Il regista che dipinge l'America

Il regista che dipinge l’America

Il Corriere (The Mule) è uscito lo scorso mese nelle sale, e per una recensione è decisamente tardi. Ma le riflessioni non hanno tempo, e forse sono come il buon vino, invecchiando migliorano. Specialmente quando sono frutto di un film che sembra essere una sorta di seguito di tutti gli altri, al netto degli argomenti e dei temi così diversi, così eterogenei.

Clint Eastwood lo conosciamo bene, e mi permetto di essere azzardato: sarà ricordato più come regista che come attore. Le sue origini sono davanti alla macchina da presa, ma una volta intrapreso il nuovo ruolo, pian piano la valorizzazione dell’uomo e dell’artista è stata totale.

Oseremmo dire la crescita dell’artista, perché Clint, da semplice attore di cinema, ha sconfinato in un’arte remota: la pittura. Senso lato, chiaramente, ma tremendamente realistico.

Da quando dirige, guida, e indirizza, Clint non ha fatto altro che dipingere. Ha ritratto l’America profonda e rurale in Un Mondo Perfetto, quella politica e istituzionale con Potere Assoluto, il ristretto ambito urbano in Mystic River, l’America che cerca le sue sfide nella lotta sportiva in Million Dollar Baby, l’America storica in Changeling e Flags of our Fathers, ha esposto i drammi del multi-culturalismo estremo in Gran Torino.

E The Mule non fa eccezione. Perché tra un viaggio e l’altro visto dagli occhi di Earl Stone, tra un pezzo rock anni Cinquanta ascoltato alla radio, tra una stazione di servizio e l’altra, Clint dipinge, ritrae, colora e a tratti forgia addirittura l’America. Ne coglie le sfumature essenziali, le esalta nel bene come nel male. Quell’America dall’identità giovane che l’acuto osservatore riesce valorizzare e a cesellare al tempo stesso. Quell’America piena di differenze eppure capace di esprimere un carattere proprio, lo stesso che sta smarrendo, esattamente come il resto dell’Occidente, da qualche decennio a questa parte.

Gli occhi di Earl Stone sono gli stessi di altri protagonisti, non necessariamente interpretati da Eastwood: il delinquente Robert ‘Butch’ Haynes, il ladro professionista Luther Whitney, l’animo tormentato del poliziotto Jimmy Markum, la disperata madre Christine Collins, il coraggioso ma cinico Frankie Dunn, il vecchio soldato in congedo Walter “Walt” Kowalski.

Se gli USA non avessero Clint Eastwood gli mancherebbe uno dei pochissimi interpreti capaci non solo di mostrare, ma di creare cultura americana. Niente rimandi, niente richiami. Solo espressione pura. Un vero padre della patria. E non lo scrivo senz’altro da grande ammiratore dell’identità yankee.

(di Stelio Fergola)

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