"Il primo re": un capolavoro italiano

“Il primo re”: un capolavoro italiano

Il 31 gennaio è uscito nelle sale cinematografiche “Il primo re”. Girato dal giovane regista Matteo Rovere (“Veloce come il vento”) e con Alessandro Borghi e Alessio Lapice che interpretano i protagonisti. La storia è quella dei fratelli Romolo e Remo e della fondazione di Roma, nel lontano 753 a.C. Una storia fin troppo conosciuta, qualcuno potrebbe pensare. Ma questo film, per molti motivi, è un capolavoro della cinematografia nostrana che non va assolutamente perduto.

UN GENERE ANOMALO

“Il primo re” è una pellicola assolutamente inusuale per le produzioni italiane. Non è un peplum, né vuole riprenderne in qualche modo la tradizione. È una sorte di “kolossal” (in virtù di un investimento di 8 milioni di euro, molti per il nostro cinema) che si addentra in un’età oscura e primordiale. L’età della “pre-istoria”, prima che nascessero le grandi civiltà e immortala come un’istantanea quel momento nel quale la mitologia è diventata a tutti gli effetti “storia”.

Quasi nulla, in questa direzione si era visto nel nostro cinema. Ci furono alcune pellicole negli anni ’80 che cercarono di immettere sul grande schermo (sulla scia dell’americano “Conan il barbaro”) le grandi epiche barbare e preistoriche. Con risultati insufficienti, per molte ragioni, a partire dalla scarsità dei mezzi. Rovere ha affrontato un terreno quasi del tutto inesplorato, tenendosi vicino (per diverse scelte registiche) allo stile di “Apocalypto” di Mel Gibson.

UNA ROMA ARCAICA

Ad aver catalizzato i consensi attorno a questo film è, prima di tutto, la cura scenica. Qualcosa di così ben studiato e reso, sia nelle scenografie sia nella post-produzione (lunga molti mesi) che lo eleva molto al di sopra di molto cinema italiano e hollywoodiano.

I personaggi parlano in un proto-latino arcaico ricostruito dagli studiosi della Sapienza, ed è tutto girato nei paesaggi naturali del Lazio. Per questo film sono stati chiamati archeologici, linguisti e storici, sono state ricostruite vesti, armi, maschere, monili dei romani dei primi secoli con grande fedeltà. Sono stati persino affittati degli animali (tra cui un cervo proveniente dalla Romania) che esistevano all’epoca in Italia, ora da noi estinti, per un senso di fedeltà storica.

Le scene sono state girate tutte con luce naturale e in formato anamorfico (perfetta la fotografia di Cipri, è il caso di dirlo). La natura laziale, lungi dal rappresentare qualche idillio anti-moderno, è un personaggio dominante: paludi, fango, foreste fitte, campi aperti, esondazioni. Una natura aspra e incolta che signoreggia, con la sua forza, sulle gesta umane (la prima scena del film è indicativa).

Il ritratto che ne esce dell’epoca della fondazione di Roma è di un periodo semi-barbaro, oscuro, violento. Qui le forze naturali soverchiano un uomo animalesco negli istinti, connaturato alle pulsioni più primarie eppure in procinto di dar vita alla più grande civiltà antica.

CIVILTÀ SACRA

È appunto la riflessione sulla nascita della civiltà ad essere il punto culminante della poetica de “Il primo re”. Grazie alle pregevoli ricostruzioni degli antichi riti sacri e della religiosità della Roma arcaica, il film affronta in modo spericolato il rapporto tra l’Uomo e il Sacro.

La frase dell’incipit “Un Dio che può venir compreso non è un vero Dio” avvia la tematica principale che accompagna la pellicola: il legame tra il sacro e il potere. Il timore degli dèi e la prometeica sfida alle divinità, la paura atavica degli uomini e la necessità di una comunità-Stato che la tuteli, l’incomprensibilità del volere divino oppure il destino che ne sta dietro, questi sono solo alcune delle grandi riflessioni che accompagnano la visione.

Ad esse, si possono associare anche la tremenda violenza di quell’epoca, resa in modo molto realistico nei combattimenti, senza risparmiare scene granguignolesche. Il tutto condito da pochi e secchi dialoghi, da grandi silenzi e rumori naturali, che ci riportano con la mente alle dure e silenziose età primeve dell’umanità.

In definitiva, “Il primo re” è un film che andrebbe visto da tutti. Si ha di fronte due ore di vero cinema, di gran lunga superiori a gran parte delle produzioni hollywoodiane sull’antica Roma, infarcite di inesattezze storiche e un personaggi pompati e piacioni. Un film che ci fa riscoprire la mai doma capacità del cinema italiano di sfornare capolavori anche con meno mezzi.

(di Leonardo Olivetti)

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