La terza via italiana descritta da Carlesi

La terza via italiana descritta da Carlesi

Gli studi sul fascismo non sono mai mancati, nel nostro Bel Paese come all’estero, anche se spesso viziati da ideologie avverse ben presenti nel cervello di chi scriveva con la volontà di determinare false tesi oggi sconfitte dalla vera storiografia.

D’altronde il lavoro dello storico è quello di ricerca e analisi dei fatti tramite le documentazioni e il lavoro di archivio. E poi, solo in ultima analisi, giungere alle conclusioni che tutto il lavoro precedente porta ad esporre. Sul fascismo, e su tante altre questioni, il lavoro è stato volutamente ribaltato in un’ottica di totale pregiudizio verso quello che fu, piaccia o meno, un Ventennio abbondante di storia della nostra nazione.

Tra gli studi e le pubblicazioni di parte si sono fatti man mano spazio ricercatori, docenti e studiosi che hanno ribaltato il primitivo concetto di un fascismo servo della borghesia e degli interessi dei grandi industriali. Accanto a questi studi figura, da qualche mese, il nuovo lavoro di Francesco Carlesi “La terza via italiana. Storia di un modello sociale” edito da Castelvecchi per la collana Master.

La terza via italiana descritta da Carlesi

Il volume si presenta suddiviso in due parti principali che distinguono cronologicamente il modello italiano negli anni del Fascismo (dal 1922 al 1945) da quelli della Repubblica nata dalla fine del secondo conflitto mondiale (1945 fino ai giorni nostri).

Ad arricchire quello che si presenta a tutti gli effetti come una pubblicazione di carattere scientifico è una corposa appendice curata da Carlesi e Valerio Benedetti focalizzata sulle biografie di quattro giganti della nostra storia nazionale. Giuseppe Mazzini, Giovanni Gentile, Bettino Craxi (a cui Carlesi ha anche dedicato un altro suo recente lavoro) e Gaetano Rasi.

Come sottolineato anche nella prefazione del giornalista, storico e saggista Augusto Grandi il lavoro di Carlesi dimostra che la “terza via” è esistita ed ha il merito di sfatare un falso mito, quello dell’inesistenza del corporativismo italiano. Seppur sconfitta all’interno del fascismo-regime la sinistra del partito ottenne risultati concreti dalle 40 ore agli straordinari, dalle colonie per i bambini al dopolavoro per gli occupati, dalle pensioni alle casse malattie fino alla creazione del’Iri.

In definitiva, come si legge nelle conclusioni della pubblicazione, l’opposizione fascista fu triplice: insubordinazione filosofica al materialismo e al positivismo, insubordinazione politica alla democrazia al liberalismo, insubordinazione economica al liberismo e al capitalismo. In tal senso l’insubordinazione fascista fu un modello di insubordinazione totalitaria, estremamente unica e originale, che non sembra aver trovato riscontri in altri modelli apparentemente simili.

(di Luca Lezzi)

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