La trilogia del cornetto come antidoto alla quarantena

La trilogia del cornetto come antidoto alla quarantena

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Tre film, tre nomi ( il regista Edward Wright e i due attori principali Simon Pegg e Nick Frost) e tre motivi per dimenticare momentaneamente la quarantena. La “trilogia del cornetto” (denominata così per via del cameo del celebre e non più italiano gelato) composta dall’horror “Shaun of the dead” (2004), dal poliziesco “Hot Fuzz” (2007) e dal fantascientifico “La fine del mondo” (2013) è un concentrato di generi cinematografici, in cui l’umorismo inglese perfettamente costruito è accompagnato da diversi spunti di riflessione.

La sottovalutata trilogia non può essere ridotta a mera parodia, citazionismo e autocitazionismo, in cui i riferimenti principali per le tre pellicole sono i zombie di Romero, Point Break e L’invasione degli ultracorpi. Il minimo comun denominatore è rappresentato dal luogo di culto del Pub, ambientazione che assieme ad altri riferimenti conferisce al film un’autentica e spiccata identità britannica. Non c’è un ordine preciso per guardare la trilogia, essendo tre storie separate, ma è preferibile seguire l’ordine cronologico, per assistere ad un climax di contenuti, battute originali e stravolgimenti. In modalità diverse nei film si assiste, come del resto sta avvenendo in questo periodo di quarantena, alla disgregazione di un contesto a cui si era abituati a vivere fino al giorno prima.

Trilogia del cornetto, l’inizio: Shaun of the Dead

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Il primo capitolo della saga è stato in grado di creare probabilmente di creare una nuova commistione di generi: la commedia nera e gli zombie movie. Il film si guadagnò il plauso di registi come Quentin Tarantino, che arrivò addirittura ad affermare “Non è solo il miglior film di quest’anno, ma di ogni anno da qui in poi”, di Peter Jackson che nello stesso anno concludeva un’altra grande trilogia – Il signore degli anelli – e dello stesso George Romero.

Nella storia il protagonista Shaun (Simon Pegg) assieme alla sua irrudicibile spalla Ed (Nick Frost), l’ex fidanzata ed altri personaggi dovrà farsi strada in una città improvvisamente invasa dai morti viventi. In realtà è lo stesso Shaun, sia prima che dopo l’invasione, a condurre una vita da “morto vivente” monotona e fatta di gesti meccanici, infatti ci metterà diversi minuti prima di accorgersi di ciò che sta succedendo intorno a lui . Si presenta il solito dilemma da zombie movie, ovvero “chi sono i vivi e i chi i morti” attraverso una nuova prospettiva, sottile ed ironica rappresentata dalla commedia.

Hot Fuzz

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Da Point Break a Bad Boys 2 fino ai vari Arma Letale e i cult d’azione anni 90’ per arrivare addirittura a riferimenti western, in Hot fuzz c’è tutto ed il contrario di tutto. Questa volta Simon Pegg interpreta un personaggio completamente opposto a Shaun, ma allo stesso tempo ingabbiato in un mondo in cui più che sentirsi assuefatto ne è vittima. Nicolas Angel (Simon Pegg) è un superpoliziotto che a causa della sua efficienza viene trasferito da Londra a Samford, un’anonima e piccola cittadina, altra ambientazione tipica della trilogia.

Nella nuova città nonostante le difficoltà iniziali, come l’inettitudine dei suoi nuovi colleghi, riuscirà a stringere amicizia con il partner incapace ma bonaccione Danny (Nick Frost) formando un duo da buddy movie, dei moderni Bud Spencer e Terence Hill. Un terribile segreto si nasconde sotto l’apparente tranquillità di Samford, in cui l’uso di mezzi disumani come quasi sempre succede, si accompagna all’idealismo dei fini. Un viaggio alla ricerca della verità che non manca di ottime scene d’azione e gag esilaranti.

Trilogia del cornetto, atto finale: La fine del mondo

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Gran finale con inversione delle parti. Questa volta è Simon Pegg nei panni di Gary King ad interpretare il personaggio folle e irrazionale accanto al serioso Andy (Nick Frost). Gary King organizza una rimpatriata con i suoi vecchi amici nella città natale “Newton Heaven”. Tenteranno di compiere un giro dei pub come in una memorabile notte dopo la fine del liceo.

Il “miglio dorato” o pub crawl è una pratica inglese che consiste nel bere alcolici in diversi pub nell’arco di una sola serata, solitamente muovendosi da un pub all’altro a piedi. Un pub dopo l’altro i cinque amici si accorgeranno che ad essere cambiati non sono tanto loro, quanto la città.

Oltre ad essere un film sull’amicizia è anche un elogio alla sana imperfezione e stupidità umana, una rivendicazione del “diritto ad essere cazzoni” come afferma Gary King in una scena finale del film, nel discorso più memorabile di tutta la trilogia. Contro ogni forma di omologazione ( nel film si parla di “starbuckizzazione” ) ed atomizzazione che la tecnologia comporta. Anche in questo ultimo capitolo i ai significati profondi sono arricchiti dalle risate a crepapelle che fanno dimenticare la futile comicità all’americana.

“Siamo umani: vogliamo divertirci, vogliamo sbronzarci, vogliamo vivere”.

(di Emilio Bangalterra)

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