Luigi Iannone racconta Roger Scruton, intellettuale scorretto

Luigi Iannone racconta Roger Scruton, intellettuale scorretto

Accademico, anticonformista, curatore, editore, avvocato, giornalista, romanziere, viticoltore, compositore, esteta, politologo. In una parola, poliedrico. Roger Scruton (1944 – vivente) è una vera e propria “macchina da guerra”, come ha specificato Luigi Iannone, autore del nuovo saggio “Roger Scruton” (Edizioni Fergen, 2018, pp. 124).

• Cosa ti ha spinto a scrivere questo saggio? Ritieni sia necessario portare a conoscenza di un più vasto pubblico di lettori italiani l’opera del filosofo britannico?

Quando Gennaro Malgieri, il curatore della collana, mi ha chiesto di scriverlo ne sono stato ben felice. Scruton è uno di quei pensatori mai banali, ha molto coraggio nell’assumere di volta in volta scelte non propriamente condivise dalla maggioranza, e le struttura in maniera sempre molto articolata. Alcuni suoi volumi sono tradotti nella nostra lingua, ma questo mio volume spero possa servire come una sorta di ‘‘invito alla lettura’’. Un piccolo manuale per capire chi si ha di fronte.

Luigi Iannone racconta Roger Scruton, intellettuale scorretto

•Sembra esserci un filo conduttore fra il pensiero di Scruton e quello degli autori che hai trattato in passato.

Si muove su un filone culturale che sento molto vicino alle mie idee. Ma, come dicevo, ciò che più mi intriga è il fatto che le posizioni sono nette, ma sempre corredate da analisi a supporto molto stimolanti e ampie. Insomma, non è il classico intellettuale da strapazzo che lancia strali a destra e a manca. Qui siamo di fronte ad uno dei più affascinanti e autorevoli pensatori moderni.

•Viene ampiamente trattato il tema dell’identità. Quali sono secondo l’autore i pericoli che la compromettono?

Il tema dell’identità è quello che ho scelto per tracciare un filo rosso che possa tenere insieme tutte le sue pubblicazioni e lo sviluppo del suo pensiero. Si tratta di una mia scelta: l’aver colto, come priorità della sua analisi filosofica e politica, il tema dell’identità. Credo che, partendo da questa premessa, sia poi possibile interpretare e comprendere tutto quel mondo di valori conservatori e tradizionali a cui lui fa riferimento. Valori che possono essere compromessi dal relativismo, dal multiculturalismo e dall’idea peregrina che difendere la propria identità sia un atto liminare alla violenza e al più sciocco sciovinismo.

•Alla luce di quanto è accaduto nelle ultime settimane, come si è espresso riguardo la Brexit e, in generale, verso l’Unione Europea?

Verso l’Unione Europea è stato molto critico. Ma qui utilizzo un eufemismo. Se si leggono articoli e interviste, possiamo dire che è stato ‘‘feroce’’ nei confronti dei burocrati e dell’élite che governano l’Unione. Le sue affermazioni sono sempre durissime, e mai utilizza metafore o, appunto, eufemismi. E sulla Brexit è stato altrettanto chiaro. Si è sempre detto favorevole all’uscita dall’Unione ma, in questi ultimi mesi, sta maturando critiche sulle modalità. Non ha cambiato assolutamente idea sulla scelta, ma credo sia rimasto deluso dal modo in cui la classe politica del suo paese abbia gestito tutta la questione.

•Alla pari di Alain De Benoist in Francia, egli rappresenta In Inghilterra la figura culturale di spicco in lotta contro il pensiero unico?

In realtà, lui gira il mondo da decenni. Il suo habitat naturale sarebbe quello disegnato dalla campagna inglese, dove vive in una fattoria che è luogo di lavoro, di produzione agricola, ma anche culturale visto che si tengono in quel posto anche seminari, convegni e concerti musicali. Tuttavia, fondazioni, università, televisioni, giornali ed enti di vario tipo fanno a gara per ascoltare le sue opinioni e le sue tesi. Ha scritto una cinquantina di libri sui temi più disparati (sul vino, sulla bellezza, sulla musica, sul conservatorismo, sull’architettura, sull’idea di progresso e sulla modernità, e così via) mantenendo sempre un approccio politicamente scorretto. E quindi è un oratore intrigante per qualunque platea, ed è richiesto a livello internazionale.

Luigi Iannone racconta Roger Scruton, intellettuale scorretto
Luigi Iannone

•In ambito economico sembra appoggiare una sorta di liberismo classico.

Se restiamo ai concetti generali, classici, forse anche un po’ superati dal tempo, potremmo dire di si. Al contrario, se si legge in profondo tutta la sua produzione saggistica, siamo di fronte a posizionamenti mai ideologici o integralisti. Nel suo pensiero vi sono anche forte venature sociali, e questo non è un dato secondario per un intellettuale anglosassone. Ma va sottolineato soprattutto il fatto che, imperterrito, continui a ripetere che anche la più perfetta dottrina economica debba comunque rientrare nel circuito e nei limiti imposti da uno Stato-nazione. E cioè non deve mai esondare e trascinare con sé valori, usi e consuetudini mettendoli a repentaglio per dare priorità ad ipotesi di utilitarismo pratico.

•Qual è il ruolo che conferisce al cristianesimo nella cultura europea?

Ha scritto volumi sul sacro e sulla bellezza, sul bisogno di trascendenza e sulla lotta al nichilismo che andrebbero letti e riletti. Da quel punto di vista, il suo approccio è definitivo e categorico: una società che ripudia un senso spirituale, che combatte ogni anelito religioso, è destinata a soccombere. E non sarebbe degna nemmeno di definirsi tale. La sua battaglia consiste proprio in questo: la difesa delle identità nazionali ma anche di un patrimonio sovranazionale che ha garantito la nascita e lo sviluppo dell’Europa. Di un patrimonio spirituale di cui ora ci vergogniamo.

(Intervista a cura di Emilio Bangalterra)

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