"Parla di schiavitù, è razzista": censurato il fantasy dell'esordiente

“Parla di schiavitù, è razzista”: censurato il fantasy dell’esordiente

I social possono decidere se un libro può essere pubblicato o meno, pur senza averlo letto? L’esordio letterario della giovane Amélie Zhao, una saga fantasy per adolescenti intitolata “Blood Heir”, era atteso per giugno di quest’anno, dopo che la casa editrice statunitense Delacorte Press le aveva fatto firmare un contratto del valore di ben 500.000 dollari.

Ma l’uscita del romanzo, per scelta dell’autrice stessa, è stata rimandata senza data, perché all’interno della comunità di lettori YA (Young Adult, letteratura per adolescenti) la Zhao è stata accusata di razzismo e di insensibilità verso la popolazione nera.

La trama della trilogia di “Blood Heir” è ambientata nel fittizio impero di Cyrillia, in cui la razza degli Affinity è segregata e schiavizzata a causa dei loro poteri sovrannaturali. La protagonista, la principessa Anastacya Mikhailov, vive rinchiusa nel palazzo imperiale in quanto è nata dall’unione tra un umano, l’Imperatore, e una Affinity. A seguito dell’omicidio del padre, la principessa dovrà fuggire attraverso una terra che dà la caccia alla sua razza, trovare l’assassino e difendersi dall’accusa di avere ucciso suo padre, scoprendo durante il suo viaggio una cospirazione per la conquista dell’impero.

"Parla di schiavitù, è razzista": censurato il fantasy dell'esordiente

L’autrice ha concepito il romanzo come un richiamo alla giustizia sociale, basandosi sulla propria storia di immigrata. Nata a Parigi, cresciuta a Pechino, è emigrata negli Stati Uniti all’età di 18 anni. Cosa ha scatenato, dunque, delle accuse così infamanti verso l’autrice e verso un libro che non è ancora sul mercato?

Dopo che l’editore Delacorte ha deciso di pubblicare il romanzo, questi è stato fatto circolare in anteprima presso alcuni lettori selezionati, collezionando critiche molto positive: su Goodreads, il social network per i lettori appassionati, è arrivato a ottenere un voto di quasi quattro stelle e mezzo su cinque. All’inizio di gennaio, tuttavia, diversi utenti hanno iniziato a denunciare il libro come razzista per la sua descrizione della schiavitù, accusando l’autrice di stereotipi razziali e appropriazione culturale.

Per la precisione, a scatenare l’ira della cosiddetta “YA Twitter Community”, la comunità dei lettori di libri Young Adult sul web, non nuova a critiche feroci verso gli autori (è accaduto due anni prima con il libro di Laurie Forest “The black witch”, accusato di essere omofobo e razzista, cosa che portò alla cancellazione della saga), sono stati alcuni passaggi del libro in cui un personaggio femminile di nome May, descritta come “scura” e “bronzea” con “capelli scuri e mossi”, muore durante un’asta di schiavi.

La descrizione del personaggio, la sua morte – che avviene per salvare la principessa – e il fatto che venga venduta come schiava, nonostante nell’universo fittizio di Cyrillia le persone siano discriminate per i poteri magici e non per il colore della pelle, è stato visto da alcuni utenti come una mancanza di sensibilità verso la schiavitù dei neri in America. E nonostante, come la stessa autrice ha ammesso, l’universo da lei creato sia basato sulla Russia pre-bolscevica.

Inoltre, come ha scritto un altro recensore, “l’unico personaggio disabile è un cattivo”, il che ha portato l’ulteriore accusa di “ableism”, o discriminazione verso le persone con disabilità. “Il fatto che l’autrice sia cinese non può risparmiarle l’accusa di avere usato una narrativa anti-neri. Ci sono molti altri autori cinesi di YA non razzisti che si possono supportare, invece di lei”, ha scritto una persona su Goodreads in una lunga stroncatura. “Questo libro parla di schiavitù, una falsa narrativa di oppressione che mette sullo stesso piano il fatto di avere poteri magici pericolosi che possono uccidere persone con il fatto di appartenere a una minoranza oppressa, come le persone di colore”. La scrittrice Ellen Ho, su Twitter, ha reso meglio il concetto: “Cari scrittori di colore, non siete immuni alle accuse di razzismo solo perché siete persone di colore. Il razzismo è sistematico, specialmente quello contro i neri”.

A seguito delle pressioni ricevute, l’autrice ha deciso di sospendere la pubblicazione del libro, affidando al suo account Twitter una lettera di scuse. “La storia della schiavitù negli Stati Uniti non è una cosa che potevo, volevo o avevo intenzione di trattare, ma riconosco il fatto che non sto scrivendo nel mio contesto culturale. Mi dispiace per il dolore che ho causato. Non è mai stata mia intenzione offendere nessun lettore di questa comunità. Per tanto, ho chiesto al mio editore di non pubblicare il libro in questo momento”. Ha precisato che “la questione degli Affinity rappresenta una critica al traffico di esseri umani e allo sfruttamento del lavoro presente in molte industrie dell’Asia, incluso il mio paese”.

"Parla di schiavitù, è razzista": censurato il fantasy dell'esordiente

L’autocensura della Zhao, un fatto quasi unico nel panorama letterario, ha sollevato molte polemiche. La giornalista Cathy Young sul New York Daily News ha confrontato il caso della Zhao con le politiche maoiste durante la Rivoluzione Culturale, in cui “gli scrittori e gli intellettuali venivano terrorizzati fino al punto da auto-censurarsi. Le masse online, al contrario delle masse nella Cina di Mao, non possono picchiare le persone o rubare i loro averi, ma quando hanno il potere di spingere qualcuno all’autocensura e alle scuse, la nostra libertà diminuisce”; mentre lo scrittore Michael Deibert ha scritto su Twitter che “il linciaggio delle masse non dovrebbe determinare quali libri possono essere pubblicati e quali no”.

In tanti hanno evidenziato che le critiche sono sorte da singoli passaggi presi fuori dal loro contesto, senza – poiché il libro non è ancora in vendita – avere valutato l’opera nel suo complesso. Insomma, nessuno ha letto il libro, ma tutti sembrano indignati. Un lungo articolo su Slate esamina le accuse rivolte alla Zhao ed evidenzia come, nella comunità YA, quella di linciare autori non sia proprio una novità.

Ma forse, più di qualunque analisi, più di qualunque critica, vale sempre ricordare la massima di Ray Bradbury nel celebre Fahrenheit 451: “C’è più di un modo per bruciare un libro, e il mondo è pieno di persone che corrono con i fiammiferi accesi”. Oggi che le singole sensibilità hanno superato l’uso della ragione, più che mai.

(di Federico Bezzi)

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