Elezioni USA: non solo presidenziali, la sfida è anche sul Senato

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Le elezioni generali che attendono gli Stati Uniti il 3 novembre non metteranno in palio solamente la massima carica istituzionale ma anche diversi seggi del Parlamento, il cui potere è decisivo per bilanciare quello dell’esecutivo.

Elezioni USA: la decisiva sfida per il Senato

In particolare l’attenzione sarà focalizzata sul rinnovo di 33 dei 100 seggi che compongono il Senato. Il ramo del Parlamento composto da due membri per ognuno degli Stati della nazione nordamericana è attualmente guidato dai repubblicani che occupano 53 scranni contro i 45 dei democratici a cui vanno in ogni caso aggiunti 2 eletti indipendenti ma affini alle posizioni dem.

La sfida nella sfida si concentrerà su alcuni seggi in bilico che coincidono, in molti casi, con gli Swing States decisivi anche per la corsa alla Casa Bianca. Da un lato il partito dell’asinello spera di strappare i posti in gioco in Arizona, Colorado, Maine e Nord Carolina, dall’altro Trump e i suoi hanno messo nel mirino quelli in Michigan e Alabama.
La corsa sarà decisiva per sancire l’autonomia del nuovo inquilino di Washington, da una parte Trump spera di mantenere la maggioranza dopo aver perso quella della Camera nel corso delle elezioni di midterm dell’autunno 2018, dall’altra Biden avrebbe vita facile qualora conseguisse una doppia vittoria da sommare proprio alla maggioranza democratica già presente alla Camera.

Le sfide negli Swing States

L’enorme sforzo economico messo sul piatto dai democratici si sta concentrando sul seggio del defunto senatore John McCain in Arizona – stato repubblicano dato però in bilico anche per via del cambiamento demografico dovuto al forte aumento di popolazione ispanica solitamente favorevole ai democratici e per la scelta resa nota dalla vedova dell’ex sfidante di Barack Obama di sostenere pubblicamente Joe Biden – e a quello del confinante Colorado.Più complicate le sfide in Maine, dove comunque Trump potrebbe non replicare la vittoria in un seggio che si assegna separatamente dal risultato dell’intero Stato per un Grande Elettore, e nel Nord Carolina, dove Trump avrebbe dovuto tenere la convention dell’elefantino ad agosto prima dello spostamento in Florida e risulta attualmente indietro nei sondaggi.

Le sfide che potrebbero comportare un’inversione a favore del partito di destra si concentrano, invece, in Michigan, stato chiave per comprendere se il Mid-West decisivo nel voto del 2016 si confermerà serbatoio di voti operai per il leader populista.

Unità: parola chiave per vincere le elezioni?


In questa tornata Donald Trump avrà bisogno di unire un Partito Repubblicano che a differenza di quello Democratico sembra non riuscire a superare le divisioni interne nonostante la prossimità del voto. Troppo spesso nel corso dell’intero mandato del tycoon newyorkese gli uomini dell’anima profonda del
Grand Old Party e la componente dell’Alt-Right di Steve Bannon piuttosto che gli ultraliberisti del Tea Party si sono scontrati, anche dopo le corse per le primarie, per poi consegnare facili vittorie agli avversari.In questo contesto appare molto più intelligente la strada tracciata da Biden che ha aperto, subito dopo la vittoria nelle primarie, all’ala progressista del partito trovando un’intesa con Bernie Sanders e concentrandosi sul recupero di quegli Stati e quegli elettori che Hillary Clinton abbandonò colpevolmente quattro anni fa sancendo, di fatto, la propria sconfitta.

 

(di Luca Lezzi)

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