Chiesa

La Chiesa è il cagnolino della sinistra: 25 aprile e Pasqua, immigrazione e globalizzazione

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“La Chiesa non può darci il corpo di Cristo” ha scritto qualcuno. Ma l’ANPI può darci il suo.

25 aprile, sì alle celebrazioni, nonostante la clausura imposta dal covid 19. Celebrazioni con restrizioni – e ci mancherebbe altro – ma in ogni caso lo sforzo non è mai stato negato, né ridicolizzato oppure offeso.

Matteo Salvini, che solo qualche settimana fa aveva proposto di celebrare la Pasqua, seguendo ovvie norme di sicurezza, venne preso d’assalto per l’incoscienza manifestata. E la Chiesa, nel frattempo, muta.

Dal mio punto di vista poteva anche star chiuso tutto: una Chiesa a Pasqua, figuriamoci una piazza per il 25 aprile. Ma quello che mi sconvolge di questa situazione è l’ennesima, penosa, dimostrazione di sottomissione della Chiesa cattolica ai voleri del padrone progressista e di sinistra.

25 aprile sì, messa pasquale no: la penosa sottomissione della Chiesa

Per lo meno questo è il riscontro mediatico che se ne ricava, e non solo per il 25 aprile, ma per tante altre questioni. Da quelle etiche (aborto, fecondazioni varie, uteri in affitto, eutanasia eccetera), in cui il Vaticano si esprime contrariamente ma facendo infinitamente meno rumore di quanto passi a criticare i confini chiusi, a sostenere l’immigrazione clandestina di massa, la globalizzazione, il meticciato a ogni costo.

Non sembra che la Chiesa abbia avuto chissà quale reazione indignata all’impossibilità di celebrare una funzione che dovrebbe essere frutto di fede e non certamente di calcolo medico-sanitario, quale appunto è la messa pasquale. Anzi, non solo è stata prona e ben zitta, accettando le decisioni – per carità, condivisibilissime a quel punto – della chiusura totale. Ma vi ha dato una giustificazione supercazzolese, utilizzando un elemento di verità – quella del “non luogo” della Chiesa- per dare coerenza a una sottomissione totale anche della fede.

Non sembra che abbia nemmeno tentato di mobilitare in questi anni le folle contro i giudici italiani che autorizzano le fecondazioni assistite all’estero, o che abbia alzato chissà quale voce grossa contro il divorzio breve. Per fare un paio di esempi veloci rispetto a una lista che appare infinita.

No, la Chiesa preferisce prendersela con Salvini. Polemiche sui rosari, sulle proposte di celebrazione, sul fatto che sia un uomo divorziato. Per carità, critiche condivisibili. Ma è quanto meno bizzarro che da un lato ci sia un personaggio politico dalle discutibilissime proposte che se non altro mette in risalto la cultura cattolica, dall’altro una èlite che non fa altro che offenderla e sterminarla progressivamente. E mi pare paradossale notare che la Chiesa si accucci sui voleri della seconda, piuttosto che pensare alla propria sopravvivenza sociale e culturale.

25 aprile, il dominio dell’ANPI

Tra la Chiesa in modalità cagnolino e il 25 aprile come nuova messa pasquale degli italiani troneggia, come sempre, l’ANPI. Ovvero un’associazione fantasma, con pochissimi reduci reali ormai ultra novantenni, che decidono cosa fare, cosa leggere e cosa non leggere (mi si permetta di linkare la penosa esperienza personale), cosa celebrare e cosa non celebrare, perfino durante un’emergenza sanitaria. E se la Pasqua si può toccare e zittire, giammai il 25 aprile, giammai la cosidetta “liberazione”.

Quella no, perché lo diciamo noi, che siam partigiani, che abbiamo sconfitto i nazifascisti, senza aver spesso mai imbracciato un fucile in mano.

Sullo sfondo, intanto, c’è sempre il vicario di Cristo, il suo abito bianco, che dice che Donald Trump non è cristiano perché contrasta l’immigrazione illegale e che nega perfino di ricevere Salvini in Vaticano. E poi c’è sempre il fan club dei partigiani, del 25 aprile e della “liberazione dal nazifascismo” che continua ad essere convinto che la Chiesa eserciti chissà quale dominio medievale sulla politica italiana.

Che tristezza.

(di Stelio Fergola)

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