Illuminismo

Illuminismo, la rivoluzione culturale che diede origine alla modernità

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Illuminismo, o “era della ragione” contro l’oscurantismo e superstizione. Il XVIII secolo, epoca in cui la corrente filosofica e culturale fece breccia in Europa (e non solo) descrive meglio di chiunque altro le premesse e le ragioni di una corrente fondamentale per la nascita della modernità come la concepiamo oggi.

Illuminismo: definizione, origine

L’Illuminismo è anche detto “età dei lumi” (l’âge des lumières, in francese), espressione che sottolinea la rivoluzione, anzitutto di pensiero filosofico, che quell’epoca propose nel mondo europeo. Una rivoluzione che rompeva con i secoli precedenti e che ebbe la sua area di maggior interesse e fioritura in Francia, nonostante tra i primi illuministi (o quanto meno anticipatori importanti) siano considerati inglesi, nella fattispecie lo scienziato Isaac Newton (1642 – 1726) e il filosofo John Locke (1632 – 1704).

Quest’ultimo, con il suo Saggio sull’intelletto umano (1690) fu tra i primi a porsi il problema dei limiti massimi della conoscenza umana, presupposto essenziale per quell’impiego totale della ragione che l’Illuminismo avrebbe sostenuto con tanta energia. Non solo Locke, ma anche David Hume e Francis Bacon, seguirono parzialmente questo filone.

john locke
John Locke, precursore dell’illuminismo

Ciò nonostante, nell’Inghilterra l’Illuminismo non ebbe ulteriori sviluppi oltremanica. In Francia il XVIII secolo fu invece pregno di nuove teorie e approcci, dovuto ai cambiamenti sociali che il Paese subì durante il regno di Luigi XIV e del suo successore. Mutamenti che interessarono soprattutto l’emergere della nuova classe borghese, sviluppatasi molto intorno alla rivoluzione industriale che, già avvenuta in Inghilterra, si apprestava a a radicarsi anche in terra transalpina.

La diffusione dell’Illuminismo si deve al lavoro di numerosi pensatori, quali Voltaire, Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu (famoso per la sua teoria sulla divisione dei poteri, considerato il caposaldo delle attuali democrazie mondiali) o Bernard de Fontenelle. Tra i maggiori esponenti dell’illuminismo ricordiamo inoltre Jean Baptiste Le Rond d’Alembert, Denis Diderot e Jean-Jacques Rousseau.

“L’età dei lumi” e i salotti dei “philosophes”

L’Illuminismo si proponeva di superare i legami con la tradizione per costruire un approccio alla vita basato esclusivamente sull’empirismo e sulla ragione. La missione principale degli intellettuali illuministi, che si definivano philosophes, era la lontananza totale da ogni cosa che non fosse frutto di puro raziocinio.

E così l’Illuminismo divenne un’epoca di dibattiti e confronti sullo sviluppo dell’umanità. Luoghi di questi dibattiti erano i cosiddetti salotti letterari, peraltro già presenti in Francia dall’inizio del regno del Re Sole, che li organizzava presso i suoi cortigiani.

Alta borghesia e aristocrazia riformista erano le classi che maggiormente erano interessate ad imbastire questi luoghi di approfondimento, invitando i filosofi e altri uomini di cultura nelle proprie dimore. È noto in tal senso il cerchio di salotti di Madame Geoffrin, che aveva ospitato uomini del calibro di Raynar, Diderot o d’Alembert.

Voltaire Diderot illuminismo
Ritratti di Voltaire e Diderot, esponenti dell’Illuminismo

Grande importanza avevano le donne, alle quali la visione egualitarista illuminista offriva l’occasione di mostrare le proprie capacità tanto nei dibattiti che nelle proposte.

Naturale che un ambiente così “di rottura” producesse lo sviluppo di idee fortemente ostili all’assolutismo monarchico, alla tradizione e anche alla fede religiosa, sebbene quest’ultima non venisse rifiutata in toto.

L’Illuminismo rifiutava infatti ogni tipo di religione, considerata un parto tipico della superstizione, e la sostituiva con il cosiddetto deismo naturalista, che appartiene a gran parte dei pensatori illuministi: ovvero il tentativo di dimostrare, con argomentazioni scientifiche, l’esistenza di un Dio creatore e origine della galassia.

Illuminismo quale movimento borghese e massonico?

Come abbiamo appena ricordato, le nuove forze sociali emerse durante l’Illuminismo funsero da costante critica alla società dell’ancient regime. Alla borghesia e ai nobili imprenditori (figura del tutto nuova cadente sul vecchio mondo feudale) si aggiunse anche la società segreta della Massoneria, costituita da quel mondo emergente di “capitalisti” e finanzieri che col tempo, pur non avendo un reale potere politico, divennero fattualmente un enorme gruppo di pressione.

Ma se l’identità  tra borghesia emergente e illuminismo può considerarsi praticamente perfetta, quella tra gli illuministi e i massoni è un po’ più dibattuta, e da qualcuno è stata fortemente contestata. Ad esempio lo studioso Auguste Viatte arrivò al punto di definire la massoneria “anti-illuminismo”, in quanto fortemente orientato alle idee romantiche che avrebbero caratterizzato il secolo successivo dell’Ottocento e ostile al concetto di “libertà” sempre più propugnato dai philosophes.

D’altra parte c’è da riconoscere che Illuminismo e Massoneria, pur non essendo inscindibilmente legate dal cordone ombelicale, finirono di fatto per avere obiettivi fondamentali convergenti, dall’esaltazione della ragione, alla natura stessa del diritto.

Ad esempio, uno scopo comune viene considerato, a livello enciclopedico, quello di riconsegnare all’uomo i poteri e le conoscenze che hanno subito delle deviazioni nel corso dei secoli, nell’ottica di uno sviluppo universale considerata la meta precipua della nuova era antropologica. Ed è abbastanza difficile non notare una vicinanza dei massoni alla fraternità ed eguaglianza che sarebbero diventate le parole d’ordine della Rivoluzione del 1789.

La nascita del mondo moderno

All’Illuminismo si devono gran parte delle cause che hanno generato il mondo moderno per come lo conosciamo. Se infatti ci concentriamo sulla Rivoluzione Francese e sugli effetti irreversibili che ha prodotto sulle società europee, è incontestabile che essa trovi la sua principale ragion d’essere proprio nella società dominata culturalmente dai “lumi” settecenteschi, i quali – certamente non in via esclusiva – operarono insieme alla Rivoluzione industriale e all’emergere inarrestabile della classe borghese.

In un certo senso all’illuminismo si devono anche le suggestioni tecnocratiche esposte nel secolo successivo, che in autori quali Claude Henry De Saint Simon (1760-1825), trovarono alcune delle loro formulazioni più compiute e che hanno diversi rimandi alla politica odierna. In una sua famosa opera intitolata  Riorganizzazione della Società europea (1814), Saint Simon infatti scrive:

“Tutte la scienze, non importa il settore, non sono altro che una serie di problemi da risolvere, questioni da considerare, e si differenziano tra loro solo per la loro natura. In questo modo, il metodo si applica a qualsiasi di essi dovrebbe essere a tutti gli altri per il semplice fatto che più si adattano alcuni […]. Finora il metodo della scienza sperimentale è stato applicato a questioni politiche: ognuno ha contribuito con propri modi di vedere, di ragionare, valutare, e la conseguenza è che non esiste ancora una soluzione accurata per i problemi sociali. Ora è il momento di superare questa infanzia della scienza”.

Problemi da risolvere per mezzo della competenza tecnica, la quale ben si sposa con l’idea che la razionalità sia preponderante su qualsiasi altro aspetto dell’umana espressione. Un approccio che si può considerare una delle basi che, dal Settecento ancora fortemente metafisico, condurrà alle svolte decisamente materialistiche dell’Ottocento e del Novecento.

(la Redazione)

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