Carlo Magno

Carlo Magno, da re barbaro a Imperatore Romano

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Carlo Magno, re dei Franchi e dei Longobardi, Patrizio Romano, Imperatore dei Romani e restauratore dell’Impero sulle terre d’Europa. Numerosi sono i titoli che hanno accompagnato le vicissitudini di questo grande condottiero europeo. Eppure, uno fra questi si è impresso così fortemente nella mentalità comune che ha cambiato radicalmente il suo nome: Magno; il grande.

In Inglese e in Francese Carlo Magno è addirittura diventato Charlemagne; in una fusione unica nella storia fra nome di persona ed epiteto. Nella lingua tedesca, invece, Carlo è conosciuto come Karl der Grosse. Anche qui, come in Italiano, nome e qualifica sono inscindibili.

Ma Carlo è stato davvero Magno, così glorioso da meritarsi l’appellativo di Grande? Si, decisamente. L’altitudine storica di questo personaggio è stata così unica e luminosa che già una generazioni dopo la sua morte si era affermato l’appellativo di Magno. Ma capiamo perché Carlo re dei Franchi fu così importante per la storia europea.

Il regno dei Franchi

Come accade spesso per l’età antica e medievale non sappiamo molto dell’infanzia di Carlo Magno. Sappiamo, d’altra parte, che fu “unto”, dai vescovi dei Franchi, quando nel 751 suo padre divenne re. Pipino III di Heristal, figlio di Carlo Martello e padre di Carlo Magno e suo fratello Carlomanno, fu maggiordomo di palazzo dei re Franchi.

Comandante instancabile e grande diplomatico, Pipino il Breve proseguì la tradizione di famiglia inaugurata da suo padre e governò sul regno dei Franchi in nome dei re Merovingi. Combatté in Sassonia, Bretagna, Aquitania e Baviera, per aumentare i confini del regno e sottomettere i regni vicini al dinamico e potente regno franco.

Sostenuto dalla chiesa e dai vescovi franchi, Pipino infine ruppe ogni indugio e si fece dichiarare re. Gli antichi re della stirpe merovingia erano ormai la pallida ombra di ciò che furono nel passato, era tempo che la situazione di fatto lo diventasse anche nominalmente. Così, fra l’approvazione dei grandi del regno, Pipino divenne re e i suoi figli vennero unti sacralmente con l’olio santo.

Carlo Magno
Carlo Magno

Quella di ungere i regali era un rito nuovo, desunto sia dall’antica tradizione biblica veterotestamentaria e dalle tradizioni regali Visigote di Spagna. Questo nuovo -e allos stesso tempo antico- rito di unzione segna bene la differenza che intercorreva fra la vecchia e la nuova dinastia regale franca. Infatti, Pipino e la sua famiglia (detta Arnolfingia o Carolingia) vennero ampiamente sostenuti dalla chiesa franca e dalla religione cattolica.

Senza l’appoggio dei vescovi franchi prima, e del papa di Roma poi, i Carolingi non sarebbero mai riusciti a scalzare i Merovingi. La potenza militare dei Carolingi era indiscutibile, ma serviva una legittimazione diversa per divenire re, una legittimazione carismatica che poteva essere data solo da un’antica tradizione dinastica o, come nel nostro caso, dall’appoggio della chiesa.

Così, Carlo Magno e Carlomanno divennero entrambi re alla morte del padre, nel 768. Lo divennero per volere divino tramite l’unzione ricevuta dai vescovie  dal papa.

Il dualismo Carlo Magno-Carlomanno alla morte di Pipino

Perché sia Carlo Magno che Carlomanno divennero re alla more del padre? Semplicissimo: perché era usanza e legge dei Franchi quella di dividere l’eredità paterna in parti uguali fra tutti i figli. Un’usanza, questa, che come è risaputo creerà numerosi e diversi problemi in futuro.

In ogni caso, il regno venne diviso in due: a Carlo Magno la parte nord, al confine con la Sassonia e l’Aquitania, mentre e Carlomanno tutta la parte centrale e meridionale del regno. La situazione durò poco, mentre Carlo Magno era impegnato a combattere contro il duca ribelle d’Aquitania a sud e contro i Sassoni pagani a nord, il fratello morì giovanissimo.

Carlo divenne così unico re del regno dei Franchi. Ora bisogna però sfatare un’immagine comune. Quando si pensa a Carlo Magno, infatti, è tipico immaginarsi un re abbastanza anziano, con una folta barba bianca, lo sguardo severo e il fare altero.

Per colpa anche dei dipinti e delle raffigurazioni antiche, ci immaginiamo Carlo Magno sui quaranta-cinquant’anni che guida il suo esercito ricoperto di ferro. In verità non era proprio così. Essendo nato fra il 742 e 748 secondo i calcoli degli storici, Carlo ha dai 20 ai 26 anni quando diventa re! Questo vuol dire che la campagna lampo d’Italia, combattuta contro i Longobardi, è stata vinta da un giovane re di 25-31 anni!

È importante ripensare allora tutto quel mondo che vediamo con lenti filtrate piene di pregiudizi. Il mondo medievale era estremamente dinamico, pieno di giovani addestrati nella guerra, mossi da profonda fede religiosa e mediamente istruiti. Perché se Carlo Magno non imparò mai a scrivere, sapeva leggere ed era un profondo estimatore dell’epica germanica e dei testi sacri.

Carlo Magno: generale imbattuto

Il giovane Carlo, dal 768 in poi, guiderà l’esercito franco sui diversi confini del suo regno combattendo con successo ogni nemico. Si, perché è poco risaputo, ma Carlo Magno fu un militare imbattuto. Sappiamo di diverse sconfitte subite dai Franchi durante il suo regno, fra cui le famose di Roncisvalle e di Süntel, ma al comando degli eserciti sconfitti non si trovava mai re Carlo.

La prima grande vittoria di Carlo Magno si ebbe contro i Longobardi. Nella penisola i Franchi furono chiamati dal papa, per difenderlo dalle ingerenze di Re Desiderio, l’ultimo re longobardo proveniente da Brescia. In un breve ma vittoriosa campagna, Carlo superò i valichi alpini e le chiuse longobarde. Sconfisse le forze nemiche e subito mise sotto assedio la città di Pavia, capitale del regno nemico.

Ricordiamo che Carlo Magno aveva sui 25 e i 30 anni ed era al comando di uno degli eserciti più potenti ed efficienti della sua epoca. Sconfitti i Longobardi Carlo fece qualcosa di diverso e di nuovo. Non obbligò il re sconfitto a pagare un tributo e a riconoscere la sua superiorità, ma depose re Desiderio ed assunse su di sé la corona longobarda.

Così, Carlo divennerex francorum et langobardorum. Quindi il giovane re dei Franchi si volse a nord. Invase i territori dei Sassoni pagani, che da tempo combattevano un’aspra guerra di frontiera con i Franchi, e conquistò il loro luogo sacro. Qui, Carlo diede ordine di abbattere e bruciare l’Irminsul, il frassino sacro venerato dai pagani. L’immagine terrena dell’albero cosmico alla base della religiosità norrena.

Carlo Magno
Le grandi conquiste di Carlo Magno

La campagna in Sassonia non si sarebbe però conclusa con la conquista dell’Irminsul. I Sassoni erano un popolo molto fiero, difficile da piegare. Lo stesso Carlo Magno ci mise 30 anni per avere ragione della resistenza nemica e solo verso la fine del suo regno si poté dire conclusa la pacificazione della Sassonia e la sua completa cristianizzazione.

Perché dove Carlo portava la spada, lo seguiva subito la croce. Da quel momento in avanti quasi ogni anno Carlo guiderà una campagna militare in Sassonia, eppure ciò non lo fermò dal combattere anche su altri fronti.

Carlo Magno: Spagna, Pannonia, Bretagna e Sud Italia

Carlo Magno guidò i suoi eserciti pure in Spagna, insieme al famosissimo “paladino”, o meglio duca della marca di Bretagna, Roland. In Spagna del nord Carlo combatté indistintamente contro cristiani e musulmani, tanto era confusa la situazione in Spagna.

Qui Carlo non fronteggiò direttamente il dominio musulmano, ma riuscì a conquistare una fascia di terra al di là dei Pirenei. La cosiddetta Marca Hispanica, che un domani sarà il nucleo originario della Contea Catalana. E sempre qui, ad opera di un’imboscata di Baschi, avvenne la famosissima rotta di Roncisvalle. La retroguardia dell’esercito franco, guidata da Orlando – o Rolland- venne assalita in un’imboscata e distrutta.

Ogni primavera per i Franchi voleva dire Guerra. E Carlo Magno era solito guidare uno o più eserciti ogni anno. Nei suoi settant’anni di vita, infatti, sono pochissimi gli anni in cui non Carlo non scese in campo insieme ai suoi cavalieri. Al suo comando, o al comando dei suoi fidati vassalli o figli, i cavalieri franchi combatterono alla ricerca di bottino e terre da conquistare ogni singolo anno del suo regno.

Carlo infatti guidò i suoi eserciti fino in Bretagna e nel sud Italia- qui con meno fortuna-  eppure la sua più grande vittoria, insieme alla conquista del regno longobardo e della Sassonia, fu contro gli Avari. Abbiamo già parlato di questo popolo.

Un nemico imbattuto, sfuggevole e indomito. Gli Avari erano il terrore dell’alto medioevo. Paragonati agli Unni, assediarono Costantinopoli e furono capaci a razziare in lungo ed in largo per due secoli partendo dalle loro basi in Ungheria.

Fu Carlo Magno a porre la parola fine alle loro scorribande. Con una gigantesca manovra a tenaglia, il re dei Franchi da nord, affiancato dagli eserciti del figlio Pipino re d’Italia provenienti dal Friuli, gli Avari furono annichiliti. La potenza egemone del centro Europa era stata sconfitta in due anni.

Il tesoro che il duca del Friuli Erico e Pipino re d’Italia riuscirono a saccheggiare dall’accampamento regale avaro, fu così grande e ricco che servirono centinaia di asini per portarlo ad Aquisgrana, la nuova capitale franca.

Natale dell’800: l’incoronazione di Carlo Magno

I successi di Carlo non si fermano alle sole conquiste militari – nonostante abbia raddoppiato d’estensione il regno ereditato dal padre e dal fratello-. L’appellativo di Magno, di cui parlavamo righe sopra, è dovuto anche alle numerose iniziative culturali e religiose intraprese dal re franco.

Carlo istituì la Schola Palatina, una scuola di palazzo in cui saranno radunati i più grandi intellettuali del suo tempo. A gestirla era Alcuino di York, un intellettuale anglosassone dalle grandi vedute che fu la mente dietro a grandi iniziative di Carlo. Non solo, Alcuino fu anche l’ideologo dietro la nascita  dell’impero franco e dell’incoronazione di Carlo Magno ad imperatore, ma lo vedremo.

Carlo Magno
Carlo Magno incoronato

Fu sotto il regno illuminato dalla luce divina di Carlo che nacque l’Europa come la conosciamo noi. Gli intellettuali alla sua corte unificarono la lingua scritta ed inventarono la minuscola carolina, uno stile grafico pratico e chiaro. Praticamente il nostro minuscolo, cioè la grafia che state leggendo proprio in questo momento.

Sempre alla sua corte ci fu un grande impulso alla diffusione della cultura, e numerosi sono i grandi aristocratici che al tempo di Carlo erano capaci di leggere e scrivere. Non era raro trovare aristocratici e guerrieri che dibattevano di teologia alla corte di Carlo Magno.

È  questo il periodo della cosiddetta Rinascenza Carolingia. Ma questo termine può sviare. Più che una sorta di rinascimento fu un periodo di Renovatio, di ritorno all’origine ed alla cultura politica, dottrinale e intellettuale romana. Il culmine di questo processo ideologico-religioso fu l’incoronazione imperiale di Carlo Magno a Roma il natale dell’800.

Carlo poté unire ai suoi diversi titoli anche quello di Imperatore dei Romani. Fu una svolta epocale nella storia: dopo trecento e più anni di oblio rinasceva, da un nuovo e tradizionale impulso germanico-cattolico, l’Impero romano. Rinsorgeva dalle ceneri l’impero di Roma, in rivalità con l’erede diretto, ovvero l’impero cosiddetto “bizantino”.

La morte di Carlo Magno

Carlo Magno. Re, imperatore, condottiero, padre, marito e diplomatico. Amante dell’epica come del buon cibo, estimatore della cultura e dei Testi sacri. Pacificatore e ordinatore dell’Europa continentale e riorganizzatore della chiesa cattolica.

Il suo regno fu così “grande” e glorioso che pure i contemporanei capivano l’importanza dei giorni e degli avvenimenti che stavano vivendo. Un giovane sovrano, al comando del regno e dei suoi eserciti dall’età di vent’anni, aveva riplasmato l’intero mondo cattolico rifacente a Roma. E lo aveva fatto pensando all’impero dei Cesari.

Carlo Magno
Molto probabilmente questa è l’unica rappresentazione fedele che abbiamo di Carlo Magno. Era di moda presso i Franchi quella di tenere lunghi baffi, piuttosto che la famosa “barba fiorita” dei poemi. È quindi probabile che Carlo Magno usasse portare dei baffi piuttosto che la barba.

Possiamo dire che Carlo fu, dunque, Magno? Si, possiamo affermarlo con certezza. Il grande imperatore, primo europeo per alcuni, padre dell’Europa per altri, si spense nell’814 nel suo palazzo di Aquisgrana, l’odierna Aachen in Germania.

L’impero venne ereditato da suo figlio Ludovico il Pio, l’unico sopravvissuto dei suoi numerosi figli. Il regno di Carlo non fu un periodo pacifico, egli dovette piegare con il ferro i nemici interni ed esterni. Ci furono diverse congiure, eppure seppe superarle tutte, ricompattando a sé l’aristocrazia di tutto il regno, creando quell’unità che l’Europa aveva avuto solo durante l’impero romano. Quella stessa unità ben lungi dall’attuale Unione Europea.

Carlo aveva unificato l’Europa occidentale sotto il segno della spada e della croce. Il suo fu un regno giusto, all’impronta della pace e dell’ordine, dell’evangelizzazione e della tradizione Riguardando Carlo Magno riscopriamo dunque l’origine delle nostre radici.

(di Fausto Andrea Marconi)

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