I cavalieri teutonici: l'epopea di un ordine monastico e guerriero

I cavalieri teutonici: l’epopea di un ordine monastico e guerriero

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Se c’è un ordine insieme ai templari che ha riscosso un’enorme fama, e su cui sono stati spesi fiumi d’inchiostro è quello dei cavalieri teutonici. Ma chi erano questi monaci guerrieri veramente? Cosa li spingeva all’azione?  E quali erano veramente i loro ideali?

I richiami più recenti ai cavalieri teutonici

A tutto questo proveremo a dare una risposta. Il ricordo più vivo dei cavalieri teutonici lo si deve alla pellicola del celebre regista sovietico Aleksander Nevskij, correva l’anno 1938 ed allora era fondamentale portare sugli schermi la vittoria sul lago Peipus, Aprile 1242, riportata dal principe di Novgorod ai danni dei cavalieri teutonici e del vescovo principe Herman di Dorpat.

Questo perché nel 1938 i tedeschi erano alle porte proprio come nel XIII secolo e Stalin aveva bisogno di riaccendere il sentimento nazionale russo. Per i tedeschi viceversa combattere richiamandosi alle gesta dei cavalieri teutonici era un fatto più che naturale dal momento che lo storico  Henrich Von Treitschke li aveva esaltati, nel “Das deutsche orden Preusen”, come grandi conquistatori dotati di triplice orgoglio di tedeschi, cristiani e cavalieri, e quindi portatori di civiltà laddove regnavano le barbarie.

La spinta guerriera

Difatti rispetto agli altri ordini monastici nati dopo la prima crociata (1090), l’epopea dei cavalieri teutonici fu caratterizzata per una grande propensione alla battaglia. Come i templari e gli ospitalieri anche i cavalieri teutonici iniziarono le loro missioni in terra santa proteggendo i pellegrini che vi si recavano. Alla caduta di S. Giovanni D’Acri nel 1291 decisero però di rivolgere le loro attenzioni all’est Europa, in particolare nel mar Baltico, passando così alla storia per aver strappato queste terre ai pagani.

Per questo la letteratura romantica li vide come il baluardo dell’occidente contro le orde barbariche slave. Questa immagine romanzata però ha resistito nel tempo ed è stata usata in maniera impropria come appunto detto prima dai regimi comunista e nazista.

La nascita dei cavalieri teutonici

La data ufficiale della nascita dell’ordine, nonostante numerosi approfondimenti, non è nota con precisione, tuttavia grazie all’opera di Pietro da Duisburg nota come “terra Prussiae”, si viene a sapere che i cavalieri teutonici erano attivi già intorno all’anno 1190 e prestavano già la loro opera assistenziale in terra santa.

Il primo nucleo, sempre secondo Pietro, fu creato per volontà di alcuni mercanti di Brema e Lubecca con lo scopo di fornire protezione ai pellegrini tedeschi diretti in terra santa. Questo primo gruppo riuscì a creare un legame molto forte sia con l’imperatore sia con il papa, ed è un caso unico se si analizzano gli altri ordini.

Grazie all’imperatore Enrico VI i teutonici ottennero la prima approvazione e l’autorizzazione di usare la regola templare senza vincolo di obbedienza. Poco dopo ricevettero la conferma di privilegi e possedimenti.

In terra santa i cavalieri teutonici si strutturarono come un vero e proprio ordine riconosciuto poi dal papa Innocenzo III. Nel  1209 il nuovo imperatore Federico II di Svevia elevò il suo consigliere nonché grande amico Herman Von Salza gran maestro. Visto le condizioni in cui era nato a diventare teutonici era per la maggior parte uomini di origine germanica.

Le prime conquiste dell’ordine

La vita dei membri era scandita da ben precise norme, come negli altri ordini. Quello teutonico comunque era rimasto a lungo poco più di una costola dei templari, però nel 1220 il papa Onorio III aveva concesso loro di dotarsi di una propria regola, sempre comunque di tipo monastico e l’autorizzazione ad espandere la parola del vangelo verso l’est Europa.

Iniziatore di questo espansionismo fu Von Salza, sebbene l’impresa non fu affatto facile dal momento che quelle terre erano fredde ed inospitali, ma cosa da non dimenticare erano abitate da tribù molto fiere e bellicose.

Nonostante questo i cavalieri neri si dimostrarono abili combattenti e riuscirono a strappare molte terre ai prussiani, ai lituani ed ai polacchi, qui vi edificarono numerosi castelli a scopo difensivo, il più celebre dei quali è ancora in piedi oggi e si chiama la fortezza di Malbrok. Le conquiste furono organizzate in provincie divisi a loro volta in “baliati”, ciascuna di queste provincie era retta da un maestro ed ebbe ovviamente una storia diversa, anche se sempre segnata dalla guerra.

L’ascesa e la caduta dei cavalieri teutonici

I cavalieri teutonici iniziarono la loro lunga ascesa con la conquista di Dziergonia nel 1234 inanellando poi una serie di vittorie come a Velikaja nel 1240 contro i russi  ed ad Embulte nel 1244 in Curlandia sconfiggendo i lituani, sebbene i cavalieri teutonici avessero un rapporto di forze di uno a tre. A Konisbereg nel 1262 contro i prussiani e qui fino al 1410 fu la loro era d’oro.

Nel 1410 iniziò un lento declino dell’ordine con la sconfitta di Tannemberg ad opera di polacchi e lituani, nonostante ciò pochi mesi dopo a Meriemberg i cavalieri neri resistettero all’assalto sempre di polacchi e lituani respingendoli, ma fu il loro canto del cigno poiché non si riprenderanno mai più.

Con la decadenza oramai inarrestabile l’ordine perse progressivamente i territori conquistati tranne quelli prussiani, che saranno poi il nucleo fondante dei domini di una famiglia che farà poi la storia della Germania gli Hohenzollern.

Ciò che è rimasto

Al gran maestro restava comunque la dignità di principe-abate dell’impero, ma l’ordine aveva perso per sempre l’autonomia ed il prestigio di cui aveva goduto per secoli.

Soppresso da Napoleone, l’ordine avrebbe continuato la sua esistenza sotto la protezione degli Asburgo, nel 1923 Eugenio d’Austria fu l’ultimo gran maestro, il quale alla sua morte rassegnò le dimissioni.

Da allora l’ordine sarebbe stato solo canonicale e non cavalleresco, ed a partire dal 1945 ha sede a Vienna nei pressi del duomo di S. Stefano. Oggi una semplice carica onorifica è ciò che resta dell’antica gloria di un tempo.

(di Severiano Scarchini)

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