Éric Zemmour: «Parigi non è più veramente Parigi»

Éric Zemmour: «Parigi non è più veramente Parigi»

Saggista e giornalista francese, Éric Zemmour è un personaggio controverso, le cui teorie politiche in controtendenza sono state più volte oggetto di critiche e condanne da parte di una certa fazione politica e del mainstream media, a tal punto da essere addirittura censurato dalla radio francese RTL.

Autore di diversi libri, tra cui “Il suicidio francese” e “Sii sottomesso: La virilità perduta che ci consegna all’Islam”, Zemmour è altresì un editorialista del quotidiano francese Le Figaro. Di seguito riportiamo un suo recente articolo in cui denuncia la metamorfosi di Parigi.

«Parigi è considerata, insieme a Singapore ed Hong-Kong, la città più cara del mondo. Nei primati precedenti, che prendevano in considerazione solo il settore immobiliare, Parigi era per la maggior parte delle volte preceduta da Londra e New York, ma questa volta lo studio condotto dall’Economist Intelligence Unit (EIU) ha tenuto conto del prezzo di altri prodotti e servizi quali il cibo, le macchine e gli affitti.

Questo studio è stato pubblicato qualche giorno dopo il saccheggio degli Champs-Elysées, compiuto da fazioni di sinistra composte da militanti militarizzati, sotto l’occhio passivo, e talvolta anche di approvazione, dei gilets jaunes che ogni sabato investono “il viale più bello del mondo”. Questa congiunzione di eventi non è casuale.

Parigi faceva le rivoluzioni, oggi le subisce. La Parigi popolare dei sobborghi si ribellava e minacciava il potere; oggi è la Francia popolare delle periferie che viene a Parigi a minacciare il potere.  Per diversi secoli le classi sociali si sono mescolate nei quartieri, nelle strade e negli edifici della città. Come ci insegna lo storico Philippe Ariès, a partire dal XIX secolo, la borghesia, rifiutando la promiscuità con le classi lavoratrici, si stabilì nei nuovi edifici situati nella zona ovest della città.

Stiamo vivendo, oggi, la fine di questa storia: le classi popolari sono state scacciate da tutta la città – ivi compresa la parte est di Parigi – e rimpiazzate dai radical chic benpensanti e dagli immigrati.  La volontà dei gilet jaunes di marciare sugli Champs Elysées è il simbolo di una riappropriazione dei cuori delle grandi città, dalle quali la globalizzazione li ha allontanati: da una parte la globalizzazione dall’alto caratterizzata da un elevato costo della vita, dall’altra una globalizzazione dal basso mediante l’immigrazione proveniente dal sud del pianeta.


Una città globale

Tutte le metropoli del mondo vanno incontro al medesimo destino. È qui che approdano i flussi di ricchezza ed è qui che si stringe l’alleanza tra i “vincitori della globalizzazione” e i loro “domestici”, ovvero immigrati al servizio dei nuovi padroni del mondo, il tutto a scapito dei popoli occidentali. Parigi fu la capitale dello Stato-Nazione più centralizzato del mondo. Oggi non è più una città francese, si è oramai trasformata in una città globale.

Il sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, che si sente più vicina ai suoi colleghi di Londra e New York piuttosto che di Tarbes o Montauban (due piccoli comuni francesi, N.d.R.), rappresenta l’incarnazione di questo nuovo spirito cosmopolita. Per mille anni Parigi ha fatto la Francia, ora la disfa senza scrupoli.»

(da Le Figaro – Traduzione di Claudio Pasquini Peruzzi)

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