Bankitalia intervento poderoso

Anche Bankitalia lo dice: l’ “intervento poderoso” per il coronavirus non c’è

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Lo dice anche Bankitalia. L’ “intervento poderoso” per l’emergenza coronavirus non esiste. Non che non ce ne fossimo accorti, dal momento che gli annunci del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, susseguitisi in queste settimane, definivano “intervento poderoso” perfino quello striminzito annuncio iniziale di 25 miliardi di euro (insufficienti anche solo per pagare la cassa integrazione prevista) i quali, non si capisce come, avrebbero dovuto attivare una leva di 350.

L’ “intervento poderoso” non esiste: questo lo sapevamo già

Come dicevamo sopra, che fosse un gioco delle tre carte ce ne eravamo accorti, da prima che Bankitalia lo certificasse in qualche modo: lo Stato che garantisce alle banche – in gran parte, manco totalmente – 400 miliardi di liquidità alle imprese. A loro volta le imprese – a rischio fallimento, con posti di lavoro al seguito – devono non solo continuare a pagare le tasse, ma addirittura chiedere un prestito che dovranno restituire con interessi, e pure in tempi relativamente brevi di 5 o 6 anni. E se le imprese falliscono, come lo paga lo Stato l’ “intervento poderoso” in prestito? Mistero inquietante.

Bankitalia e l’ “intervento”

Le parole della dirigenza sull’ultima sparata di Conte sono abbastanza esplicite. Come riporta Italia Oggi:

Lo ha chiarito Paolo Angelini, capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, rispondendo a un quesito mosso dal senatore Andrea De Bertoldi, capogruppo di Fratelli d’Italia, in sede di audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Con Angelini, in audizione, anche Giorgio Gobbi, capo del servizio stabilità finanziaria di via Nazionale. Sempre Angelini ha stimato che «tra marzo e luglio, il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese» potrebbe «raggiungere i 50 mld di euro». E questo: «Anche considerando l’effetto positivo di alcune delle misure contenute nel decreto legge Cura Italia (n. 18/2020) e supponendo un completo utilizzo delle linee di credito disponibili».

Poi arriva la parte più interessante:

Alla domanda di De Bertoldi se esistesse «un moltiplicatore per le garanzie pubbliche pari quantomeno a 200», così da capire se la copertura finanziaria assicurata nel dl 23/2020 sia sufficiente, Angelini ha risposto: «La mia impressione è che potrà essere necessario un rifinanziamento di quella voce nelle prossime settimane o mesi, in funzione del tiraggio. La leva non può essere chiaramente quella implicita delle cifre che abbiamo adesso». Fonti del settore stimano a ItaliaOggi un effetto moltiplicatore di sei su 100 in condizioni di normalità; in pratica, con un mld di euro di fondi pubblici si arriverebbe ad assicurare garanzie reali sul credito per circa sei miliardi. Con due mld di euro, i crediti garantiti sarebbero per 12 mld. Non certo 200, tantomeno gli oltre 400 annunciati da Conte.

Che non siamo in buone mani, insomma, è un dato di fatto ogni giorno che passa.

(di Stelio Fergola)

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