La Corte Suprema del Canada deve respingere il disegno di legge 21 del Quebec

Daniele Bianchi

La Corte Suprema del Canada deve respingere il disegno di legge 21 del Quebec

Lunedì la Corte Suprema del Canada inizierà un’udienza di quattro giorni per uno dei casi costituzionali più importanti della storia recente del paese. In questione è la cosiddetta “legge sulla laicità” del Quebec, nota come disegno di legge 21, una legge emanata nel 2019 che vieta ad alcuni lavoratori del settore pubblico di indossare simboli religiosi visibili sul lavoro.

Vieta a molti dipendenti del settore pubblico, tra cui insegnanti, pubblici ministeri, agenti di polizia e giudici, di indossare simboli religiosi come hijab, turbanti, kippah e altre espressioni visibili di fede mentre sono al lavoro.

C’è molto in gioco in questo caso che solleva questioni fondamentali sulla libertà religiosa, l’uguaglianza e i limiti del potere statale in una democrazia costituzionale. Inoltre, un altro problema significativo è che per far approvare il disegno di legge, il governo del Quebec ha utilizzato la “clausola in deroga”, una disposizione unica nella legge canadese che gli consente di ignorare i diritti e le libertà fondamentali. Nessun’altra democrazia costituzionale al mondo prevede un simile controllo generale dei diritti e delle libertà fondamentali.

Il governo del Quebec sostiene che la legge è necessaria per preservare la neutralità religiosa dello Stato. Eppure il disegno di legge 21 fa il contrario: costringendo alcuni individui a scegliere tra la loro professione e la loro identità religiosa, il governo del Quebec non rimane neutrale, ma di fatto esclude le persone di fede dal lavoro nel settore pubblico.

L’uso di questo meccanismo costituzionale straordinario, e fino a poco tempo fa raramente utilizzato, ha acceso i riflettori sul disegno di legge 21 oltre i confini del Quebec e sul dibattito su laicità e libertà religiose. È diventato un test per verificare fino a che punto un governo democratico può spingersi nel limitare i diritti e le libertà fondamentali.

Le prove davanti ai tribunali mostrano che il disegno di legge 21 colpisce persone religiose di molte fedi, compresi gli uomini ebrei che indossano la kippah e gli uomini e le donne sikh che indossano i turbanti; ma il suo impatto ricade particolarmente sulle donne musulmane che indossano l’hijab. Per molte donne musulmane che indossano il velo, l’insegnamento e altre carriere nel servizio pubblico sono state di fatto precluse.

Il messaggio di esclusione che questa legge invia ai giovani è particolarmente preoccupante. A generazioni di giovani del Quebec viene detto che la loro piena partecipazione alla vita pubblica richiede l’abbandono degli aspetti visibili della loro identità.

Questo è il motivo per cui il Consiglio Nazionale dei Musulmani Canadesi e la Canadian Civil Liberties Association hanno lanciato la sfida costituzionale contro il disegno di legge 21. La Corte Suprema del Canada deve considerare le implicazioni, e le possibili limitazioni, derivanti dal consentire ai governi di eludere la tutela dei diritti attraverso l’uso preventivo dei poteri di prevaricazione costituzionale. La decisione della corte aiuterà a determinare se i diritti costituzionali in Canada rimangono vincoli significativi al potere del governo o se possono essere sospesi ogniqualvolta politicamente conveniente.

Queste domande si estendono ben oltre il Canada. In Europa e altrove, i dibattiti sulla laicità si sono sempre più incentrati sulle restrizioni rivolte all’espressione religiosa, che spesso colpiscono in particolare le donne musulmane.

Il Canada è spesso orgoglioso di essere un modello di democrazia multiculturale, che accoglie la diversità. Il disegno di legge 21 mette in discussione questa reputazione testando se la neutralità può coesistere con politiche che di fatto escludono le persone di fede visibile dal servizio pubblico.

Il vero secolarismo non richiede la cancellazione dell’identità religiosa. Uno stato neutrale non richiede ai cittadini di rinunciare a manifestazioni visibili di fede per poter partecipare pienamente alla vita pubblica.

La Corte Suprema del Canada ha ora l’opportunità di riaffermare questi principi e chiarire che i diritti costituzionali non possono essere facilmente messi da parte. In un momento in cui i paesi di tutto il mondo sono alle prese con questioni di appartenenza, pluralismo e diritti delle minoranze, la sentenza della corte canadese invierà un segnale importante sulla volontà delle democrazie liberali di mantenere i propri impegni per la libertà e l’uguaglianza.

Diciamo che questa non è un’idea astratta, ma un imperativo per dimostrare che l’impegno per la libertà e l’uguaglianza è più che semplici parole.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la posizione editoriale di Oltre La Linea.

Daniele Bianchi

Daniele Bianchi, nativo di Roma, è il creatore del noto sito di informazione Oltre la Linea. Appassionato di giornalismo e di eventi mondiali, nel 2010 Daniele ha dato vita a questo progetto direttamente da una piccola stanza del suo appartamento con lo scopo di creare uno spazio dedicato alla libera espressione di idee e riflessioni. La sua mission era semplice e diretta: cercare di capire e far comprendere agli altri ciò che sta effettivamente succedendo nel mondo. Oltre alla sua attività di giornalista e scrittore, Daniele investe costantemente nell'arricchimento della sua squadra, coinvolgendo professionisti con le stesse passioni e interessi.