Siria, ribelli moderati

Siria: ora i “ribelli moderati” non vi piacciono più?

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Come abbiamo raccontato in questo articolo di cronaca, è partito nelle ultime 24 ore e prosegue l’attacco della Turchia alle milizie curde nel nord-est della Siria. Ieri (9 ottobre) Erdogan aveva annunciato il lancio dell’operazione “Peace Spring” con l’obbiettivo, dichiara il presidente turco, di “neutralizzare le minacce terroristiche anti-turche e stabilizzare la regione, liberando le comunità locali dai terroristi e rispettando l’integrità territoriale della Siria”.

IlSole24Ore scrive: Tradimento. Agli occhi dei curdi siriani il ritiro dei soldati americani dalla Siria settentrionale, annunciato domenica sera dal presidente americano Donald Trump – una sorta di semaforo verde all’invasione militare iniziata ieri dall’esercito turco – appare l’ennesimo voltafaccia di un grande potenza ai danni di un alleato considerato sempre troppo piccolo e scomodo. La storia dei curdi è la storia di grandi illusioni seguite da delusioni cocenti. Di tradimento parla anche il Manifesto, mentre il vignettista ZeroCalcare chiede di non voltare spalle ai curdi. Una «vagonata» di intollerabile ipocrisia.

Siria, ora ai media i “ribelli moderati” non piacciono più

Come riporta InsideOver, Erdogan vuole creare una zona cuscinetto una zona cuscinetto che, nelle intenzioni di Erdogan, deve diventare anche appoggio per molti migliaia di profughi siriani attualmente presenti in Turchia. In tal modo, Ankara avrebbe meno pesi nella gestione dei migranti e, contestualmente, creerebbe zone a maggioranza sunnita al posto di territori che invece potrebbero essere in mano ai curdi. Per attuare questo piano, Erdogan si servirà del cosiddetto Free Syrian Army (Fsa), una sigla scomparsa da anni dal contesto bellico siriano ma che il presidente turco ha già in passato fatto “resuscitare” per attaccare i curdi.

Fsa, ossia la sigla dell’esercito libero siriano tanto osannato dai nostri media durante la pseudo-rivoluzione democratica siriana. Ora quegli islamisti camuffati attaccano i curdi e la narrativa dei nostri media cambia. Improvvisamente i «ribelli democratici» non piacciono più ai media mainstream occidentali.

La vita sotto i ribelli moderati è un inferno

Come raccontava in questo articolo la giornalista Eva Bartlett, dalla liberazione di Aleppo, di Madaya e al-Waer, la maggior parte dei media occidentali ha evitato di visitare le zone nonostante ora sia possibile chiedere agli abitanti come era la vita sotto i “ribelli moderati”.

Alcuni dei cosiddetti “ribelli” erano membri di Ahrar al-Sham (considerata organizzazione terrorista dal Congresso USA), Nour el-Din el-Zenki (famosa per la decapitazione di un giovane palestinese a metà 2016) e, incredibilmente, al-Qaeda in Siria, Jabhat al-Nusra (ribattezzata Jabhat Fatah al-Sham, e ora Hayat Tahrir al-Sham). Il programma statunitense “Syrian Train and Equip” ha goduto di un budget di 500 milioni di dollari nel 2014 per addestrare i “ribelli siriani”. Poco dopo che 30 “ribelli” addestrati dagli USA sono entrato in Siria a metà del 2015, il loro comandante -e presumibilmente tutte le loro armi- è stato catturato da al-Nusra.

Un articolo di Newsweek del novembre 2014 cita l’ex ufficiale CIA Patrick Skinner: “Il problema principale con i piani che armano e addestrano i ‘ribelli moderati’ in Siria – i quali sono moderati solo nelle loro abilità di combattenti- è che presume di conosce perfettamente, o almeno abbastanza bene, le persone che arma. Nei fatti, non è nemmeno lontanamente così. Le informazioni su questi combattenti sono prossime allo zero, specialmente in Siria, dove non abbiamo nessuna fonte affidabile”. Nei fatti, gli USA hanno fornito molto più che semplice addestramento. Ha fornito anche missili ad alcuni gruppi di “opposizione”, e chiuso un occhio sui fornimenti sauditi ai gruppi armati sul territorio.

Conclusione: lo sbaglio dei curdi siriani

Lo sbaglio strategico dei curdi in Siria è stato – e lo dicono i fatti – quello di affidarsi agli Stati Uniti e non al legittimo governo siriano. Hanno sostenuto una grande potenze che illegalmente era nel Paese e ora, ci dispiace per loro, ma ne devono trarre le dovute conseguenze. Questo senza esprimere alcuna simpatia per le ambizioni Erdogan.

(Redazione)

 

 

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Articoli correlati

Potrebbero piacerti

Fake news, ABC mostra un falso video sui bombardamenti in Siria
ABC News, emittente americana di proprietà del gruppo Walt Disney, [...]
La protesta dei poliziotti: “Stufi di vederci mortificati, non siamo schiavi”
"Siamo servitori, non servi", questa la sintesi della protesta dei [...]
Soros, più di 8 milioni di dollari a ong e partiti in Italia
George Soros, pioggia di milioni a ong e partiti in [...]
Brexit, la Regina umilia Bruxelles: “Via il 31 ottobre dall’Ue”
La Regina lo ha confermato: il 31 ottobre sarà Brexit. [...]
Ultime

NOTIZIE

Seguici su

Facebook

Ultime da

Twitter

Scroll Up