Andrea Indini

Covid, Andrea Indini (IlGiornale.it): “No, non è andata affatto bene”

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S’intitola Il libro nero del coronavirus. Retroscena e segreti della pandemia che ha sconvolto l’Italia ed è il libro-inchiesta pubblicato da Historica – Giubilei Regnani da Giuseppe De Lorenzo e Andrea Indini, giornalisti del Giornale.it. La domanda che tutti si pongono è questa: come abbiamo fatto a ritrovarci, in ginocchio, indifesi, impauriti, a piangere i nostri cari che morivano, soli, nelle terapie intensive congestionate degli ospedali? Un virus, trasmesso probabilmente dal pipistrello, ha viaggiato sin dalla Cina per colpirci alle spalle. È successo tutto così velocemente che non abbiamo avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo e, soprattutto, se le scelte che venivano prese fossero le più adatte per il nostro Paese. Il libro nero del coronavirus è un viaggio a ritroso che aiuterà il lettore ad aprire gli occhi su tutti gli errori commessi nella lotta al Covid-19, con la speranza di non commetterli più. Ne abbiamo parlato con Andrea Indini, co-autore del libro-inchiesta e responsabile del Giornale.it.

il libro nero del coronavirus
La copertina de Il libro nero del coronavirus

1) Indini, innanzitutto: dopo la prima ondata del Covid-19 e nel bel mezzo della seconda possiamo dirlo: non è andato affatto tutto bene. Quali sono stati i motivi di questo fallimento?

Ormai è sotto gli occhi di tutti. Non è affatto andato tutto bene. Anzi, oserei dire: non è andato niente bene. Dal punto di vista sanitario abbiamo assistito all’incapacità del governo e degli organi preposti di far fronte a una situazione emergenziale scatenata da un virus. Ai pesanti tagli alla sanità decisi negli anni passati da governi tecnici e di sinistra, si sono sommati gravissimi errori politici: il piano pandemico non aggiornato e il piano anti Covid messo sotto chiave; le circolari pasticciate del ministero della Salute sull’uso delle mascherine; l’incapacità di dialogare con le Regioni e gli errori di valutazione nella scelta delle zone rosse e dei lockdown. Senza dimenticare le fughe di notizie, i Cdm notturni e i continui Dpcm… un vero disastro! Dal punto di vista economico non hanno certo fatto meglio. Oggi non solo il Paese si è impoverito ma si è anche indebitato per poter coprire scelte politiche che non hanno portato a niente.

2) Esiste davvero un “modello Italia”?

Se davvero esiste, non va certo seguito… Sin dall’inizio, quando ancora non era chiaro se avremmo superato la pandemia oppure no, il governo ha subito iniziato ad auto-incensarsi rivendicando un presunto “modello Italia”. Credo i fatti dimostrino chiaramente che da noi le cose non sono andate meglio che altrove.

3) A distanza di un anno dai primi casi accertati, possiamo stabilire l’origine esatta del Covid-19?

No, le origini del virus sono ancora avvolte nel mistero. Perfino il luogo di origine, che inizialmente si era dato per assodato fosse Wuhan, ora pare incerto. Alcuni studi sostengono addirittura che il nuovo coronavirus fosse in Italia già a partire dalla scorsa estate. Non possiamo quindi dire con certezza né dove sia nato il virus né quando. Ma del resto ci sono ancora grandi dubbi attorno all’origine della Spagnola. C’è chi ritiene sia stata portata in Europa da alcuni soldati americani del Kansas e chi, invece, da 96mila lavoratori cinesi inviati sul fronte occidentale per aiutare le truppe inglesi e francesi. Se a distanza di più di cento anni non sappiamo ancora dire come sia nata la Spagnola, figuriamoci per Sar-CoV-2…

4) Nel vostro libro-inchiesta si parla delle zone rosse mancate della Val Seriana e di Alzano Lombardo. Che cos’è andato storto?

Il braccio di ferro tra la Regione Lombardia e il governo, tra il premier e i tecnici del Cts, è la dimostrazione plastica dell’incapacità del sistema di intervenire in modo tempestivo. Per oltre una settimana sulla scrivania di Conte sono arrivati grafici che lo mettevano in guardia su quanto stava accadendo, non solo nella Val Seriana ma anche in province come quelle di Brescia, Cremona e Piacenza, ma lui continuava a perdere tempo… salvo poi dare la colpa al governatore Fontana. A Bergamo abbiamo raccolto le testimonianze di un popolo lasciato solo dallo Stato: gente che è stata costretta ad andare a chiedere le bombole di ossigeno ad amici che avevano appena perso i propri cari.

5) Come commentare la decisione del Consiglio di Stato circa il via libera all’uso dell’idrossiclorochina?

La vicenda dell’idrossiclorochina è complicata e la decisione del Consiglio di Stato in fondo lo conferma: non ci sono ancora prove certe per condannare l’antimalarico a medicinale inutile o letale. La scienza ha bisogno di tempo e non bisogna confonderla con le beghe politiche. L’idrossiclorochina è diventata una sorta di farmaco “sovranista” da quando è stato sponsorizzato da Trump e Bolsonaro: così media e molti scienziati hanno iniziato a denigrarlo o definirlo dannoso. Basti pensare alla pubblicazione finita su Lancet che ha portato al blocco delle sperimentazioni: era fasulla, ma è stata usata da tutto il mondo per “smentire” l’ex presidente Usa. Molti medici italiani e stranieri però l’hanno prescritta nelle prime fasi della pandemia e sono sicuri che possa essere un’arma utile. Per questo vorrebbero continuare ad utilizzarlo nonostante le indicazioni negative dell’Aifa. Difficile dire chi abbia ragione: servono altri studi. E comunque l’idrossiclorochina è un farmaco utilizzato da anni per diverse malattie. Non sarà mica diventata mortale proprio adesso…

6) Nella lunga catena di errori del nostro Paese nella gestione dell’epidemia, parlate anche dello scandalo mascherine…

Su questo argomenti i temi sono due. Da una parte ci sono le giravolte dell’Oms, del ministero della Salute e di chi oggi passa per rigorista, che nelle prime fasi ha denigrato chiunque indossasse una mascherina. Ricordate le offese a Fontana che aveva indossato un dpi in diretta Facebook? L’altro scandalo riguarda invece l’assenza delle mascherine in Italia. I medici e gli infermieri sono stati lasciati per settimane senza protezioni. Nel libro ci siamo chiesti: perché non c’erano stock di dpi? Perché il ministero degli Esteri ne ha regalate a tonnellate alla Cina? E perché c’è voluto tanto prima di iniziare ad acquistarle sul mercato mondiale?

7) Siamo stati abituati a virologi che, nel corso dei mesi, hanno detto tutto il contrario di tutto, persino sull’uso del plasma iperimmune…

Nel libro dedichiamo un intero capitolo ai “cattivi maestri” che si sono azzuffati in questi mesi occupando paginate di quotidiani, talk show e programmi radiofonici e dicendo tutto e il contrario di tutto. Se un tempo il dibattito avveniva sulle riviste scientifiche, col Covid l’hanno portato in pubblica piazza confondendo gli ascoltatori. Hanno snocciolato numeri senza spiegarli, hanno sbandierato studi che si sono poi rivelati infondati e soprattutto hanno generato solo tanta paura e a lungo andare sfiducia. Sul plasma iperimmune si sono scannati via social e in tv anche con toni poco appropriati: una cura del genere, che ha delle potenzialità e alcuni limiti, andrebbe spiegata ai cittadini senza tifoserie.

8) A conti fatti, il governo e le istituzioni preposte hanno fatto tesoro degli errori commessi la scorsa primavera?

Assolutamente no. Nelle conclusioni del libro, che analizza la “fase 1” della pandemia, ci auguriamo appunto che il governo possa fare tesoro degli errori per affrontare meglio la seconda ondata. Così non è stato. Dalla rocambolesca riapertura delle scuole al folle piano sui mezzi pubblici, dal mancato aumento dei posti in terapia intensiva al fallimento totale del tracciamento dei contagi, Conte ha replicato i passi falsi fatti la scorsa primavera. E, quando non ha saputo più cosa fare, ci ha di nuovo chiusi in casa.

(di Roberto Vivaldelli)

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