Berto Ricci e il suo ideale: una seconda giovinezza

Berto Ricci e il suo ideale: una seconda giovinezza

L’intellettuale toscano del Ventennio fascista Berto Ricci, nato su posizioni anarchiche, sta vivendo una seconda giovinezza. Il suo pensiero anticonformista, considerato tale già in epoca fascista, rivive in numerose recenti pubblicazioni.

L’ultima in ordine cronologico, a cura della casa editrice Oaks, è l’antologia di scritti “L’Universale. Contributi per un’atmosfera”, testo che arricchisce la collana Ribelli. Introdotti dal direttore del sito d’informazione Barbadillo.it Michele De Feudis, i lavori di Berto Ricci e della squadra che con lui diede vita e animò la rivista (da Roberto Pavese a Diano Brocchi, da Indro Montanelli a Romano Bilenchi fino a Camillo Pellizzi e Ottone Rosai) vengono proposti secondo la catalogazione per materie: politica, letteratura, critica e filosofia.

Berto Ricci e il suo ideale: una seconda giovinezza

L’Universale, dato alle stampe dal gennaio 1931 all’agosto del 1935, seguì un giornale che Berto Ricci volle nominare “Il Rosai”, in onore del celebre intellettuale (ardito, artista e poeta) che egli stesso definirà “così in alto nella stima, nell’amore dei due giovani che insieme a lui fondarono questo giornale” da essere “il padre spirituale dell’Universale e dei suoi uomini”.

La forza delle idee di Berto Ricci

E’ dalle colonne di questo giornale che nascerà la rubrica “Avvisi” tenuta da Ricci in persona. Gli Avvisi furono “opinioni sulla decadenza religiosa, l’evoluzione politica, i mali da sanare in Italia, l’arte e la letteratura in genere, la morale artistica e letteraria” perché gli intellettuali avevano la necessità di partecipare alla vita italiana senza isolarsi e senza paura di contraddizioni tra le loro idee, per poter descrivere al meglio tutto quello che occorreva al processo rivoluzionario.

Tra i tanti aspetti, sottolineati e fustigati dai redattori del periodico, risaltano la lotta antivaticanista e quella contro il classismo. Se la Chiesa si è posta storicamente come rivale e ostacolo dell’unità nazionale, la differenza tra le classi sociali meno abbienti e quelle ricche rappresentò il nemico interno, l’aspetto borghese da combattere per la piena realizzazione della rivoluzione fascista.

Proprio su questi stessi temi Ricci auspicò un ampliamento della cultura dei grandi classici della letteratura italiana tramite la doverosa ristampa delle antologie dei grandi scrittori da vendere a prezzi modici e accessibili per chiunque.

L’esperienza de “L’Universale” non si chiuse in concomitanza con quella del giornale nel 1935 ma continuò sulle colonne de “Il Popolo d’Italia”, il quotidiano per eccellenza del regime che per volere dello stesso Benito Mussolini ne cooptò le principali firme per arricchirne contenuti e tematiche.

(di Luca Lezzi)

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