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Il “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley e l’odio per il non-tecnico

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Il 22 novembre del 1963 scompariva Aldous Huxley, autore del romanzo distopico “Il Mondo Nuovo”, risalente al 1932. A distanza di poco meno di un secolo, l’opera di Huxley sconvolge per le sue lungimiranti previsioni. Lo scrittore britannico immaginava infatti un mondo impeccabile da un punto di vista utilitaristico, ma sterile, freddo ed insopportabilmente inautentico e innaturale.

 

Artificialità e tecnologia nel “Mondo Nuovo”

Curiosamente poco nota rispetto alla distopia orwelliana, la grande intuizione di Huxley ne “Il Mondo Nuovo” si sta rivelando decisamente più profetica rispetto a quella del suo collega George Orwell. Scritto una quindicina d’anni prima del celebre “1984”, nel romanzo di Huxley non c’è nessuna psicopolizia.

Non ce n’è bisogno, perché ogni aspetto dell’esistenza degli individui è capillarmente programmata già a partire dall’utero (artificiale), per mezzo della persuasione subliminale. Il leitmotiv di tutta l’opera è il disprezzo per tutto ciò che è naturale, per ciò che è immune dalla manipolazione e dal dominio umano. Nella società iper-tecnologica di Huxley, la natura è il morbo, tecnica e tecnologia sono la cura.

 

La riproduzione dis-umana

Nell’immaginario di Huxley, gli individui vengono riprodotti nel “centro di incubazione e di condizionamento”. In sostanza, gli esseri umani non vengono concepiti naturalmente: la riproduzione tradizionale desta troppo disgusto ed imbarazzo, solamente i selvaggi la praticano.

I civili vengono creati in provetta, utilizzando gli ovuli femminili ed i gameti maschili, così da ottenere “uomini e donne tipificati a infornate uniformi“, condizionati dal tecnico di laboratorio per essere quello che la società si aspetta che siano. I fortunati possono essere individui alfa o beta, ossia i futuri dirigenti; per tutti gli altri – i gamma, delta e epsilon -, non resta che amare la propria inferiorità sociale. Infatti,

«Questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale».

Basta ridurre l’ossigeno agli embrioni per farne individui con scarsa intelligenza e far loro amare i lavori umili a cui sono predestinati. Nessuno può odiare la propria condizione, perché nessuno può concepire alternative.

 

L’oscenità genitoriale nel “Mondo Nuovo”

Si può leggere nel romanzo distopico di Huxley: «”Insomma”, concluse il Direttore, “i genitori erano il padre e la madre”. La parola cruda, che era della vera scienza, cadde come un’esplosione nel silenzio imbarazzato dei ragazzi. “La madre” egli ripeté ad alta voce, insistendo sulla scienza, e appoggiandosi indietro sulla sedia. “Sono”, disse gravemente, “fatti sgradevoli, lo so. Ma d’altro canto, la maggior parte dei fatti storici sono sgradevoli”».

Ne “Il Mondo Nuovo”, le uniche cose che provocano odio e disgusto sono quelle autentiche. Partorire naturalmente è tabù, è roba da incivili. In una società perfettamente funzionante, non si viene partoriti, si viene “travasati”. La famiglia, il romanticismo, la monogamia, sono tabù.

 

L’assenza di storia e di cultura

Anche solo i termini “madre” e “padre” sono considerati tabù: vengono pronunciati solamente per insultare. Nessuno ha più un cognome che ricordi la propria origine genealogica, e ognuno può scegliersi il nome che vuole. Chiaramente, se la famiglia non esiste più, anche lo Stato nazionale è abolito e ad esso subentra un governo globale.

Nel “Mondo Nuovo”, essere sessualmente promiscui è una virtù, la monogamia è un cancro per la società. Per questa ragione, l’educazione sessuale comincia in età infantile ed i bambini che si rifiutano di partecipare ai giochi erotici vengono ritenuti psicologicamente anormali. Se il sesso ed il piacere vanno incentivati, tutte le potenziali cause di sofferenza devono essere represse. La cultura, l’arte, la filosofia, la religione e l’amore sono considerati mezzi sovversivi dai quali la società deve difendere.

 

Infelicità naturale e felicità artificiale

E se in questo mondo dannatamente perfetto riuscisse tuttavia a sopravvivere un residuo di infelicità, non occorre preoccuparsi più di tanto, perché c’è il soma, un medicinale antidepressivo che viene distribuito gratuitamente a tutta la popolazione.

L’avversione ossessiva per il naturale, che è espressione della fobia dell’imprevisto, dell’incontrollato, dell’utilitaristicamente difettoso, permea il “Mondo Nuovo” huxleyano e si risolve in una concezione salvifica della tecnica. Capace di offrire il libero accesso alla felicità artificiale e di sbarrare definitivamente le porte all’infelicità naturale. Perché, d’altronde,

«la felicità universale mantiene in ordine gli ingranaggi; la verità e la bellezza non lo possono».

Al giorno d’oggi, forse, la distopia di Huxley ci è quindi molto più vicina e familiare di quella di Orwell.

(Flavia Corso)

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