Vaccini UE

Vaccini, dietro il flop europeo, ancora il fallimento dell’UE

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Vaccini UE, quasi una barzelletta. Intendiamoci, a prescindere da quanto si ritengano validi i vaccini nel contesto del delirio-Covid, la verità probabile è che dietro il flop dell’UE nel merito ci sia sempre la solita, squallida, ridicola ragione, riguardante la follia del sistema socio-economico costruito intorno a Maastricht rispetto al quale pure degli USA qualsiasi sono in grado agilmente di passeggiare sopra, magari fischiettando.

Vaccini, Covid e UE

Il ridimensionamento di questo sistema a causa della pandemia è comunque una zavorra enorme rispetto a chi può seriamente fare spesa pubblica, che sia per i vaccini, per una diamine di autostrada, per un carcere, per delle politiche sociali di ampio respiro, per dei piani industriali seri, per degli ospedali, in sintesi per tutto.

Lo stesso ammontare del Recovery Plan di cui l’Italia ha preso grandissima parte (probabilmente perché il calcolo costante di ammazzarla avviato dai suoi concorrenti si ferma un attimino al momento in cui si pensa al PIL del nostro Paese, e all’importanza estrema che riveste per l’esistenza dell’Eurozona) è una barzelletta rispetto alle cifre e alle risorse che possono muovere Nazioni senza il cappio al collo di una follia assoluta quale è quella degli accordi di Maastricht, pur ridimensionati o perfino sospesi.

Risorse che un Paese dell’Eurozona, qualsiasi Paese dell’Eurozona, può:

1. Sognare
2. Ottenere, ma violando gli accordi

Punto. E questo, ovviamente, vale anche per i vaccini. Magari non per l’ammontare di denaro “promesso” nella “campagna acquisti” iniziata la scorsa estate, ma sicuramente per la capacità di renderlo disponibile in maniera immediata, rapida.

Vaccini, le continue giravolte intorno a un problema che sembra insolubile

Mi ha fatto davvero sorridere l’articolo di Europa Today della settimana scorsa, a detta di chi l’ha pubblicato come una smentita della “esclusiva colpa dell’UE” ricordando che i primi accordi per le distribuzioni dei vaccini sarebbero stati conclusi da Italia, Germania, Francia e Olanda proprio in estate, per l’appunto.

Interessante. E a quale modello economico, a quali potenzialità di spesa pubblica, di intervento concreto dello Stato nella società sono sottoposti i suddetti Paesi? Soprattutto, quali sono i tempi in cui ciò sia applicabile, in un contesto in cui la spesa pubblica medesima, di qualsiasi Stato membro, è frenata da vincoli che restano insopportabili? Ci si può almeno domandare perché i suddetti Paesi si siano mossi “prima” della stessa e sensazionale UE, senza probabilmente avere le risorse per farlo?

Io la mia risposta ce l’ho, e più passa il tempo meno elementi vedo che siano in grado di smentirla: perché l’UE è una cariatide, ecco perché. Non è in grado di rispondere prontamente a nessuna emergenza, a nessuna operazione che riguardi l’azione nella società, per qualsiasi ragione essa sia necessaria. Gli Stati membri dell’UE non sono Stati. Sono scheletri di Stati economicamente handicappati e incapaci di intervenire dove anche uno Stato del terzo mondo, forse, riesce a fare ogni tanto.

Perché a maggio gli USA avevano già messo in campo 1 miliardo di dollari per finanziare la loro “operazione vaccini”, perché questi soldi sono divenuti rapidamente il doppio, mentre l’UE era ancora alle parole? Siamo proprio sicuri che i miliardi di miliardi annunciati (circa tre) siano stati resi disponibili subito?

Perché così, a naso, sembra la stessa storia dei millemila titoli di Stato che avrebbe dovuto comprare la BCE a pandemia appena scoppiata, annuncio mai entrato effettivamente nel giro degli aiuti (comunque di gran lunga inferiori a ciò che possono fare gli Stati “liberi”, ma vabbè).

Una riflessione interessante sui ritardi clamorosi di questo sistema fallimentare è quella pubblicata da Nicola Porro sul suo blog, oggi. Il giornalista ci ricorda che l’UE “ci ha impiegato mesi per dare il via libera a ciò che gli altri avevano autorizzato da tempo e, aggiungiamo, senza avere sicurezze maggiori su efficacia ed effetti collaterali dei sieri”, aggiungendo poi: “A ciò si aggiunga che per firmare i contratti abbiamo impiegato quattro mesi in più rispetto agli altri sistemi paese: roba da matti. O meglio roba europea. Vi ricordate la battuta di Kissinger, che sospirava dell’impossibilità di alzare il telefono e parlare con qualcuno che davvero contasse a Bruxelles o comunque in Europa”.

Chiudo con un fuori tema, ma neanche troppo. Ieri si parlava, privatamente, dell’emergenza carceri. Mi si osservava: “non costa così tanto costruire un carcere”. Probabilmente è vero, anche se vado a memoria e non ho i dati sottomano.

Ma il carcere è solo una milionesima parte delle spese emergenziali di cui si deve occupare uno Stato. Uno Stato deve costruire strade, completare grandi opere, costruire ospedali. Anzi, nella fattispecie, se si vuole credere alla storia – decisamente esasperata – del covid come terrificante malattia che distruggerà l’umanità, deve costruire nuovi reparti ospedalieri dedicati. Deve asfaltare, deve ammodernare, deve restaurare. Deve garantire politiche sociali, specialmente nei momenti di crisi.

E sì, deve anche garantire risposte veloci e rapide – soprattutto in termini di reperimento di risorse economiche – per distribuire vaccini.

Tutto ciò, con l’Unione Europea e i suoi parametri, non è difficile, è proprio impossibile. E, per piacere, basta con il dare retta a promesse sulla sospensione del patto di Stabilità, al momento valide quanto una moneta da 200 lire. È stato annunciato più volte che il patto tornerà, e anche a breve. Di conseguenza, è ridicolo anche solo parlare di reale sospensione: si riprenderà a chiedere tutto ciò che da sempre viene chiesto già l’anno prossimo. Con controlli e ingerenze ancora peggiori.

Da qui l’inutilità di qualsiasi considerazione su un sistema folle che non solo non viene messo in soffitta per sempre, ma che non è mai stato realmente messo in panchina, neanche adesso.

(di Stelio Fergola)

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