Venezuela: non rispettare la sovranità è pericoloso

Venezuela: non rispettare la sovranità è pericoloso

Si può leggere di tutto sul Venezuela. Oltre alle dichiarazioni dei governanti di turno e le analisi più o meno approfondite, si è dovuto addirittura accusare il colpo di considerazioni e previsioni politiche basate sulla bellezza di Guaidó.

Altri, invece, a pugno chiuso alzato al cielo, parlano come dei piccoli Chàvez, abbozzando una pronuncia e una conoscenza del castigliano sudamericano sullo stesso livello dell’inglese di renziana memoria, sostenendo a spada tratta il governo di Maduro, che forse qualche responsabilità sulla situazione venezuelana potrebbe anche averla.

Tuttavia, non è questo il punto. Mentre sul mondo dei social e dei media occidentali si distribuiscono da entrambe le parti bandierine, cappellini, quei simpatici gadget di gommapiuma a forma di manona con il dito alzato e iniziano i cori da stadio, si vorrebbe qui proporre una lettura differente, che esula dal “Guaidó usurpatore/liberatore” e dal “Maduro Gesù/dittatore”.

Venezuela: non rispettare la sovranità è pericoloso

È vero, Maduro è il legittimo presidente eletto; ma la posizione di chi osserva tutto questo dovrebbe andare oltre a tali giudizi. La questione verte sulla sovranità di un Paese. Non c’è bisogno di ricordare ai lettori come gli Stati Uniti abbiano trattato nella storia il Sud America, considerato alla stregua del giardino dietro casa.

Per questo, le manovre occidentali sono pericolose e sbagliate. In tal senso, il comportamento dell’Italia in sede europea è stato illuminante ed ha bloccato, almeno burocraticamente, un processo che ha un lontano sentore di Libia, nonostante gli ultimi colpi di scena del governo.

Mondo ideale vorrebbe un’Italia potente, in grado di tutelare la propria sovranità e di saperla gestire di concerto con quelle altrui, non di soggiogarle (o di appoggiare chi tenta di farlo). La sovranità di un Paese è un principio che tutela prima di tutto i suoi cittadini e il loro sistema politico. Anche la democrazia vi trova rifugio.

Il problema principale è che la geopolitica, essendo l’ecosistema naturale delle strutture umane è, al pari di qualsiasi altro ecosistema, imprevedibile man mano che i progetti diventano a lungo termine.

In questo modo, l’Iraq è caduto nel caos, come anche la Libia. Si vanno a toccare dei tasti delicati e, seppur mossi da buone intenzioni, si rischia di fare molti più danni di quanti non se ne volessero fare. Si tratta di azioni paragonabili a quelle di un panettiere che tenta di operare un paziente, o di un medico che tenta di produrre del pane: il risultato sarà senz’altro disastroso.

Venezuela: non rispettare la sovranità è pericoloso

Più in particolare, è pericoloso sostenere un non-presidente se questi non ha l’appoggio delle forze armate. Il rischio è un bagno di sangue. Anche ammettendo che Maduro fosse nel torto e Guaidó no, a quale costo rovesciare un sistema politico per metterne un altro? Vale la pena? In Libia ne è valsa la pena? In Iraq? In Siria?

Insomma, chi oggi sul Venezuela inneggia a uno o all’altro dovrebbe avere almeno la decenza di non lamentarsi se poi domani la Francia, violando la sovranità italiana, scarichi dei migranti nei boschi alpini trasportandoli con dei furgoni di notte.

(di Alessandro Carocci)

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