Daniele Bianchi

Scommesse nel calcio, la situazione dopo il via libera al ritorno degli sponsor

A marzo la commissione Cultura del Senato ha votato a favore di una risoluzione per superare il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo nel pallone, innescando un acceso dibattito su le ragioni economiche dei club e i rischi sociali della ludopatia.

Il mondo del calcio italiano è tornato a riabbracciare un partner controverso: le società di scommesse. La commissione Cultura e sport del Senato ha infatti approvato una risoluzione presentata da Fratelli d’Italia che impegna il governo a superare il divieto di sponsorizzazione per le aziende del gioco d’azzardo, una delle norme cardine del Decreto Dignità introdotto nel 2018. 

La decisione, salutata con favore dai vertici del pallone, ha immediatamente scatenato la durissima reazione delle opposizioni e delle associazioni che da anni si battono contro la ludopatia. Il Movimento 5 Stelle, padre politico di quel divieto, ha accusato la maggioranza di volere uno “Stato biscazziere”, piegato agli interessi delle lobby del settore.

Le ragioni del sì e la coalizione dei poteri forti

A sostenere con forza il ritorno degli sponsor è una coalizione definita “formidabile” da alcuni osservatori, composta da figure di spicco dello sport e della politica. Tra i principali promotori figurano il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e il senatore di Forza Italia e ad del Monza, Adriano Galliani.

La loro argomentazione è prettamente economica: il divieto di sponsorizzazione sarebbe costato alla sola Serie A circa 100 milioni di euro a stagione, una cifra che i club, molti dei quali in difficoltà finanziaria, vedono come una boccata d’ossigeno indispensabile. Il presidente Gravina ha ricordato di aver inserito lui stesso questo punto nella sua piattaforma per la riforma del calcio, confidando nell’attenzione del governo. 

Nel dibattito è emersa anche la proposta di destinare una quota annuale dei proventi delle scommesse sportive direttamente agli organizzatori degli eventi, un meccanismo che i critici hanno già bollato come un “sistema circolatorio impuro” che rischia di alimentare la corruzione.

Il fronte del no e l’allarme per la salute pubblica

Dalla parte opposta della barricata si schiera un fronte compatto che va dal M5s al PD, passando per l’Alleanza Verdi e Sinistra e numerose realtà del terzo settore come Caritas e Assoutenti. Per il senatore pentastellato Luca Pirondini si tratta di un “passo indietro vergognoso”, un segnale devastante che cede alla “potentissima lobby dell’azzardo” a discapito della salute pubblica. 

Secondo le opposizioni, permettere alle società di scommesse di tornare a inondare il mondo del pallone significa ignorare una piaga sociale che colpisce centinaia di migliaia di persone e distrugge intere famiglie. Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, ha sottolineato la sproporzione tra i benefici per i club e i danni per la collettività: a fronte di 100 milioni di euro per le squadre, si prospettano costi sanitari per miliardi. 

Senza contare che la premier Giorgia Meloni, in un’intervista del 2015, aveva definito una follia l’espansione del mercato dell’azzardo mentre oggi il suo governo sembra promuoverla. Un quadro che dovrebbe farci riflettere su quanto la salute delle persone stia poco a cuore alla politica, anche in un momento storico segnato da grandi sofferenze.

Un divieto che mostra già le sue crepe

Mentre il dibattito si infiamma, emerge un dato di fatto: il divieto introdotto dal Decreto Dignità è già stato indebolito e ampiamente aggirato. Le linee guida dell’Agcom del 2019, ad esempio, hanno escluso dal divieto i “servizi informativi di comparazione di quote”, legittimando di fatto gli “spazi quote” che popolano i programmi sportivi. 

L’esempio più eclatante di questo aggiramento è però visibile sulle maglie dell’Inter, il cui main sponsor è Betsson.sport. Ufficialmente si tratta di un sito di informazione sportiva, ma è palesemente riconducibile alla piattaforma di scommesse Betsson.it. Un escamotage che ovviamente permette al brand di godere di un’enorme visibilità. 

A questo punto, la domanda è se l’approccio critico vada applicato a tutti i siti di scommesse indiscriminatamente. Forse, più che un divieto totale facilmente eludibile, il problema risiede nella mancanza di controlli efficaci su queste forme di pubblicità indiretta e nella necessità di una regolamentazione che distingua chiaramente tra operatori legali e sicuri, dotati di regolare licenza, e chi invece opera nelle zone grigie della normativa.

Un modello di business controverso

La scelta della commissione parlamentare riapre una ferita profonda, contrapponendo gli interessi economici del sistema calcio alla tutela della salute pubblica. Mentre l’Italia sembra fare un passo indietro, altri modelli, come quello del calcio inglese, vanno nella direzione opposta, vietando la presenza di aziende di scommesse come sponsor principale sulle maglie delle squadre. 

La decisione politica del governo Meloni non lascia molti dubbi: la volontà è privilegiare gli introiti a breve termine per i club, anche a discapito della protezione dei cittadini più fragili. 

Daniele Bianchi

Daniele Bianchi, nativo di Roma, è il creatore del noto sito di informazione Oltre la Linea. Appassionato di giornalismo e di eventi mondiali, nel 2010 Daniele ha dato vita a questo progetto direttamente da una piccola stanza del suo appartamento con lo scopo di creare uno spazio dedicato alla libera espressione di idee e riflessioni. La sua mission era semplice e diretta: cercare di capire e far comprendere agli altri ciò che sta effettivamente succedendo nel mondo. Oltre alla sua attività di giornalista e scrittore, Daniele investe costantemente nell'arricchimento della sua squadra, coinvolgendo professionisti con le stesse passioni e interessi.