Schengen

Ipotesi riforma Schengen, ma non per tutti. Verso due Europe?

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La notizia, all’inizio di novembre, dell’esclusione dell’Italia dal vertice sul contrasto al terrorismo islamico, tenutosi in videoconferenza il 10 novembre e cui hanno partecipato Francia, Germania, Austria, Olanda e la Presidente della Commissione europea von der Leyen, ha giustamente sollevato interrogativi e polemiche sulle motivazioni sottostanti tale decisione. La proposta di Macron di riformare Schengen per questioni di sicurezza non solo non include l’Italia, ma nemmeno altri paesi di primo approdo come la Spagna e la Grecia. Perché?

Una scelta stupida o in malafede

Il presidente francese ha giustificato la sua scelta precisando che il suo intento era quello di riunire i paesi vittime di atti terroristici. Una scelta stupida o in malafede. Stupida, perché non si vede che senso avrebbe una ipotetica riforma del trattato di Schengen allo scopo di combattere il terrorismo islamico, se questa escludesse i paesi che sono maggiormente attraversati dai flussi migratori. Italia, Spagna, Grecia, per l’appunto.

Oltretutto, se veramente il motivo fosse stato quello di radunare solo i paesi coinvolti dal terrorismo islamico, perché escludere la Spagna che, oltre ad essere uno dei paesi di primo approdo, è stata più volte vittima di attentati di matrice islamica (a Madrid nel 2004 e a Barcellona nel 2017)?
Sembra evidente che la spiegazione fornita da Macron non regga affatto, e che il tentativo sia piuttosto quello di creare una frattura tra quella che Gianandrea Gaiani, direttore di Analisidifesa, ha chiamato “Europa di serie A” e il resto d’Europa, l’Europa di serie B.

Retorica snob o ideale geopolitico?

D’altronde questa frattura, se non ancora concretamente realizzata a livello geopolitico, è già da molti anni presente nell’immaginario del politicamente corretto e prende la forma di quella retorica dei paesi virtuosi, responsabili ed efficienti che sono costretti a bacchettare, con ghigno compassionevole, i paesi birbantelli mediterranei che spendono e spandono, che non sanno gestire i conti, che non si attengono alle regole dei mercati, e via dicendo. Come non dimenticare, a questo proposito, l’articolo di Repubblica di quest’estate, ai limiti del grottesco, dal titolo “Frugali contro Mediterranei”?

E tuttavia, si badi bene, si tratta di una retorica che non va ridotta a mero bullismo intereuropeo, ma che è espressione forse di un ideale squisitamente geopolitico.

Ipotetici scenari futuri: “Nuova Europa” e “Europa II”

Nel 1972, su incarico del Club di Roma, viene pubblicato da un gruppo di studiosi dell’MIT il celebre studio I limiti dello sviluppo. Nello studio, condotto tramite l’utilizzo di simulazioni al computer, venivano ipotizzati scenari di vario genere in materia di economia, risorse, ambiente. Gran parte delle idee contenute nello studio si sono poi rivelate corrette.

Nel 2012, tramite l’utilizzo di simulatori ancora più potenti e complessi, uno degli autori di quello studio, Jorgen Randers, sposta in avanti le sue previsioni di altri 40 anni, in “2052: Scenari globali per i prossimi quarant’anni”. Nel libro, arricchito anche degli approfondimenti di esperti di vari settori, si ipotizza la divisione dell’Europa in due aree: la Nuova Europa (formata dai paesi del Nord, con maggiore potere) e l’Europa II (i paesi del Sud).
“Credo che in quarant’anni la bilancia del potere si sposterà ulteriormente verso l’Europa settentrionale. […] Negli accordi di Stoccolma del 2023 viene stabilita un’impostazione a due livelli. La nuova Europa (i paesi del Nord) e l’Europa II (i paesi del Sud).”

L’Europa II si vedrà attraversata da continui flussi migratori illegali provenienti dall’Africa e dall’Asia, “principalmente verso l’Italia e la Grecia, e leggermente meno verso la Spagna, Malta e Cipro”. Si apriranno decenni di tensioni politiche e sociali e “una larga parte della loro [dei paesi mediterranei, NdR] popolazione finirà per vivere vicino al livello della povertà. […] Ma questo triste stato di fatto non fermerà i flussi migratori dalla riva sud del bacino.”

Il risultato finale sarà dunque l’accettazione finale, da parte dell’Europa II (mediterranea) dell’immigrazione, “e nel 2052 i paesi europei del Mediterraneo avranno una maggioranza di non-nativi europei. Il risultato sarà una mescolanza di pratiche e culture […] Una nuova civiltà mediterranea, vibrante e creativa”.
Insomma, quell’asse “afro-europeo”, a cui Macron peraltro sembra tenere particolarmente [https://www.corriere.it/…/emmanuel-macron-l-america…], potrebbe tradursi in un processo piuttosto rapido di africanizzazione dell’Europa; ma non proprio di tutta l’Europa, sia chiaro, soltanto di quella di serie B.
Così dicono le simulazioni.

(di Flavia Corso)

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