Il ritardo mentale politicamente corretto contro Liam Neeson

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Il ritardo mentale politicamente corretto è ormai un dato scientifico, accertato, indiscutibile.

Talmente ritardato che le sue pulsioni contro la ragione hanno permesso di annullare il Red Carpet della prima di Un uomo tranquillo a New York. La causa? Le reazioni isteriche e indignate contro le dichiarazioni del protagonista Liam Neeson, reo di aver ammesso di aver cercato, anni fa, un uomo qualsiasi di colore contro cui vendicarsi a seguito dello stupro di un’amica perpetrato da un individuo della stessa etnia.

Importante precisare, oltre al fatto che al pensiero violento non seguì nessuna azione concreta ma anzi la richiesta di aiuto di Neeson a varie persone, incluso un prete, i toni usati dallo stesso attore, che nel corso dell’intervista all’Independent testualmente dice: “E’ stato orribile… quando penso che ho fatto una cosa del genere…”. Un messaggio dunque di autocritica, di pentimento e di sincerità.

Apriti cielo. Annulliamo tutto, promozione e prima, niente da fare, la solita indignazione spicciola, ovviamente inutile, su un argomento esaurito. Qualcuno parla addirittura di carriera finita. Ritardo mentale o patologie più oscure?

A questo punto sorge una riflessione sincera e da puro spettatore, manco da commentatore:  rischiamo di non vedere il film solo perché Neeson ha avuto l’infelice idea di fare una confessione, per di più su una cosa che non ha fatto e per il cui solo pensiero si è dichiarato pentito?

Spero vivamente di no. E non per alte considerazioni sociologiche. Apprezzo i film dell’attore irlandese e vorrei continuare a vederne. O per lo meno se ciò non dovesse accadere mi piacerebbe che fosse per una questione seria e non per un’idiozia. Grazie.

(di Stelio Fergola)

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