Signora Lucarelli

Signora Lucarelli, noi non la disprezziamo: anche se lo meriterebbe

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Pregiatissima signora Lucarelli, so che la cosa non Le interesserà affatto, ma io non La disprezzo. Probabilmente dovrei.

Tuttavia, benchè Ella fornisca quotidianamente ragioni per convogliare su di sé il disprezzo della gente, io nei Suoi confronti provo tenerezza.

Signora Lucarelli, la Treccani viene in suo soccorso

Cominciamo col dire che, dopo aver scritto un papiro intorno alla parola disprezzo, ha dimostrato di non conoscerne il significato: << A tutti quelli indignati per la “violenza” del termine disprezzo, dico che disprezzo vuol dire mancanza di stima. Purtroppo, sapendo dell’italiano quanto sapete di vaccini, è probabile che gli diate un altro significato, mi rendo conto>>.

 

Signora Lucarelli

Non me ne voglia, Signora Lucarelli, so che tra le Sue specializzazioni annovera anche quella di linguista e filologa, ma Treccani sommessamente dissente: “Sentimento di chi, giustamente o ingiustamente, ritiene una persona o una cosa troppo inferiore a sé, o vile in sé stessa, o comunque indegna della propria stima e considerazione>>.

Non si angusti per l’imprecisione. La definizione Le calza a pennello.

Che Lei ritenga – inopinatamente – che chiunque sia “troppo inferiore a sé” è un dato di fatto che traspare da ogni Suo mirabile scritto, sempre intriso di aggressività, cattiveria e pregiudizio.

Ciononostante, io non La disprezzo.

Non La disprezzo per la Sua indisponente supponenza, per la Sua ridicola arroganza, per l’odio che mostra nei confronti del prossimo.

Non La disprezzo nemmeno quando si erge a giudice delle vite degli altri “persone che mirano solo ad avere finalmente un qualche ruolo nella vita”, “capaci di sostenere qualsiasi tesi pur di esistere, pur di sentirsi parte di una rivoluzione, pur di avere il loro riscatto nei confronti di un mondo che nella loro testa frustrata non riconosce abbastanza il loro valore”, in un delirio che gli psicanalisti chiamerebbero proiezione, quell’atteggiamento – per scomodare di nuovo Treccani – << per il quale il soggetto attribuisce ad altri sentimenti, desideri, aspetti propri che rifiuta di riconoscere in sé stesso>>.

Non La disprezzo neppure perché considera il prossimo “gente senza pensieri, bottiglie vuote…che cercate di contare qualcosa, senza successo, nel vostro isolato”. Anche qui Le sono solidale: i tratti autobiografici del Suo malriuscito pamphlet sono sotto gli occhi di tutti.

Non La disprezzo neanche quando si scaglia contro i medici che hanno l’ardire di porre dubbi e che per Lei sono solo mentecatti “che ambivano a ruoli e riconoscimenti nel loro settore ma non ci sono riusciti con la scienza e ci provano con l’anti-scienza”. Non La disprezzo – pensi! – neppure quando li accusa di plagiare “menti deboli e personalità arroganti…inseguendo articoletti da giornale da ritagliare ed incorniciare nei loro studi”.

Detto da una “artista” che tiene in piedi la propria carriera dando della vajassa ad Alessandra Mussolini a “Ballando con le stelle”, è un j’accuse che fa tremare i polsi.

Non La disprezzo, gentile signora Lucarelli, neppure quando si eleva sul trono di chi tutto conosce e tutto comprende, e pretende di leggere nei cuori e nelle menti della gente.

Non La disprezzo quando condanna senza processo persone che non conosce, di cui non sa nulla. Persone che, forse, hanno solo paura.
Non La disprezzo, signora Lucarelli, neppure quando sentenzia << Disprezzo chi non si vaccina perché “1 persona su 45.000 ha avuto una reazione allergica…quindi la vostra eventuale incolumità vale più della vita di 70.000 persone l’anno. State dicendo questo.>>

Al netto dei numeri in libertà – perché né io, né Lei, né – verosimilmente – alcun medico è in grado di dire cosa possa succedere tre, sei, nove mesi dopo l’inoculazione del vaccino, semplicemente perché 9 mesi fa il covid-19 era solo un’influenza (cit.) – immagino che Lei sia pronta a morire o a sacrificare un suo familiare per salvare la vita di uno qualsiasi di quei 70.000. Perché, se così non fosse, signora Lucarelli, Lei sarebbe solo una piccola urlatrice ipocrita. Una ciarlatana.

E Lei non lo è. Lei è una che disprezza.

Disprezza chi non ha un’istruzione perché è un beota.

Disprezza chi una laurea ce l’ha perché << l’ha presa per accenderci le candele del centrotavola>>(WTF?).

Disprezza << chiunque pensi di poter coltivare dubbi >>, fornito o meno di laurea in medicina.

Dopo Baby George, Selvaggia ti disprezza.

Grazie 2020, ne sentivamo il bisogno.

Ma io sono testarda.

Io non La disprezzo, signora Lucarelli. Provo molta tenerezza per Lei.

Deve essere davvero una vita d’inferno la Sua.

Sempre intenta a fiutare il sangue per garantirsi un posticino al sole.

Per nutrire i suoi famelici seguaci.

Sempre pronta a fomentare lo scontro per darsi, Lei sì, un ruolo nella vita e nel mondo.

Deve essere una faticaccia.

Credere in nulla e blaterare di tutto.

Ieri abbraccia un involtino primavera, oggi abbraccia un vaccino.

Nelle pause facciamo licenziare un povero cristiano che ha leso la Sua maestà, poi via col dileggio al malcapitato di turno.

Ah sì sì, da un po’ abbiamo anche le parentesi da Lucarelli in love.

Ogni tre insulti un <<quant’è bbello l’omo mio!>>.

Un paio d’ore, poi si torna ad avvelenare i pozzi.

Sempre, inesorabilmente, con la stessa protervia.

Quella che Le garantisce la sopravvivenza.

Ma io La comprendo, deve pur mangiare.

Perciò non La disprezzo.

(di Dalila di Dio)

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