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“Frozen 2”: l’importanza del passato e della comunità

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In “Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle“, continuano le avventure delle due sorelle delle nevi: Elsa, la regina, ed Anna, la principessa. Elsa sembra aver trovato un equilibrio, ma una voce pare avvisarla d’un pericolo incombente sul villaggio di Arendelle. Nel frattempo, Kristoff non riesce a chiedere ad Anna di sposarlo.

 

Il successo del primo “Frozen

Il primo episodio, “Frozen – Il regno di ghiaccio” – responsabile del salvataggio della Disney da un decennio e mezzo di fiaschi -, aveva dato problemi. Particolarmente difficili erano state le trattative con i discendenti di Hans Christian Andersen (la dichiarata ispirazione del cartone è la sua fiaba “La regina delle nevi” – nella quale però Elsa ed Anna sono nemiche). In ogni caso, dopo l’accordo raggiunto, gli animatori si erano imbarcati in un viaggio in Norvegia, per studiare l’acqua dei fiordi e la neve; portando poi una renna negli studi Disney, per far da modello a Sven.

La lavorazione complicata fu però premiata: dalle recensioni quasi unanimemente favorevoli, dal pieno successo al botteghino (150 milioni di dollari spesi, quasi un miliardo e 300 milioni incassati), e da un fenomeno di costume andato ben oltre le sale cinematografiche e l’home video. Infatti, sono stati fatti a tema libri, giocattoli, musical, concerti, vestiti, finanche accessori per l’arredamento. Dal 2013, “Frozen” è un marchio dalle proporzioni quasi pari a quello Disney.

 

Frozen 2“: poca trama, molto intrattenimento

Uscito, come il predecessore, a ridosso del Giorno del Ringraziamento, “Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle” è stato perciò preceduto da un battage pubblicitario colossale e dal massiccio riversamento di prodotti d’ogni tipo nei negozi. Il pubblico ha risposto immediatamente.

Come ci si poteva aspettare, “Frozen 2” rappresenta il riflesso dell’episodio capostipite: la scena meglio riuscita è quella in cui Olaf racconta, imbastendo da solo uno spettacolo di teatro kabuki, le precedenti peripezie delle due principesse. Ci sono ancora lo smascheramento d’un personaggio in apparenza nobile, un incantesimo da spezzare, una frase ricorrente (stavolta è “L’acqua ha memoria“).

La trama è esilissima (ma qualche spettatore adulto ci si è perso), quasi assente: è soltanto il pretesto per delle avventure che a loro volta servono da sfondo alle gag, quasi tutte affidate al loquace Olaf ed al suo humour folle (un po’ monotone le battute scatologiche). Secondariamente, al duo Kristoff-Sven (l’altra gran scena comica è la serenata di Kristoff per Anna, con coro di renne e parodia dei videoclip sdolcinati, con citazione da “Bohemian Rhapsody“).

 

Le critiche rivolte a “Frozen 2

Non potevano mancare le proteste degli opinionisti LGBT. Un anno e mezzo prima dell’uscita (annunciata con enorme anticipo) del film, si vociferava che Elsa (salutata, già all’uscita del primo episodio, come icona “ace“: asessuale) avrebbe finalmente trovato l’amore: saffico. Finché Kristen Bell, la cantante ed attrice che doppia Anna, non ha incautamente (legittimo pensare che la manovra fosse pilotata) svelato dettagli su “Frozen 2“: ed ebbene no, Elsa resta (oltre che misantropa ed arrogante) nubile.

Il medesimo gruppo di detrattori si è poi scandalizzato per i trailer: troppa azione, e violenza (che tuttavia nessun altro ha visto). E per le anteprime della locandina: i personaggi (Olaf ovviamente escluso) hanno espressioni bellicose. Si aspettavano tutto più morbido, tenue, come in un mondo di ovatta.

 

Uno spettacolo cinematografico di valore

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle” è senz’altro uno spettacolo valido, un intrattenimento di qualità. Si ride, e pure tanto. Il doppiaggio italiano può ancora avvalersi di Serena Autieri e Serena Rossi, che prestano ancora le voci a Elsa ed Anna, anche stavolta molto bene. Supportate, questa volta, non più da Martina Stoessel, ma da Aurora, cantante norvegese già presente nella colonna sonora del nuovo “Dumbo“.

C’è anche una piccola citazione di Andersen (compare il libro di “uno scrittore danese”), forse per pacificare gli eredi. La colonna sonora manca d’una canzone che possa diventare un classico come “Let It Go“, ma è più vivace e variegata della precedenza. La sceneggiatura è ancora di Jennifer Lee.

 

L’importanza della comunità e della famiglia

Frozen 2” dice poco, ma lo dice bene: rintuzza l’individualismo di Elsa (“Avevi promesso che l’avremmo fatto insieme“), la quale si trova ancora a dover accettare d’essere parte integrante di una famiglia e di una comunità. Come ne “Il Re Leone“: non il nichilismo della “linea retta ed indifferente” di Hakuna Matata, ma il cerchio della  vita. Sprona a crescere, continuando però a stupirsi, e senza pensare mai d’avere tutte le risposte in tasca (esilarante la scena in cui Olaf canta la sua certezza di scoprire tutto, non si accorgendosi dei pericoli che lo circondano).

Ribadisce la bellezza ed il valore della memoria e del retaggio famigliare (come in “Coco“): la risposta al problema presente va trovata nel passato. Il cammino di Elsa ed Anna per garantire un futuro ad Arendelle è un percorso fra i ricordi (i loro, e quelli dei genitori): esse avanzano arretrando ed infine tornano al punto di partenza. Olaf rivive rigenerato attraverso il ricordo di sé.

L’attenzione spasmodica con la quale Anna si prende cura della sorella è infatti ben più importante rispetto a stabilire se Elsa sia asessuale o lesbica. La soluzione del primo episodio stava infatti in un gesto d’amore fra sorelle, al di là di qualunque collocazione ideologica gli si voglia attribuire.

–> LEGGI ANCHE “TRA LE RIDICOLE POLEMICHE DEI LIBERAL TORNA ‘IL RE LEONE'”

(Tommaso de Brabant)

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