Supercoppa a Jeddah: la memoria nascosta di Sheykh Nimr in un Paese canaglia

Supercoppa a Jeddah: la memoria nascosta di Sheykh Nimr in un Paese canaglia

La Supercoppa Italiana a Jeddah avviene in concomitanza col terzo anniversario del tragico martirio del sapiente e dissidente Sheykh Nimr al-Nimr. Assume quasi le sembianze di una toppa, pesante come un macigno e omertosa pari ad un silenzio.


Perché ad al-Qatif, regione a maggioranza sciita dell’Arabia Saudita, la piovra wahhabita uccide ancora. E lo fa sotto un ancor più protettivo ombrello occidentale, in virtù della crescente tensione contro la civiltà millenaria di Teheran. Gli introiti commerciali non annulleranno la sete di vendetta dei fedeli a cui distrusse le tende allestite per onorare l’Imam Husayn, nipote di Maometto.


Una festa di 90 minuti scarsi non farà dimenticare l’attentato dinamitardo organizzato contro una moschea nel villaggio di al-Qudaih, che uccise ventuno credenti durante la Preghiera del Venerdì, inclusi due bambini. I sorrisi di Cristiano Ronaldo non cancelleranno gli omicidi di Hassan Abdullah, Jafar Mubayrik e Sadiq Darvish, i tre martiri di al-Awamiyah.


Il takfirismo si è diffuso al presente in tutto il mondo come un focolaio cancerogeno di sedizione e di spionaggio. L’Ayatollah Ruhollah Khomeyni lo disse già 32 anni fa, dopo il massacro dei pellegrini iraniani a La Mecca. Ma per le oligarchie d’Occidente i soldi non hanno né colore né bandiera.

(di Davide Pellegrino)

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