UE progetto totalitario: 70 anni di bugie

UE progetto totalitario: 70 anni di bugie

L’Unione europea è un progetto totalitario. Lo è stato fin dalle sue origini. Ecco cosa scriveva Altiero Spinelli nel tanto lodato Manifesto di Ventotene:

“L’ideologia dell’indipendenza nazionale è stata un potente lievito di progresso; ha fatto superare i meschini campanilismi in un senso di più vasta solidarietà contro l’oppressione degli stranieri dominatori. […] Essa portava però in sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto ingigantire fino alla formazione degli Stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali. […] Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione dell’Europa in Stati nazionali sovrani. […] E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo”.

È qui che ci vogliono portare. Signore e signori, il Grande Fratello di Orwell ci attende. E all’ex Urss fa un baffo.
Anche se l’hanno spacciata per condizione necessaria, per arginare il rischio del ritorno dei fascismi o dei comunismi sul suo territorio, l’Unione europea è, di fatto, un organismo non democratico.

Alimentare la paura del “pericoloso sovranismo”, tenendo in vita i fantasmi del passato, fa parte dei tentativi disperati e ottusi al contempo di mantenere in funzione un sistema agonizzante.

Basti pensare che l’establishment sta cercando da due anni di non farlo implodere, ostacolando la conclusione dell’accordo per la Brexit prima delle elezioni: il no deal è costato anche, notizia di qualche ora fa, le dimissioni del premier britannico Theresa May. Certo, sarebbe un segnale devastante per i popoli europei anche solo il poter pensare che dalla gabbia dell’Unione, se davvero si lotta, si può uscire.

Ed è proprio qui che giocano i potentati di Bruxelles: la disapprovazione verso l’Unione europea non si deve neanche affacciare alla mente dei cittadini. Se puoi pensarlo, puoi farlo. L’unica strada percorribile per i burocrati a dodici stelle e i loro delegati, politici e giornalisti nazionali, è fomentare il dissenso del dissenso, demonizzarlo, per riconfermare l’ordine dominante.

In questi giorni siti e telegiornali si sono lanciati in una propaganda assillante sui “meriti” dell’organizzazione sovranazionale di cui facciamo, ahimé, ancora parte.

Il livello è quello delle réclame di detersivi miracolosi. Considerazioni risibili sui “grandi successi” dell’Unione europea, che oscillano tra l’irrilevante e l’inconcludente (al netto di panzane un tanto al chilo).
Prelevo da qui alcune affermazioni contenute nell’opuscolo prodotto due anni fa per festeggiare i 60 anni dalla firma del Trattato di Roma, che sono rimbalzate e riecheggiate in questi giorni nei servizi “giornalistici” ad uso e consumo degli indottrinati +europeisti:

70 anni di pace (certo, i bambini morti di fame in Grecia, i decessi causati dal terrorismo per l’arrendevolezza nei confronti dell’Islam e il ripudio delle radici cristiane, le no-go area e i quartieri interamente islamizzati nelle principali città d’Europa, la cultura di morte onnipervasiva che attraverso interventi giudiziari arbitrari decreta la fine della vita di un bambino o di un adulto malato non contano, vero?);

• A volte litighiamo, ma poi facciamo pace: proprio come una grande famiglia (non commentiamo la boutade);

• L’Unione europea è partecipazione (infatti quando la Commissione europea, costituita da membri non eletti da nessuno, prende le sue decisioni, ci sentiamo molto chiamati in causa, come quando, d’altronde, altri per noi decisero l’ingresso nell’eurozona, giusto? Aspetto non secondario, anzi, andrebbe citato per primo, è il numero dei deputati: il Parlamento europeo ha un numero diverso di rappresentanti per Stato. I rapporti di forza, lo capisce anche un bambino, non saranno mai alla pari, e questo è intrinsecamente non democratico, checché se ne dica);

• L’UE promuove la crescita, l’occupazione e la prosperità (la Grecia, sentitamente, ringrazia);

• L’UE sostiene le regioni più fragili, anche e soprattutto in Italia (e difende il made in Italy, come quando stabiliva quanto latte produrre – e via con le multe! – o quando sancisce quanto deve essere grande il diametro delle nostre vongole);

• L’euro: una valuta stabile con molti vantaggi (che abbia affamato milioni di cittadini europei e impoverito altri milioni che prima erano benestanti non interessa. Il popolo può anche barcollare, basta che sia stabile la moneta straniera e privata che ci hanno messo in tasca);

• L’UE vigila sulle banche (facciamoci tutti insieme una sonora risata. Ora correggiamo: l’Europa salva le banche – coi soldi nostri! E ci ordina il bail-in: i correntisti, gli azionisti e gli obbligazionisti si accodano ai ringraziamenti);

• Con l’Europa telefonare costa meno; Con l’UE si vola: con biglietti aerei meno cari tutti possono viaggiare (quanti di voi sono andati a fare una vacanza usufruendo di ferie retribuite negli ultimi anni e sono stati felici di pagare poco (!) i voli e di telefonare a basso costo da altri Stati, oggi che si può chiamare anche con il wi-fi? Dai, non vi affollate!);

• L’UE ci assicura un’alimentazione sana (per garantirlo ha rinnovato l’autorizzazione all’utilizzo del glifosato, potentissimo erbicida che ormai è universalmente riconosciuto provochi il cancro. Sì, qualcuno dice che non è vero, ma ai tempi lo si diceva anche per il tabacco, ohibò);

• L’UE è uno scudo contro la pirateria alimentare e protegge le specialità regionali (infatti, le contraffazioni dei nostri prodotti made in Italy ci costano 100 miliardi all’anno);

• L’UE consente di vivere e lavorare in qualsiasi Paese dell’Unione (capito popolino? Ti devi sradicare, devi diventare un atomo dedito al consumo, lavorare come uno schiavo per gli Stati stranieri e abbandonare la tua famiglia e il tuo arcaico stile di vita! Viaggia e, soprattutto, spendi!)

• Con l’UE i giovani vanno all’estero per studiare (eh, caspita, se non fai l’Erasmus sei out! Vuoi mettere la pacchia di trascorrere mesi o addirittura un anno all’estero a fare bisboccia con i tuoi simili, con i soldi degli altri? E non dimentichiamo che “Uno studente Erasmus+ su tre riceve un’offerta di lavoro dall’impresa in cui si è formato”. Bingo!);

• L’UE fa lavorare i giovani (tradotto: alcuni Paesi rubano i talenti coltivati negli altri Stati. L’Italia spende in media 130mila dollari per un cittadino neolaureato contando l’intero corso degli studi, dalle elementari all’università, secondo le stime dell’Ocse. Perde quindi il suo capitale umano più qualificato e miliardi di euro all’anno); tu, Italietta beccati i migranti delle colonie altrui, che parlano francese e inglese perché notoriamente hanno studiato alla Sorbona o a Oxford);

• L’UE protegge le sue frontiere (sono quelle italiane che possono essere violate, no?);

• L’UE è vantaggiosa anche per l’Italia (terzo contribuente netto, diamo all’Europa più di quanto riceviamo, ma i nostri cittadini devono morire sul posto di lavoro perché non ci sono i soldi per pagare le pensioni – a meno che non ce le paghino i migranti, s’intende. I giovani invece possono morire aspettando il contratto definitivo, giacché esso ostacola la mobilità. D’altronde si sa che il posto fisso “è noioso”).

Ecco il capolavoro del potere: creare i problemi, come la precarizzazione a tempo indeterminato del lavoro, fingendo di avere soluzioni, tutte rigorosamente a vantaggio delle classi dominanti.

Settant’anni di pace? Quella tra gli Stati dell’Ue è una guerra silente, combattuta con le armi della competizione, della moneta unica e degli assurdi parametri anacronistici che vincolano l’azione politica rendendola suddita di un’economia imperante e spoliticizzata. Altro che democrazia e consenso!

Il progetto totalitario si sta realizzando proprio grazie alle crisi indotte dai potentati finanziari, che si traducono in cessioni progressive di sovranità e quindi, parallelamente, in “passi in avanti” per l’Ue (cfr. Mario Monti), in attesa che si possa compiere il passo definitivo.

Più le istituzioni si allontanano dai cittadini, allargando il bacino territoriale su cui governano, meno esse potranno essere democratiche. È stato così per la Storia greca, è stato così per la Storia romana, sarà così anche per la Storia di questo organismo creato artificialmente che chiamiamo “Europa”. Siamo ancora in tempo per fermare tutto.

(di Federica Palmieri)

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