Il #MeToo batte Woody Allen: nessuno vuole pubblicare il suo libro

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Da genio della commedia ad appestato. Le accuse di violenza sessuale risalenti al lontanissimo 1992 – mai dimostrate, e per le quali non è mai stato condannato – stanno costando, nel 2019, a Woody Allen, un brusco allontanamento dall’ambiente culturale.

È notizia di oggi, infatti, come riportata dal New York Times, che nell’ultimo anno il regista vincitore di quattro premi Oscar avrebbe cercato un editore per il suo libro di memorie, ricevendo sonori rifiuti. In alcuni casi, le case editrici avrebbero perfino rifiutato di leggere il manoscritto. Il giornale newyorkese riporta che il manager di Allen ha proposto il manoscritto a diversi marchi editoriali, i quali hanno respinto l’offerta spiegando che, oggi, è commercialmente rischioso lavorare con una persona accusata di violenza sessuale.

In altri tempi, chiunque avrebbe fatto a gara per accaparrarsi i diritti d’autore e vantarsi di pubblicare un libro firmato dal celeberrimo regista, ma da alcuni anni a questa parte le cose sono molto cambiate. Allen, oggi ottantatreenne, dallo scoppio del fenomeno #MeToo è finito più volte sotto i riflettori per delle accuse che risalgono all’ormai lontano 1992.

Senza entrare troppo nel dettaglio (qui potete trovare una timeline molto precisa degli eventi che lo riguardano), nell’agosto di quell’anno, poco dopo che divenne nota la sua relazione con l’allora ventunenne Soon-Yi Previn, figlia adottiva dell’ex compagna Mia Farrow, Allen fu accusato dalla Farrow – con la quale ci fu una burrascosa rottura – di avere molestato l’allora settenne Dylan, figlia adottiva di entrambi. Tra testimonianze contraddittorie e molto fumose, e una perizia che disse senza ombra di dubbio che la bambina non fu abusata, Allen fu assolto dall’accusa, ma il sospetto sulla sua persona è rimasto. A riaprire solo di recente il caso è stata un’intervista del 16 ottobre 2018 a Soon-Yi Previn in cui descrive la madre adottiva in toni molto forti, alla quale è seguito un tweet di Dylan Farrow in cui ha rinnovato le accuse dalle quali il regista era stato assolto due decenni prima. Nel 2014, di fronte a nuove accuse, Allen aveva risposto con un lungo articolo nel quale, per l’ennesima volta, negava le accuse di molestie sessuali.

Non è intenzione entrare nel merito di una faccenda famigliare tanto delicata quanto complessa, che di certo non si può risolvere in poche righe e della quale nessuno ha le basi per dire con certezza ove sia la verità. Purtroppo, l’opinione pubblica e buona parte dello star system hollywoodiano non è dello stesso avviso: e così, nel febbraio 2019, Amazon ha cancellato l’accordo da 69 milioni di dollari con Woody Allen per produrre il suo nuovo film, specificando che la causa della rottura erano proprio le nuove accuse rivoltegli dalla figlia.

Tra film memorabili e altri meno, quello di Woody Allen rimane un importante contributo alla cultura di massa e alla cinematografia. Quanto possono influire, oggi, delle accuse certamente pesanti, ma mai dimostrate fino in fondo? Milioni di grida scandalizzate, e i timori di linciaggio che oggi nutrono le case editrici, non valgono quanto una singola opera di Allen. Un giorno non lontano potrebbe essere troppo tardi per pentirsi di non avere visto quell’ultimo film, o letto quell’ultimo libro. E se il potere dell’ostracismo può abbattere un gigante, che cosa si può aspettare, invece, chi potente non è?

(di Federico Bezzi)

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