Progressisti PPP

PPP (Progresso, Progressismo, Progressisti), ovvero l’inutile appendice

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Progressisti, già. Se il grande partito della sinistra, venato da correnti e attriti, elegge una persona senza le doti del comando, ma con quelle idonee all’europeismo costi quel che costi, una volta di più, non ci si può aspettare nient’altro che un adeguamento alle linee globaliste, una specie di cartografia disegnata dalle élite, dai meridiani e paralleli lontani da terra, da noi.

Progressisti e ontologia della politica

Forse, più che il colore dei regimi – pensiero anarchico docet – è la politica stessa che non ha per sua ontologia la possibilità di occuparsi dei suoi elettori. A maggior ragione nei grandi numeri. Questi generano una mente che, crescendo, moltiplica le proprie contraddizioni, genera attriti, produce verità fittizie e alternative, consapevoli di potersi muovere senza più etica, senza più storia, tradizione, identità.

Chi vedeva se lo aveva già detto, ma ora il web l’ha ulteriormente evidenziato e diffuso: la democrazia è costume di scena; il suffragio universale un oppiaceo.

Realtà unica dei progressisti

A luglio scorso avevamo osservato in tv Andrea Romano, noto esponente del Partito Democratico, rispondere alla domanda che grossomodo chiedeva qual era la linea politica del suo partito? “Diritti civili, diritti sociali, crescita”.

In nessuno dei tre progetti si sente neppure flebilmente l’odore stantio di ciò che una volta era stato il profumo del più grande partito della sinistra: lavoro, e gli ultimi. Per lui, per loro riempirsi la bocca di Europa è pronunciare la formula definitiva, oltre la quale nulla è da aggiungere, indipendentemente dalle scelte che essa implica e impone.

Il messaggio reiterato è ormai (sic!) il solito: l’Italia non può più essere Italia; la via dell’uniformizzazione è la sola praticabile. Una volta ci si rammaricava di aver gettato il bambino con l’acqua sporca. Ora lo fa di proposito. Di progetto.

E si badi, a favore di un’Europa sostanzialmente pronta a chinarsi nuovamente alla Nato e agli Usa, incredibilmente ancora portati a vessillo di libertà e democrazia. Sovranità militare, sovranità istituzionale, sovranità politica, sovranità nazionale, sovranità monetaria, sovranità territoriale, sovranità di pensiero addio. Forse anche creativa ed educativa.

Matrimoni in provetta

Nel frattempo il Pd dei progressisti tenta una politica che possa integrare il Movimento 5 Stelle con il solo scopo di contrastare la deriva a destra dell’uomo qualunque, quello che paga sempre la maggior percentuale di qualsiasi conto. Più che un matrimonio è un’architettura politica. Più simile alle opere di Thom Browne, uno stilista tra i molti che hanno sacrificato la funzione, in questo caso dell’abito, in nome di una linea via via più lontana dalla concretezza dei bisogni fondamentali.

Non è solo e la tendenza non ha fagocitato soltanto la moda. Il Bosco verticale, opera a sfondo ambientalista dell’architetto Boeri, così tanto internazionalmente celebrato, e così tanto distante dalla consapevolezza di un ambiente, di una ecologia, di una Terra che non sia antropocentrica e solo formale, non è che un altro blasonato campione di una cultura fittizia, materialistica, disumana, prodromo di una via verso la grande alienazione dalla natura che siamo.

Cincishi e farfuglii

Giustizia, carceri, infrastrutture, scuola, ambiente, demografia (in eccesso), occupazione sono in fondo alla pila di cartellette dei progressisti burocrati della vita. L’attenzione di tutti è presa da politiche più simili a cincischi, farfugli e quisquiglie: lgbt, sostenibilità, Europa, covid. Indispensabili diversivi per distrarre dalle grandi riforme (da decenni) necessarie, dalle linee geopolitiche.

Infatti… cambiando scala, guardando da più in alto, ci si avvede che tutto rispetta due ordini simbiotici: egemonia occidentale e controllo del pensiero. Giusto! I padroni del vapore come potrebbero gestire l’infiammabilità di una condizione di vita via via più alienata e una spirituale mortificata e sfiduciata? In contemporanea ad una più consapevole di come stanno le cosa fuori dalla platonica caverna?

Praticamente nulla è come sembra. Più nulla ha a che vedere con la misura d’uomo, né con i suoi interessi elementari. Nulla della grande politica prevede uomini. Come in qualunque totalitarismo siamo numeri e servizi. Il conto umanistico della genuflessione al digitale e alla tecnologia è in crescente evidenza. Come altrimenti interpretare la cultura effimera a marcho marketing nella quale siamo immersi e le psicopatologie dalle quali siamo circondati, quando non soggetti. Le urla e i digiuni di chi protesta sono taciute con le buone (ultima notizia) o con le cattive (diversivo).

Tutto è strutturato per mantenere liquida la società (come ci spiegava già Bauman). Per darci l’opportuna motivazione a continuare a svuotare col secchiello l’acqua che sta portando a picco il barcone, un mezzo fallato che mai ci permetterà di raggiungere una terra adatta all’uomo. Per fare in modo che la guerra tra poveri mantenga alta la sua resa in termini di controllo sociale.

Pochi detengono la comunicazione. E quei pochi hanno più potere di interi Stati. Di certo la utilizzeranno per scopi che non sono i nostri. A suo modo è giusto: si solidarizza tra simili.

L’abbraccio della vergogna

Non si scappa: la politica è gestione delle poltrone, è sussistenza delle élite, è separazione dagli elettori, è lontana da chi paga la maggior percentuale di tutti i conti che arrivano sul tavolo vuoto e bricioloso di un popolo crescente e senza la possibilità di vedere un futuro e continuare a credere nella democrazia.

Come considerare sennò politica l’abbraccio con il Movimento 5 Stelle, come accettarlo, se non attraverso una coscienza obnubilata, inibita dal rilevare la vergogna del Movimento 5 Stelle, sublime protagonista del più sfacciato tradimento politico e spirituale che si possa annoverare nella storia della politica italiana?

Che queste righe non siano altro che energia buttata, che un piscio controvento, che un lamento, un’inutile appendice per un mondo sommerso dal progresso, dal progressismo, dai progressisti?

(di Lorenzo Merlo)

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