Contro il maschio femminista

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Helen Pluckrose è una giornalista inglese di tendenza liberal, principalmente critica verso il postmodernismo e il femminismo odierno. Scrive su Conatus News e su Aero Magazine, della quale è caporedattrice. Su Twitter: @HPluckrose

Cari uomini femministi,

mi rivolgo specificatamente a voi per la prima volta. Fino ad oggi, quando ho parlato del movimento femminista, mi rivolgevo principalmente alle donne come me. L’ho fatto perché, quando ero ancora una femminista, ho iniziato a temere che il movimento femminista stesse andando fuori strada, e sentivo che era responsabilità delle donne porvi rimedio.

Ho visto il femminismo trasformarsi da un movimento per i pari diritti delle donne e per i diritti umani universali, che accettava tutte le persone indipendentemente dal proprio genere, dalla propria razza o dalla propria sessualità, a un movimento dominato da una mentalità vittimistica, dalle identità politiche e dalla discriminazione delle persone in base al proprio genere, alla propria razza e la propria sessualità. Ho esortato le mie compagne femministe a non fare in modo che ciò accadesse. In seguito ho abbandonato il femminismo perché questo cambio ideologico era ormai chiaramente avvenuto, e non potevo più fare parte di un movimento simile.

Anche dopo avere lasciato il femminismo, mi sono rivolta alle donne in quanto donna per combattere il ritorno del vecchio e brutto stereotipo che vede le donne come deboli, fragili, isteriche e inadatte a rivestire un ruolo nella sfera pubblica. Ho cercato di convincere le altre donne del fatto che non abbiamo bisogno di essere protette dalle idee che non ci piacciono, e che possiamo fare fronte agli uomini che non sono d’accordo con noi, che sono assertivi o spesso anche rozzi senza lamentare “violenze” immateriali, e senza farci categorizzare come “oppresse”, facili al collasso nervoso o terrorizzate per la vita. Ma più di ogni altra cosa, ho esortato le donne a ricordare che possiamo farlo in condizioni di parità, e in modi che onorano e promuovono la nostra dignità umana.

Di recente ho ascoltato molti maschi femministi, quindi ora mi rivolgo a voi. Voi non volete farlo -infatti, in realtà volete fare l’esatto opposto- ma, con le vostre parole su di me e su altre donne, ciò che fate è ripetere che, siccome siamo donne, siamo generalmente considerate prive di valore; che veniamo viste come un oggetto o una possessione, se siamo belle e giovani; o come irrilevanti, se vecchie o poco attraenti.

Ci comunicate, credendo di aiutarci, che la società ci ritiene deboli, incompetenti, sfruttabili, non professionali e non intelligenti, e che abbiamo bisogno di farci spiegare le cose, di essere guidate. Poiché voi credete all’attuale versione del femminismo, che considera le donne come vittime che hanno bisogno della protezione “femminista”, voi state promuovendo il sessismo verso di noi, e io non posso apprezzarlo.

Per anni, attraverso la voce degli uomini che pretendevano di parlare a mio nome, mi sono sentita dire che potevo essere vittimizzata dalle t-shirt con disegni ammiccanti, dalle pubblicità con le modelle magre, e in generale dalle idee che non mi piacevano. Mi è stato detto quali idee supportare e quali no. Ho ricevuto spiegazioni del fatto che io sarei incapace di fare i conti con lo stronzo occasionale, e che se qualcuno è cattivo con me rimarrò traumatizzata a vita.

Il vostro “femminismo” vorrebbe farmi credere che devo temere la violenza maschile in qualunque momento della mia vita, ed essere intimidita dagli uomini; mi avete detto che non posso essere ascoltata alle mie condizioni, che ho bisogno che gli uomini sui social media stiano zitti per dare spazio alla mia voce, altrimenti, viceversa, nessuno si accorgerebbe della mia esistenza. Me lo dite molto spesso, senza alcuna ironia, pur non avendo voi in primis alcuna platea di lettori, perché non avete nulla di intelligente o di interessante da dire.

Contro il maschio femminista

La mia reazione istintiva, al vostro sessismo paternalistico, è un’indignazione che quasi sfocia nella rabbia. Io non vivo in questo mondo dark-fantasy anti-donne che voi descrivete. Io vivo nella Londra del 2018. Non sono d’accordo sul fatto che esista una norma sociale che veda le donne come generalmente inadeguate o inferiori agli uomini. Invece, credo che questa percezione delle donne sia piuttosto tipica del maschio femminista. Sono sempre più convinta che sia lui a pensare alle donne come deboli, incompetenti, passive, e mi chiedo spesso se questa percezione delle donne non nasconda qualche profonda insicurezza personale.

Forse vuole che la società lo riconosca superiore a me, perché lui stesso teme di non esserlo? Forse è una mentalità simile a quella dei suprematisti bianchi, i quali raramente hanno qualità personali delle quali possono sentirsi orgogliosi, e ricorrono al razzismo per sentirsi superiori ad almeno un segmento della società? Nei miei momenti meno buoni, ho il sospetto che egli sappia perfettamente che le donne sono adulti competenti e pienamente coinvolti nella sfera pubblica, ma che non ami ciò e desidi farci dubitare di noi stesse.

Queste preoccupazioni di solito non occupano molto spazio nella mia mente, anche se a volte emergono quando perdo la pazienza. Cerco di non dirlo ad alta voce, perché dentro di me so che non è vero. So che la maggioranza dei maschi femministi apprezza e rispetta davvero le donne, che percepiscono il mondo come ostile alle donne, e che vogliono aiutarle. Nonostante ciò, questa percezione è falsa, e ci si può rendere conto di ciò guardando il mondo più in profondità di quanto consenta l’ideologia femminista. Molte di noi, caro maschio femminista, ti diranno ciò che ti sto per dire ora:

Se vuoi veramente aiutare le donne, smettila di credere che noi abbiamo bisogno di fare arretrare gli uomini per ottenere qualcosa nel mondo. Smettila di sostenere, implicitamente o esplicitamente, che l’intera società ci veda deboli, incapaci, ignoranti e generalmente inferiori. Quando incontri delle donne che non trovano la società come un posto ostile e pericoloso per loro, dove nessuno le rispetta o le prende sul serio, non insistere nel mostrargli il mondo come tu vorresti farglielo vedere. Ma soprattutto, non dire alle tue figlie che il mondo è così.

Se credi che il condizionamento sociale possa scoraggiare le ragazze dall’essere sicure di sé stesse e dal cercare accesso a professioni dominate dagli uomini, o da ruoli di leadership in generale, non condizionarle a credere che è così che la società le vede. Più di ogni altra cosa, smettila di trattare le donne come fragili vittime di tutto, che devono essere protette dalla dura realtà della vita. Abbiamo già attraversato quella fase. Non è stato granché. Non vogliamo tornare indietro, anche se tu lo chiami “femminismo”.

Considera l’idea non di essere femminista, ma di supportare l’uguaglianza di genere coerentemente. Continuerai a denunciare il sessismo contro le donne quando lo vedi, e potresti notare che il sessismo esiste anche nei confronti degli uomini. Se vuoi ancora essere un femminista, sii una persona che rinforza il ruolo delle donne, celebra ciò che abbiamo raggiunto e accettaci come membri della società influenti e rispettati. Se credi alla frase “il femminismo è l’idea radicale che le donne siano persone”, inizia ad agire come se ci credessi davvero. Grazie.

(di Helen Pluckrose, da Areo Magazine – traduzione di Federico Bezzi)

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