S'i fossi Covid, chiuderei 'l mondo: ci mancava solo la "variante inglese"

S’i fossi Covid, chiuderei ‘l mondo: ci mancava solo la “variante inglese”

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Covid, uguale reclusione, a questo punto anche del mondo. Non sono abituato a prendermi meriti che non ho: il titolo è tratto da un geniale commento sotto l’ultima Zuppa di Porro di stamattina. Ma mentre Nicola Porro ancora una volta si distingue per lucidità e franca schiettezza, rispetto a un restante Paese (ma direi Occidente) completamente nel pallone, la situazione rischia seriamente di divenire inarrestabile.

Covid, benvenuta “variante inglese”!

La “variante inglese” è solo l’ultimo tocco di classe di una campagna terroristica ormai senza fine, per un virus con meno dell’1% di mortalità su scala mondiale e che nell’oltre 95% dei casi attacca seriamente persone anziane ma, soprattutto, già enormemente compromesse da patologie precedenti.

Repubblica impagina 4, 5, 6 notizie a raffica sulla suddetta e pericolossima variante, sebbene poco fa sia stata costretta a riportare lo studio che certifica quanto essa “non pregiudica l’efficacia del vaccino”.

Ma non è neanche più questo il punto, dal momento che lo stesso vaccino è di per sé una buffonata, giungendo “miracolosamente” disponibile per tutti dopo neanche 12 mesi quando suoi “colleghi” del passato hanno sempre impiegato anni per essere certificati e testati.

Non è neanche questo il punto, considerando il fatto che la stessa pericolosità della “variante” è messa in dubbio dall’osservazione dei primi contagiati, inclusi i primi rilevati nel nostro Paese, ricoverati al Celio con sintomi lievissimi. D’altronde lo stesso presidente dell’Agenzia del Farmaco Giorgio Palù, intervistato da Dagospia, è stato molto chiaro: di prove di maggiore pericolosità non ce ne sono.

Non è neanche questo il punto, visto che la “variante” viene spacciata su tutti i giornali come se fosse la novità di cui dovremmo spaventarci, quando lo stesso Corriere della sera, dopo il terrorismo della prima pagina e dell’ “Allarme in tutta Europa”,

Covid variante inglese

…specifica a pagina 6 che si tratta non della prima, non della seconda, non della terza ma della quarta variante del virus finora apparsa sulla scena.

Covid variante inglese

Cosa c’è di vero sulla “variante”? Pare, si dice, che sia più contagiosa del 70%. Ora, non ci vuole un genio per capire che contagiare del 70% in più uno starnuto non dovrebbe preoccupare nessuno, in un mondo normale, in cui la lucidità la faccia da padrone.

Ma in un mondo normale non ci troviamo, anzi, in questo momento il nostro pianeta sembra impazzito, e questa non è – né potrebbe esserlo – una considerazione medica, ma puramente sociale, economica e, nel lungo periodo, certamente anche sanitaria.

Di Covid, di “variante” e altre sciocchezze

I giornali diffondono terrorismo, e quando raccontano la verità, la pubblicano in tredicesima pagina, facendo finta che non esista. Lo studio europeo citato da Milena Gabanelli sul Corriere della Sera dimostra che soltanto l’1,8% dei contagiati guariti riprende la malattia: un’efficacia, numeri alla mano, superiore a quella del tanto sponsorizzato vaccino.

Covid mondo

Ma quindi a cosa dovrebbe servire il vaccino medesimo, dal momento che la sua efficacia, come comunicato dalla Pfizer, sarebbe del 95%? Misteri della fede.

Perché di fede si tratta, dai i livelli di contraddittorietà e di panico diffusi in ogni modo ai quali assistiamo ormai attoniti.

La domanda sorge spontanea: tutte queste misure restrittive per combattere un virus non significativamente più pericoloso di tanti altri che l’umanità ha affrontato nella sua storia, c’entrano davvero con la salute?

Perché, a giudicare dai dati, dalla mortalità, ma perfino dalle specifiche che gli stessi quotidiani pubblicano nella “pagina n” dopo aver diffuso il panico nella prima, sembrerebbe proprio di no.

(di Stelio Fergola)

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