Studioso del fascismo e dei fascismi Bardèche ne fornisce una definizione resa ancor più interessante perché vissuta in quegli anni in cui esplose nel continente europeo “Il fascismo è, a mio modo di vedere, un movimento di liberazione nel senso che fa riscoprire a un popolo la propria identità, le proprie radici storiche e culturali nel momento in cui è dominato da un sistema capitalistico o quando è soffocato da una dipendenza da Paesi stranieri”.

Attraverso il bosco: Eurasiatisti contro occidentalisti

Non manca nel testo della collana Faretra la contrapposizione fra due anime della destra italiana ed europea: quella eurasiatista e quella, dello scontro di civiltà tanto cara ad Oriana Fallaci, dell’occidentalismo. È quel genio della scrittura, giustamente definito da Malgieri un “irregolare” più che un intellettuale di destra, di Massimo Fini a definire con chiarezza e senza giri di parole il futuro che aspetta il nostro continente quando afferma che “L’Europa può entrare in questo processo di integrazione mondiale e diventare, più di quanto già non sia, una provincia dell’Impero. Questa è l’Europa comica e svirilizzata della Cee (oggi UE). Ma si può immaginare anche un’Europa neutrale, unita, armata e nucleare, basata, a livello periferico, non sugli Stati, ormai sbrindellati e spesso screditati, ma sulla ricchezza delle etnie. Un’Europa che sappia farsi rispettare e sappia difendere la propria specificità uscendo, una volta per tutte, da quell’equivoco chiamato Occidente”.

Sulla stessa falsariga si pone la doppia intervista ad Alain De Benoist recentemente frainteso, come già avvenne decenni fa con la nascita dell’erronea e per nulla esaustiva definizione di Nuova Destra, anche da diversi settori della destra “europea” che in nome dell’atlantismo scelgono di credere in un’utopica concezione di Occidente che dovrebbe accomunare il nostro continente e il mondo anglosassone (Commonwealth compreso) nella battaglia contro le nuove potenze del mondo multipolare e le religioni non cristiane (fatta eccezione per quella ebraica).

Attraverso il bosco: Comunità, società e cultura tre facce della stessa crisi

È lo stesso autore nel capitolo finale del libro scritto in occasione di questa preziosa ristampa delle interviste a porre in connessione la crisi della società e quella della cultura comprendendole entrambe nella crisi della contemporaneità che “segna la nostra epoca ben più di quanto ci si renda conto”.

D’altronde, come conclude Malgieri nei “tempi normali non esisteva discrasia tra cultura e società. Anzi, l’una era il completamento dell’altra. Quando l’altra, però, si chiamava comunità. Il nesso esisteva, era presente. La comunità si fondava sulla cultura specifica di un popolo che significava tradizioni, usi, costumi, linguaggio, atteggiamento religioso, unità di spiriti e di intenti sulla base di un sentimento comune e non di alchimie mercantilistiche e utilitarie”.

(di Luca Lezzi)

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