Le sanzioni non sono un’alternativa umana alla guerra

Daniele Bianchi

Le sanzioni non sono un’alternativa umana alla guerra

Nella diplomazia internazionale, le sanzioni economiche sono spesso descritte come un’alternativa pulita e umana alla guerra, un modo apparentemente civile per fare pressione sui governi affinché rispettino il diritto internazionale senza spargere sangue. Eppure questa narrazione rassicurante nasconde una verità devastante: le sanzioni possono distruggere la salute e il benessere della gente comune. Sebbene abbiano lo scopo di indebolire i regimi, spesso finiscono per paralizzare la capacità dello stato preso di mira di fornire assistenza sanitaria di base proprio agli stessi cittadini che quelle misure pretendono di proteggere. I meccanismi volti a salvaguardare i civili e a consentire gli aiuti umanitari spesso collassano, lasciando i più vulnerabili a pagare il prezzo più alto per decisioni politiche prese lontano dalla loro portata.

Il risultato è una forma di guerra economica che uccide non attraverso bombe o proiettili, ma attraverso la lenta erosione dei sistemi sanitari, dei medicinali e della dignità umana.

La nostra recente corrispondenza su The Lancet esamina questa realtà nel contesto della decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 28 settembre 2025 di reimporre le sanzioni multilaterali all’Iran. Nel pezzo non prendiamo posizione sulla decisione del Consiglio di Sicurezza di reimporre le sanzioni multilaterali; piuttosto, la nostra attenzione è rivolta direttamente alle potenziali conseguenze di questa mossa per la popolazione iraniana, in particolare alla luce dei gravi impatti sulla salute riscontrati con le precedenti sanzioni. Basandosi sulle prove del periodo delle sanzioni precedente al 2015, la nostra analisi su The Lancet mostra come queste misure abbiano distrutto il sistema sanitario iraniano e rivelino un fallimento strutturale più profondo all’interno del regime di sanzioni internazionali nel proteggere il diritto fondamentale alla salute.

I risultati rivelano che le sanzioni non sono meri strumenti diplomatici; sono interventi di sanità pubblica con conseguenze mortali.

Le sanzioni possono letteralmente abbreviare la vita

L’impatto delle sanzioni sulla salute pubblica non è teorico; è misurabile in anni di vita persi. Un’analisi transnazionale completa ha dimostrato che l’imposizione delle sanzioni delle Nazioni Unite è direttamente collegata a un significativo calo dell’aspettativa di vita. In media, i paesi soggetti a tali sanzioni registrano una riduzione dell’aspettativa di vita di circa 1,2-1,4 anni, con un impatto sproporzionato sulle donne.

Questo non è un danno collaterale. È la prova che le sanzioni funzionano come un’arma contro la salute di intere popolazioni. La deprivazione è lenta e spesso invisibile, con gli ospedali a corto di medicinali, i trattamenti ritardati e i pazienti che muoiono non per la malattia in sé ma a causa di politiche che rendono l’assistenza inaccessibile.

L’illusione delle esenzioni umanitarie

Sulla carta, i regimi sanzionatori includono quasi sempre “esenzioni umanitarie” per consentire l’importazione di beni essenziali come cibo e medicine. In pratica, queste garanzie spesso esistono solo di nome. Come evidenzia la nostra corrispondenza su Lancet, durante le precedenti sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran, non esisteva alcun meccanismo ONU dedicato per verificare se queste esenzioni funzionassero effettivamente.

Il risultato è stato catastrofico. Le sanzioni hanno interrotto le importazioni di medicinali, provocando picchi di prezzo fino al 300% per alcuni farmaci antiepilettici. Mentre milioni di pazienti erano costretti a rinunciare a cure affidabili, i medicinali contraffatti e scaduti hanno invaso il mercato, mettendo in pericolo innumerevoli vite. Questi non erano problemi tecnici non intenzionali; erano i risultati prevedibili di un sistema di sanzioni progettato senza responsabilità o monitoraggio.

Un punto cieco istituzionale

Anche gli organi delle Nazioni Unite responsabili della supervisione delle sanzioni contro l’Iran hanno operato con un focus pericolosamente ristretto. Il Comitato per le Sanzioni e il suo gruppo di esperti si preoccupavano principalmente di monitorare il rispetto delle restrizioni nucleari, come il monitoraggio dell’arricchimento dell’uranio, senza valutare in che modo queste misure influenzassero l’accesso delle persone ai medicinali, alle attrezzature mediche o all’assistenza sanitaria in generale.

I loro rapporti non contenevano una valutazione sistematica dell’impatto umanitario delle sanzioni, rivelando un persistente punto cieco istituzionale. La conformità tecnica è stata monitorata fino all’ultima centrifuga, ma la sofferenza dei cittadini iraniani non è stata registrata. Questa supervisione non riguarda solo l’Iran; riflette un modello più ampio nella politica globale delle sanzioni, in cui l’obiettivo politico ha la precedenza sul costo umano.

Il danno nascosto dell’eccessiva compliance

Il danno causato dalle sanzioni non si esaurisce con le restrizioni ufficiali stesse. Un processo più sottile ma ugualmente distruttivo, noto come “eccessivo rispetto”, spesso amplifica la crisi umanitaria. Ciò accade quando le aziende e le banche diventano eccessivamente caute, rifiutandosi di impegnarsi in transazioni che sono di fatto consentite dalla legge, comprese quelle che coinvolgono medicinali e attrezzature mediche, per paura di violare complesse norme sanzionatorie.

La nostra corrispondenza su The Lancet evidenzia come questa eccessiva cautela approfondisca la sofferenza della gente comune. L’eccessiva conformità da parte delle aziende farmaceutiche e di dispositivi medici e delle istituzioni finanziarie aumenta inutilmente i prezzi, alimenta la corruzione e apre la porta ad alternative di bassa qualità o contraffatte. Crea inoltre un mercato ombra di intermediari che affermano di sapere come spostare le forniture mediche sotto sanzioni, aumentando sia i costi che i rischi. In alcuni casi, anche i distributori legittimi che cercavano di importare medicinali approvati si sono trovati inavvertitamente coinvolti in attività illegali.

Il risultato è un ulteriore inasprimento del blocco del sistema sanitario di un Paese, anche laddove presumibilmente esistono esenzioni umanitarie. L’eccessiva conformità è diventata uno degli aspetti più insidiosi e meno responsabili dei moderni regimi sanzionatori, poiché taglia silenziosamente l’accesso alle cure salvavita e consente ai politici di negare la responsabilità.

Un appello per una politica estera attenta alla salute

Le prove sono inequivocabili. Senza tutele forti e attivamente monitorate, le sanzioni diventano uno strumento ottuso che infligge immense sofferenze a coloro che sono meno in grado di sopportarle. Questi non sono effetti collaterali sfortunati, ma conseguenze dirette e prevedibili di politiche applicate senza tener conto del loro costo umano.

La lezione che viene dall’Iran, e da decenni di esperienze simili altrove, è che le sanzioni economiche non devono mai essere imposte senza sistemi indipendenti per proteggere il diritto alla salute. Ciò significa stabilire efficaci canali di pagamento umanitario, monitorare la disponibilità in tempo reale di medicinali essenziali e forniture mediche e assegnare la supervisione a un gruppo tecnico in grado di valutare l’intero impatto sanitario delle sanzioni sulle popolazioni civili.

Le sanzioni sono spesso giustificate in nome dei diritti umani, ma possono silenziosamente distruggere proprio le vite che affermano di difendere. La comunità internazionale deve riconoscere che la tutela della salute non è una considerazione facoltativa, ma un obbligo fondamentale. Se si vuole che le sanzioni continuino a far parte della diplomazia globale, è necessario ripensarle mettendo al centro la salute pubblica, e non lasciando che la erodano.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Oltre La Linea.

Daniele Bianchi

Daniele Bianchi, nativo di Roma, è il creatore del noto sito di informazione Oltre la Linea. Appassionato di giornalismo e di eventi mondiali, nel 2010 Daniele ha dato vita a questo progetto direttamente da una piccola stanza del suo appartamento con lo scopo di creare uno spazio dedicato alla libera espressione di idee e riflessioni. La sua mission era semplice e diretta: cercare di capire e far comprendere agli altri ciò che sta effettivamente succedendo nel mondo. Oltre alla sua attività di giornalista e scrittore, Daniele investe costantemente nell'arricchimento della sua squadra, coinvolgendo professionisti con le stesse passioni e interessi.