Dpcm Natale, ormai siamo al delirio totale

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Con il Dpcm di Natale abbiamo superato ogni limite del delirio. D’altronde la reazione istintiva avuta ieri sera sui social da molti non facenti parte del blocco “coviddiano” è stata veemente. Tra tutti, un Nicola Porro più incazzato del solito ha praticamente inneggiato alla disobbedienza civile, e forse non è così sbagliato rifletterci davvero, perché ciò a cui abbiamo assistito ieri sera è veramente al di fuori di ogni raziocinio possibile: medico, sociale, economico, ma direi soprattutto umano.

Dpcm, a Natale ci sarà un bello spezzatino

Non di carne, per carità, che tra l’altro sarebbe anche gradito. Parliamo di un spezzatino di restrizioni e “concessioni” che ci accompagneranno dalla vigilia di Natale fino all’Epifania.

Dpcm Natale Dpcm Natale

Siamo certi che il virus seguirà agilmente le barriere sociali imposte a fasi alterne dal nostro inimitabile presidente del Consiglio. Il 23 non si sposterà nessuno e i tre giorni successivi di blocco totale saranno utilissimi a bloccare ogni contagio. E che dire della riapertura del 28? E della nuova chiusura del 31?

Stop & Go continui, nella speranza vana di inseguire un maledetto bacillo che potrebbe essere fermato in un solo modo: morire tutti di fame. La confusione mentale che attanaglia i nostri governanti (per essere gentili, visto che la malafede è ormai difficile da escludere, a meno di non essere veramente ingenui) sta tutta nelle regole sugli accompagnamenti, sulle deroghe riguardanti gli “ospiiti”: massimo due persone, anche nei giorni “rossi”. Però si escludono i minori di 14 anni o i portatori di disabilità.

Considerando quanto le riunioni familiari constino spesso di minori, e considerando il numero medio di figli per famiglia in Italia, non ci vuole un genio per capire come un simile regolamento non abbia alcunché di sostanziale, perfino nella contorta e delirante galassia dei “coviddiani”, quella dove si ferma una intera società e la si conduce verso la miseria a causa di una malattia qualsiasi, che andrebbe affrontata con l’impegno sulle cure e non con l’uccisione economica (e nel lungo periodo anche fisica) di milioni di cittadini innocenti.

Avrebbe avuto più senso, nel contesto di questa follia schizofrenica, una chiusura totale, se non altro incline a non permettere direttamente gli incontri tra persone ed, eventualmente, tra positivi al covid.

Per carità, sarebbe stato un delirio in ogni caso e non è nostra intenzione giustificarlo. Ma rispetto a questa comicità involontaria, perfino una decisione rigorista avrebbe fatto un figurone.

Un Natale da reclusi “a tempo” che non serve a nulla

A ottobre ce l’avevano raccontata semplicemente così: “Restrizioni per passare un sereno periodo natalizio”. A fine novembre le “restrizioni” erano per passare un sereno Natale.

E ora che siamo a Natale? Restrizioni per evitare la famigerata “terza ondata”, nel contesto di un inseguimento costante a un maledettissimo ma semplicissimo virus, del quale si pretende di controllare la contagiosità ad ogni costo, anche quello di farci morire di fame e di stenti perché “la salute viene prima di tutto”.

Nessun numero dimostra realmente un’efficacia di queste sedicenti “misure”. Nessuno. A meno che non si muovano artificiosamente i  tamponi, come avvenuto tra fine novembre e inizio dicembre. In particolare, nei primi dieci giorni corrente mese si è passato dagli oltre 210mila del 3 dicembre ai 111mila dell’Immacolata.

Difficile non pensare che gli scostamenti abbiano un solo motivo: giustificare misure restrittive o l’esatto contrario. Nella fattispecie, motivare le relative aperture decise fino al 20 dicembre.

Poi i tamponi sono aumentati nuovamente, stabilizzandosi oltre i 180mila (185.320 al 18 dicembre) e, guarda che strano, sono aumentati anche i positivi (che nella stragrande maggioranza dei casi potremmo agilmente definire persone sane portatrici).

Per arrivare a cosa? Tombola, allo spezzatino fantastico di cui sopra, che ci attende a Natale e che ingoieremo fino alla prima settimana del nuovo anno. Magari, questa volta, per passare un “Carnevale sereno”. E poi una “Pasqua serena”.

Fino alla morte.

(di Stelio Fergola)

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