Il Detonatore

Il Detonatore: intervista a Matteo Fais

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Da circa tre mesi ha visto la luce “Il Detonatore“. Dove e quando nasce l’esigenza di questa nuova rivista online?

Purtroppo, anche il mondo delle riviste online, come quello della carta stampata, è spesso in mano a quattro mezze seghe. In esse vige il culto del Capo, un mediocre Ducetto che spadroneggia e si fa tributare onori e sacrifici da un manipolo di ragazzini adoranti – perlomeno, a Destra è così. Lo dico a ragion veduta, avendo scritto in diverse realtà. C’è sempre questo distante e patetico figuro, incapace e privo di verve stilististica che, appena nota di non essere degno neppure di farti i pompini, si adopera in ogni modo per sbatterti fuori dalla sua stanza dei giocattoli. Ovviamente, costui sfrutta quanti stanno, gerarchicamente parlando, più in basso, senza neppure prendersi la briga di dare loro qualche dritta, un consiglio. Non hai idea di quante persone siano venute dal sottoscritto a farsi dare lezioni di scrittura, perché “Il Capo” non se le filava. Anche se in pubblico non lo ammetterebbero mai, molti di loro hanno capito solo grazie a me che un articolo non lo si può costruire usando diciotto subordinate per periodo – giuro, una volta ne ho contate ben diciotto. Siccome quel sistema fa schifo al cazzo, circa sei mesi fa, mi è venuta l’idea di mettere in piedi un mio giornale.

Così ho selezionato alcune firme scelte – e non cooptate in ragione del loro servilismo –, come il giovanissimo ma già impareggiabile Davide Cavaliere, per non parlare dell’incredibile macchina da guerra che risponde allo pseudonimo di Franco Marino, o il poeta Andrea Italiano e altri. Ed è nato Il Detonatore. Ci tengo a sottolineare che questo non è il foglio di Matteo Fais, quindi ruotante intorno al sottoscritto, ma uno spazio libero collocato a Destra, con ampie possibilità di manovra, in cui ognuno parla per sé – noi non abbiamo “Il Direttore”-, senza censure. Non ci sono linee editoriali stringenti a tracciare un’ortodossia. Non esistono ruoli escludenti: chi scrive alla sezione cultura potrebbe poi compilare un editoriale politico e viceversa. Nei limiti del possibile, pubblichiamo anche gente di Sinistra – sempre se la riteniamo degna. Lasciami solo aggiungere che quanto detto sui direttori vari non vale minimamente nei tre casi di Alessio Mannino di “VVox”, Adriano Scianca di “Il Primato Nazionale” e men che meno per il sommo Davide Brullo di “Pangea”. Anzi, per quel che riguarda quest’ultimo, io posso solo ringraziare l’amico Davide da cui ho ricevuto unicamente incoraggiamento e impagabili lezioni di stile. Il mio più grande sogno, un giorno, sarebbe dirigere un giornale con lui, ovviamente nella posizione di secondo, perché nessuno è degno di affiancarlo. In un paese non mafioso e basato tutto su conoscenze e agganci, lui sarebbe Direttore del più grande quotidiano nazionale.

Nell’articolo-manifesto de Il Detonatore si rivendica con urgenza il bisogno di raccontare il reale. Volete metterci in guardia dai tanti mistificatori della realtà presenti sia nel mondo del giornalismo che altrove?

Quando stavo per sedermi alla scrivania, nel garage di casa, a scrivere il manifesto, una coppia ha bussato alla porta. Mi hanno chiesto di poter usare il mio cellulare per chiamare, non avendo più credito. Cercavano una signora del quartiere che aveva promesso loro alcuni mobili. Quei poveracci li avrebbero, poi, rivenduti in un mercatino delle pulci. Ho visto sulle loro facce la sconfitta e il fallimento. Lo stesso che leggo in tutti i bigliettini lasciati nella cassetta delle lettere, i vari “Mi chiamo X, ho cinquant’anni, sono disoccupato. Se avete qualcosa da regalare…”. Chi cazzo parla di queste persone, del Paese Reale? Se lo fai, sei un populista. Ma io sono un populista. Sono pure incazzato come una iena per tutta questa gente di cui, un’informazione concentrata solo su queste stronzate di mascherine e sulla necessità di declinare la parola Ministro al femminile, non vuole sapere e far sapere.

Nessuno ti dice che là fuori non c’è lavoro e che i quarantenni sono ancora a casa dei genitori a pensare al suicidio. Si riportano solo gli annunci, i vari “assumeremo”, “creeremo lavoro”. Ma quando, Cristo Santo?! Ci prendono per il culo. “Il Detonatore” è la voce di chi non è sopravvissuto alle magnifiche sorti progressive della globalizzazione, al sol dell’avvenire rappresentato dall’Europa, di coloro i quali non avranno comunque i soldi per accendere un mutuo anche se non si può più utilizzare la parola “ricchione”. Noi ci rivolgiamo alla classe media depauperata, a tutti quelli che conoscevano una quantomeno non angosciante fine del mese e che adesso vanno ad acquistare merda al discount. Il nostro obiettivo sono loro, i più arrabbiati. Dagli articoli emerge spesso una forte critica al modello di società vista dai progressisti: politicamente corretto, femminismo, svirilizzazione del maschio ecc.

Spiegaci perché è importante criticare questo modello, proprio dal punto di vista de Il Detonatore.

Il Progressismo ha spostato il baricentro della lotta su coglionate senza senso. Una ricercatrice può lavorare da precaria fino a cinquant’anni, ma se diventa Ministro bisogna chiamarla MinistrA. Un avvocato donna è detta avvocatA, ma intanto non avrà mai una pensione e dovrà, frattanto, lasciar perdere la professione perché impossibilitata a pagare le tasse che gravano su ogni libero professionista. In compenso, se i tassisti protestano per liberalizzare le loro licenze e danno della puttana alla MinistrA che li vuole condannare alla fame, il problema è che hanno chiamato puttana una troia maledetta che manderà chissà quante famiglie sul lastrico. Nel mentre, il nuovo modello di maschio diventa un cantante vestito come un pagliaccio, che esalta l’androginia e la non appartenenza netta a un genere. Parlo ovviamente di uno che non scenderà mai in piazza a lottare per i diritti dei lavoratori, anche perché se lo facesse, con quelle spalline da pivella, basterebbe una pisciata a mandarlo giù per il canale di scarico. No, il Progressismo è il male assoluto, la dignità barattata per una desinenza, il maschio addomesticato per non nuocere mai al Potere. Intanto, là fuori è una giungla, tra precariato e disoccupazione. Ma, se tuo figlio ha preso due schiaffi da un altro bambino, deve intervenire una pletora di paraculi vari tra psicologi, pedagoghi e assistenti sociali. Qui bisogna prepararsi alla guerra, non a scambiarsi bacetti di fronte al tramonto. La vita, come diceva Bukowski, non è un giardino d’infanzia.

Il covid ha fornito ulteriori spunti di riflessione sulla condizione dell’uomo occidentale, soprattutto in negativo, in base a quanto emerge dagli articoli de Il Detonatore. Perché?

Questo virus del menga – che secondo me è ingegnerizzato, anche se non potrei provarlo inequivocabilmente –, incapace di generare una condizione equiparabile a una cosiddetta “pandemia”, ha dimostrato un paio di cose non da poco. Infatti, voluto o meno che sia, è il più grande esperimento di ingegneria sociale del nuovo millennio. In primo luogo ha palesato che per l’uomo occidentale la vita ha così poco senso da voler essere protratta all’infinito. Noi non abbiamo paura della morte, in questa parte di mondo, ma di fare i conti con l’insensatezza entro cui esistiamo. Noi non vogliamo accettare di morire perché non abbiamo mai realmente vissuto. L’eternità non ci basterebbe per trovare una ragione, perciò ci sembra assurdo morire anche a novant’anni. Conosco gente di cinquant’anni che non ha mai amato veramente, non ha mai avuto un ideale per cui vivere o morire. Un tempo, a quell’età, si era già fatto ciò che si doveva fare. Oggi a cinquant’anni ci si tatua, ci si fidanza e via delirando, perché, pure con un buon lavoro, non si può pensare che tutto finisca lì. Il contadino romano, dice Max Weber, muore sazio della vita, dopo averla percorsa in tutte le sue fasi e nei suoi ritmi. Oggi, siamo al massimo nauseati dell’esistenza. E, per paura di perdere una possibilità sempre più remota, ci chiudiamo in casa o ci bardiamo come pazzi dietro una maschera, sperando che la morte non arrivi, lasciandoci ancora una chance. Il Potere lo sa e fa leva sul terrorismo psicologico per sottometterci al nuovo regime sanitario disumanizzante. Ma la felicità sarà sempre più improbabile in un mondo di mascherati, preservatizzati e igienizzati. La felicità è sporcarsi dell’Altro.

Ci sono già dei progetti futuri che potranno dare ulteriore slancio a Il Detonatore, questa rivista che in poco tempo si è fatta subito riconoscere, per audacia e provocazione mai fine a sé stessa?

Per il momento, con Il Detonatore ci basterebbe riuscire a inserire le pubblicità sul sito e – perché no – magari trovare uno o più finanziatori, così da poter mettere qualche articolo sponsorizzato e farci conoscere meglio. Sia detto senza eccessivo compiacimento, ma con la giusta dose di narcisismo: secondo me, io, Davide Cavaliere e Franco Marino, abbiamo messo su un prodotto con i controcazzi, dal linguaggio diretto e immediatamente comprensibile, privo di supercazzolamenti, per capire il nostro tempo. Voglio dire, io li leggo i giornali… Dai, onestamente, la maggior parte sembra scritta da uno spastico. Ti racconto questa e poi chiudo. Una volta ho preso un quotidiano nazionale – uno importante, mica la rivista dell’oratorio – e ho fatto leggere una recensione di un libro a cinque amici. Alla fine, ho chiesto loro di farmi una sintesi del contenuto. Hanno tutti dovuto ammettere di non averci capito una mazza. Ecco, questo con noi non accadrà mai. Voglio che i lettori ci affrontino con piacere, che siano docenti universitari o idraulici, trovando il pezzo accattivante e ricco di spunti di riflessione per capire un’epoca dalla quale, comunque sia, non possono, volenti o nolenti, prendere le distanze. Il resto sono sciocchezze finanziate con i soldi dei contribuenti e, a me, come avrai capito, non importa nulla delle sciocchezze.

(di Emilio Bangalterra)

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