"Scafisti liberi": la magistratura pro-immigrazione getta la maschera

“Scafisti liberi”: la magistratura pro-immigrazione getta la maschera

Paradossale. Da oggi gli scafisti che saranno costretti da organizzazioni criminali a fungere da tassisti tra la Libia e l’Italia saranno esenti dalle accuse di favorire l’immigrazione clandestina in quanto “agiscono per necessità”.

La Procura di Catania, teoricamente “molto ferrea” nel voler fare piena luce su quelle ONG che violano la Bossi-Fini, con questa spudorata decisione ha finito inevitabilmente per farne i giochi e gli interessi. Non è da ieri che Medici Senza Frontiere e Sos Mediterranee si prestano a contatti con gli scafisti per evitare ai clandestini viaggi tormentati nei quali possono rischiare di perdere la vita.

In un recente rapporto di Frontex si legge infatti che da giugno 2016 un numero considerevole di imbarcazioni, in acque territoriali libiche, è stato soccorso da navi facenti capo a queste ONG senza previa richiesta alcuna.

Emerge, inoltre, come molto spesso siano stati volutamente organizzati viaggi pericolosi con barconi fatiscenti allo scopo principale di essere individuati da tali organizzazioni, contribuire ad aumentare i profitti di questo ormai acclarato business. Lo dimostrano i casi a Foggia e a Venezia, e, soprattutto, il fatto di incoraggiare più migranti economici, clandestini e finti rifugiati a tentare la traversata perché certi di poter contare su assistenza e aiuti.

Con la decisione della Procura di Catania tutto ció sarebbe moltiplicato all’inverosimile, dato che qualunque scafista fermato, una volta giunto sulle nostre coste, potrebbe dichiarare lo stato di necessità e, quindi, ritardare le procedure di rimpatrio, già macchinose e fallaci di loro.

I rischi sarebbero di enorme portata: dall’aumento vertiginoso degli indotti alle organizzazioni criminali, fino all’ingrossamento della manovalanza funzionale alla criminalità organizzata, nella quale i clandestini svolgono il cosiddetto “lavoro sporco”, ovvero le cosiddette mansioni più rischiose.

C’è ancora qualcuno che abbia il minimo dubbio sul fatto che i folli non risiedano in Paesi come gli USA e l’Ungheria (che questi fenomeni vogliono limitarli) ma nelle nostre patetiche istituzioni-macchietta?

(di Davide Pellegrino)

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