Le armi legali di Washington per il controllo del mondo

Le armi legali di Washington per il controllo del mondo

Uno degli aspetti più disturbanti dei precedenti due anni di politica estera di Donald Trump è la presunzione che le decisioni compiute degli Stati Uniti siano vincolanti per tutto il resto del mondo. A parte in tempi di guerra, nessun’altra nazione ha mai cercato di impedire ad altri paesi di avere rapporti commerciali tra loro.

E gli Stati Uniti, caso unico nella storia, hanno anche cercato di penalizzare altri paesi per crimini che non sono avvenuti negli USA e che non riguardano cittadini americani, insistendo, allo stesso tempo, affinché tutte le nazioni si adeguino a ciò che decide Washington.

Gli Stati Uniti vedono sé stessi come giudice, giuria e boia nella gestione della comunità internazionale, un concetto che è iniziato dopo la seconda guerra mondiale, quando i presidenti americani hanno iniziato a definire sé stessi come “leader del mondo libero”. Questa pretesa ha ricevuto supporto legislativo con l’esecuzione dell’Anti-Terrorism Act (ATA) del 1987, come è stato emendato nel 1992, fino a includere il Justice Against Sponsors of Terrorism Act del 2016 (JASTA).

Tali leggi possono essere usate dai cittadini e dai residenti americani per intentare causa civile contro presunti terroristi in qualunque parte del mondo, e possono essere impiegate per punire governi, organizzazioni internazionali e perfino aziende che sosterrebbero i terroristi, anche indirettamente o a loro insaputa. Le persone possono sporgere denuncia per danni “alla loro persona, alla loro proprietà o al proprio business” e hanno tempo fino a dieci anni per querelare.

A volte le prove richieste dai tribunali per portare avanti le cause sono a dir poco fumose. Le cause possono essere avviate per rivendicare una responsabilità secondaria da parte di terzi, comprese banche e grandi società, per “supporto materiale” a organizzazioni terroristiche. Ciò include responsabilità di “favoreggiamento e aiuto”, oltre alla fornitura di “servizi” a qualsiasi gruppo che gli Stati Uniti considerano terroristico, anche se l’etichetta terroristica è dubbia e / o se tale sostegno è involontario.

Ci sono state, di recente, due cause civili intentate grazie alle leggi ATA e JASTA, una riguardante l’Iran e una la Siria. Riguardo al primo paese, nel 2017 una giuria si è espressa contro due fondazioni iraniane per violazione delle sanzioni americane, permettendo alla corte federale di autorizzare il governo americano al pignoramento di un intero grattacielo a Midtown Manhattan; si è trattato del più grande sequestro civile legato al terrorismo mai avvenuto nella storia degli Stati Uniti.

Il giudice ha deciso di distribuire i proventi della vendita dell’edificio, che potrebbe essere attorno al miliardo di dollari, alle famiglie delle vittime del terrorismo, incluse quelle danneggiate dagli attentati dell’11 settembre. La corte ha stabilito che l’Iran aveva un certo grado di colpa per gli attacchi dell’11 settembre in quanto stato sponsor del terrorismo, anche se non è stata in grado di definire se l’Iran fosse coinvolto direttamente negli attentati.

La decisione contro l’Iran dev’essere considerata abbastanza bizzarra, dal momento che l’Iran non aveva niente a che fare con l’11 settembre, ma è stato considerato colpevole in ogni caso poiché secondo il Dipartimento di Stato di Washington è uno stato sponsor del terrorismo. Essere in grado di determinare la colpevolezza basandosi sull’interpretazione del comportamento di un governo straniero dona un potere incredibile nelle mani di burocrati non eletti, che prendono decisioni politiche su chi deve essere considerato “buono” e chi “cattivo”.

Un secondo caso, più recente, ha riguardato la Siria. La scorsa settimana una corte federale del District of Columbia ha sentenziato che la Siria era colpevole dell’omicidio di una giornalista americana che stava ispezionando il bombardamento di un’area ribelle vicino a Homs, nel 2012.

La corte ha riconosciuto un risarcimento di 302.5 milioni di dollari alla famiglia della giornalista, Marie Colvin. Nella sua decisione, la giudice Amy Berman Jackson ha citato “la politica di violenza della Siria” che cerca di “intimidire i giornalisti” e “reprimere il dissenso”. Dal momento che nemmeno un tribunale americano può denunciare un governo straniero, un cosiddetto gruppo per i diritti umani americano chiamato “Center for Justice and Accountability” ha portato le prove che designerebbero Damasco come uno stato sponsor del terrorismo. Il giudice ha ritenuto le prove “credibili e convincenti”.

Le complessità di ciò che sta avvenendo in Siria sono tali che è difficile immaginare che un giudice di Washington possa esprimere un giudizio credibile. La Colvin era in un teatro di guerra, e chi ha sporto denuncia, la cui richiesta era quella di compilare un dossier per crimini di guerra contro la Siria, ha basato il caso usando i documenti che il Center for Justice and Accountability ha presentato; prove certamente faziose e probabilmente anche costruite a tavolino.

Un altro regalo americano alla giurisprudenza internazionale è il Magnitsky Act del 2012, un prodotto dell’entusiasmo dell’amministrazione di Barack Obama. Si basava su un racconto di quello che accadde in Russia sotto Boris Eltsin e il suo successore nazionalista Vladimir Putin, che fu propagandato da un certo Bill Browder, che molti ritengono essere stato uno dei principali attori nel saccheggio dell’ex Unione Sovietica.

Browder e i suoi complici sostenevano sui media che il governo russo fosse responsabile dell’arresto, della tortura e dell’omicidio di un certo Sergei Magnitsky, un contabile diventato poi informatore per Browder. Quasi ogni aspetto della storia era stato sfatato, ma fu completamente bevuta dal Congresso e dalla Casa Bianca, e portò a sanzioni verso i cittadini russi che erano presumibilmente responsabili, nonostante il governo russo lamentasse che gli Stati Uniti non avessero alcun diritto legale per interferire negli affari interni riguardanti un cittadino russo.

Peggio ancora, il Magnitsky Act fu allargato fino a diventare, nel 2017, il Global Magnitsky Human Rights Accountability Act, e viene da allora usato per sanzionare e punire presunti “violatori dei diritti umani” negli altri paesi. Di recente è stato usato nel caso di Jamal Khashoggi, di cui gli Stati Uniti hanno sanzionato i presunti assassini del giornalista saudita, nonostante nessuno di essi sia stato condannato per alcun crimine.

Indipendente dal Magnitsky Act e dai vari ATA è l’abilità del US Treasury Department e del suo Office of Foreign Assets Control (OFAC) di sanzionare la capacità di un paese di muovere denaro attraverso i sistemi finanziari americani basati sul dollaro. Questo è ciò che sta accadendo oggi riguardo i pagamenti per le esportazioni di petrolio venezuelano, che sono stati sanzionati e non potranno usare il sistema basato sul dollaro dopo il 28 aprile. Una sanzione simile è in corso verso l’Iran: i potenziali acquirenti di petrolio iraniano verranno sanzionati, se acquisteranno il loro petrolio dopo il 5 maggio.

La maggior parte del business del petrolio usa le transazioni in dollari, quindi il Treasury Department ha in mano un’arma per interferire negli altri paesi senza avere bisogno di inviare i Marines; ma c’è, ovviamente, il pericolo che il resto del mondo capisca l’andazzo e abbandoni del tutto l’uso dei petroldollari. Se ciò dovesse accadere, sarà molto più difficile per il governo americano continuare a stampare dollari senza riguardo per il deficit, in quanto ci sarà meno domanda di dollari extra in circolazione.

Il principio per cui Washington dovrebbe rispettare la sovranità degli altri stati, anche quando non è d’accordo con le loro politiche interne, è stato abbandonato. E, peggio ancora, delle nuove legislazioni garantiranno che nel prossimo futuro gli Stati Uniti saranno in grado di fare ancora di più per interferire e destabilizzare il mondo.

Il Congresso ha votato, e il presidente Trump ha firmato, il Elie Wiesel Genocide and Atrocities Prevention Act, che intende migliorare la risposta di Washington agli omicidi di massa. La prevenzione dei genocidi e degli omicidi di massa è ora parte dell’agenda della sicurezza nazionale americana. Ci sarà una Mass Atrocity Task For e gli ufficiali del Dipartimento di Stato riceveranno addestramento per essere resi al corrente degli attuali genocidi in corso; anche se bisogna presumere che il nuovo programma non si applicherà ai palestinesi, dal momento che l’uomo di cui la legge porta il nome non si è mai preoccupato della loro soppressione da parte dello stato di Israele.

(di Philip M. Giraldi, da Strategic Culture)

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