Quale Italia al Sei Nazioni?

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Dopo il cambio di commissario tecnico, dal francese Brunel all’irlandese O’Shea, e gli altalenanti test match di giugno e novembre, l’Italrugby è chiamata a dare risposte significative e continuità di risultati.Si riparte dal cucchiaio di legno dello scorso anno. Fare meglio è d’obbligo, ma l’Italia, alla vigilia del più importante torneo dell’emisfero nord, arriva anche con tanta voglia e uno spirito nuovo.

Ritiratisi Martin Castrogiovanni e Quintin Geldenhuys, è ancora sul capitano Sergio Parisse e su un pugno di giovani leve che bisognerà fare affidamento. Se i test match estivi, con la solita sconfitta onorevole in Argentina e le striminzite vittorie su Stati Uniti e Canada, avevano avuto il merito di ridare vigore ad un ranking che ci vede fin troppo in basso (siamo 13esimi sotto la Georgia che nemmeno disputa il Sei Nazioni) a novembre si è assistito ad un saliscendi con la netta sconfitta contro la Nuova Zelanda, la prima e storica vittoria sul Sudafrica e poi l’inattesa sconfitta casalinga contro Tonga.

Il calendario 2017 consentirà agli azzurri di disputare tre partite su cinque in casa, ma a dare fiducia all’intero movimento di rugby nazionale sembra essere proprio il nuovo commissario tecnico Conor O’Shea. L’irlandese ha conquistato subito la fiducia di capitan Parisse, che mai aveva nascosto le incomprensioni con il predecessore Jacques Brunel, e sta tentando di rivoluzionare la palla ovale italiana.

L’idea di O’Shea è quella di partire dai settori giovanili, in modo che nelle Accademie si riesca a potenziare uno sport che nella nostra penisola continua a coinvolgere sempre più spettatori in occasione delle partite della nazionale ma non riesce ad allargare il bacino di praticanti oltre le regioni storiche in cui si disputa (Veneto, Emilia-Romagna su tutte e molto poco nel sud). Una rivitalizzazione che passi per la maniera in cui si pensa al rugby e sia in grado di cambiare quelle sconfitte onorevoli in battaglie fino all’ultimo minuto. Troppo spesso si è vista una bella nazionale, o una franchigia nell’ambito delle coppe europee, in grado di fronteggiare l’avversario per un’ora per poi crollare negli ultimi venti minuti. O’Shea ha le idee chiare e il suo allenamento passa per una parola d’ordine: fitness!

Ad aiutare ulteriormente l’Italrugby ad evitare le figuracce degli ultimi anni ci sarà anche lo storico cambiamento nell’assegnazione dei punti. Il Sei Nazioni era, infatti, rimasto l’unico torneo a prevedere 2 punti per la vittoria, uno per il pari e nessuno in caso di sconfitta. In via sperimentale, in questa edizione, si passerà all’assegnazione già prevista ai Mondiali e al Quattro nazioni dell’emisfero sud con 4 punti per chi vince, più uno di bonus per chi dovesse realizzare quattro o più mete (compresa la squadra sconfitta) e uno per la squadra sconfitta con uno scarto pari o inferiore a sette. In caso di parità i punti saranno due.

(di Luca Lezzi)

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