Separazione delle carriere

Separazione delle carriere: riforma di civiltà ostacolata da magistratura e PD

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La separazione delle carriere è nodo cruciale della vita politica di questo Paese. Un punto fondamentale che i soliti noti “PD e magistratura” ostacolano in ogni modo.

Separazione delle carriere: la riforma che non s’ha da fare

Non c’è niente da fare. Il PD continua a dubitare della necessità di approntare, mediante la separazione delle carriere, un correttivo ad una distorsione tutta italiana che vede il Pubblico Ministero – parte processuale – ed il Giudice – controllore “terzo ed imparziale” – appartenere al medesimo ordine, accedere alla carriera attraverso il medesimo concorso e migrare indisturbati dalla funzione requirente a quella giudicante, governati dal medesimo Consiglio Superiore della Magistratura.

Il tutto mentre la terza Sezione Penale della Corte di Cassazione sancisce, nero su bianco, che il parere tecnico del consulente del Pubblico Ministero è più attendibile di quello del consulente della Difesa e Luca Palamara viene destituito dall’Ordine Giudiziario a seguito dei fatti di cui all’inchiesta di Perugia.

Lo scorso 27 luglio è approdata in assemblea alla Camera, dopo appena 2 anni e 9 mesi dalla presentazione, la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare recante “norme per l’attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura”, nata su impulso dell’Unione delle Camere Penali e sottoscritta da oltre 70.000 cittadini, per domandare al Parlamento di rendere effettive l’indipendenza e la terzietà dell’organo giudicante sancita dall’art. 111 della Costituzione.

La necessità di separare le carriere dei magistrati per dare attuazione a quella parità tra la Pubblica Accusa e la Difesa richiamata dall’art. 111, appare così evidente che sembra impossibile che qualcuno la neghi: in un sistema in cui il PM ed il Giudice sono colleghi ed il difensore è considerato un corpo estraneo, un ostacolo alla realizzazione della pretesa punitiva dello Stato – secondo il Dott. Davigo “non si tratta di innocenti ma colpevoli che l’hanno fatta franca” – o, addirittura, un concorrente morale del proprio assistito – “basterebbe rendere responsabile in solido l’avvocato” sì, sempre Lui – cosa garantisce all’imputato che a giudicarlo sia davvero un soggetto totalmente al di sopra delle parti?

Cosa assicura alla difesa quella parità delle armi necessaria perché il processo sia giusto come vuole la Costituzione?

Quando Falcone si esprimeva a favore della separazione

Già nel 1991 Giovanni Falcone parlava di Pubblico Ministero come “paragiudice” e osservava come “avendo carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e pubblici ministeri siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri”: è singolare che, a distanza di quasi 30 anni, coloro che si allineano a questa posizione vengano ancora bollati come nemici dell’indipendenza della magistratura.

falcone separazione delle carriere

La proposta di legge dell’UCPI punta a garantire l’autonomia del Giudice dal PM attraverso una sua separata collocazione ordinamentale, arrivando a prevedere l’istituzione di due CSM, uno per la magistratura giudicante ed uno per la requirente che resterebbe comunque slegata da ogni controllo dell’Esecutivo.

L’indipendenza del potere giudiziario non è in discussione.

Il problema, qui, è di differenziazione dei ruoli e dei percorsi e di limitazione dello strapotere dei Pubblici Ministeri nel sistema giudiziario: la vicenda Palamara racconta come gli Uffici di Procura siano luoghi del potere incontrollato, in grado di condizionare gli altri poteri e di indirizzare lo stesso ordinamento giudiziario, con la massiccia presenza di PM nelle istituzioni di autogoverno della magistratura e con il loro diffuso distacco nei ruoli chiave dei Ministeri.

Eppure al PD la separazione delle carriere non sembra la soluzione giusta. Non lo è perché “innescherebbe una rottura clamorosa tra le posizioni degli attori della giurisdizione”.

Non lo è perché non avrebbe senso “innescare una reazione, anche di natura istituzionale molto forte da parte della magistratura, che sappiamo è compattamente contraria a questa riforma, per raggiungere risultati che forse possono essere raggiunti in modo diverso” (così l’On. Alfredo Bazoli, alla Camera dei Deputati, il 27 luglio 2020).

Insomma, la chiedono gli avvocati, la chiedono i cittadini, la chiedono le forze politiche maggioranza di fatto nel Paese ma la separazione delle carriere non piace ai magistrati, quindi non si può fare.

Il PD non può permettersi di innescare una reazione da parte della magistratura. E non ha nemmeno più il pudore di nasconderlo.

(di Dalila di Dio)

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