"Io, sopravvissuta all'attentato di Londra 2005, vi spiego dove sbaglia l'Occidente"

“Io, sopravvissuta all’attentato di Londra 2005, vi spiego dove sbaglia l’Occidente”

Io sono sopravvissuta all’attentato di Londra 2005. La dinamica fu la seguente: un uomo di pelle scura, ci chiese nel vagone della metro se king’s cross fosse funzionante. Noi rispondemmo e poco dopo ci fu un’esplosione. Per fortuna quella precisa bomba lanciata da quell’uomo si inceppò, esplosero solo i vetri e non ci facemmo nulla. Ricordo poi una scarpa abbandonata sulle scale della metro e la professoressa che ci sottrasse agli sciacalli del Tg1 per portarci in albergo. Voleva farci salire su un bus, ma poi cambiò idea e andammo a piedi. Quel bus, qualche minuto dopo, esplose.

La cosa non mi scalfì particolarmente, perché il mio carattere è, nelle situazioni di panico, molto forte. Mia madre, al contrario, ricorda benissimo quei giorni e me l’ha appena rammentato. Ero un’adolescente in vacanza studio e scelsi di restare, di non tornare in Italia come avrebbe voluto perché sentii che non era il caso di darla vinta a quegli esaltati. Subito, la prima cosa che mi venne in mente di fare fu di mandare degli sms ai miei contatti, chiedendo di ribellarci all’estremismo islamico. All’epoca non c’era Facebook, per cui se volevi comunicare un pensiero non ti restava che mandare lo stesso identico sms a tutta la rubrica del tuo Nokia. Avevo letto la Fallaci, ma sinceramente non mi aveva del tutto convinta. La Boldrini non esisteva e Papa Francesco era ancora in argentina.

Oggi, di fronte a queste immagini, penso la stessa cosa: occorre dare un nome a quegli assassini, terroristi islamici. Nascondersi non servirà a nulla. Dire, come ho letto più volte, che sono inglesi/francesi/olandesi, solo perché questa è la loro cittadinanza, non cambierà le loro origini, il loro sangue.

Nasconderci il fatto che il multiculturalismo abbia creato dei ghetti, dove immigrati di terza generazione, isolati, spesso disoccupati , non integrati, nel cercare la loro identità cadano fra le grinfie degli estremisti islamici, è ormai inutile. Il sangue cola dal 2001 e riempie le nostre strade e la nostra vista. Il multiculturalismo ha fallito, così come la globalizzazione. Ha fallito il tentativo occidentale di sfruttare il mondo arabo pensando di non pagarne il prezzo.

Hanno fallito l’imperialismo di Bush e Obama,la guerra in Iraq e le primavere arabe, pilotate dall’occidente, finanziate dal solito Soros. Eppure qualcuno continua a non capire. La Siria è una polveriera, ma si continua a chiamare “Assad dittatore” e a premiare i “caschi bianchi”, mentre alle nostre spalle sventolano bandiere di Al Qaeda. Si continua con l’immigrazione incontrollata, creando noi stessi masse di disperati che si ritrovano-dall’essere classe media africana, che può permettersi un viaggio da 5000 dollari-ad essere manodopera a basso costo nei campi o peggio ancora per la criminalità organizzata.

L’occidente dovrebbe guardarsi, riconoscere che è lui stesso la prima causa della nascita del terrorismo e fare mea culpa. Sostenere Assad e la Russia nella lotta all’Isis e poi lasciare che i popoli si autodeterminino. La democrazia è una grande conquista,ma non si impone con le armi, né con le rivoluzioni pilotate. È un percorso e ogni popolo ha diritto di decidere per sé.

(di Benedetta Frucci)

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