Le riforme pensionistiche infuocano l’America Latina

Le riforme pensionistiche infuocano l’America Latina

La primavera latinoamericana si sta infiammando a causa delle proteste contro i modelli pensionistici presenti e futuri. In Nicaragua, per la prima volta dalla rielezione del novembre 2006, a cui sono seguite quella del 2011 e del 2016, il presidente sandinista Daniel Ortega è in forte difficoltà. La riforma pensionistica che avrebbe drasticamente tagliato le pensioni con l’obiettivo di risanare l’Istituto Nicaraguense di Sicurezza Sociale (INSS) ha provocato durissimi scontri di piazza nei quali hanno perso la vita almeno venticinque dimostranti, tra i quali il giornalista Miguel Angel Gahona, direttore della testata “Noticiero El Meridiano”, mentre operava sul campo filmando gli avvenimenti. La riforma avanzata, e già ritirata, da Ortega prevedeva una riduzione degli assegni del 5% e un incremento dei contributi sia da parte dei lavoratori che da quella delle imprese per far fronte al buco dell’INSS. Le proteste iniziate mercoledì 18 aprile hanno riguardato principalmente la capitale Managua per poi estendersi al resto dello Stato.

Ha avuto la stessa motivazione la prima mobilitazione di piazza contro il presidente cileno Sebastián Piñera. La Coordinadora No + AFP (Movimento non più Amministratori dei Fondi pensione) ha convocato i cileni nelle piazze di sei diversi stati regionali portando oltre diecimila cittadini a protestare contro l’attuale governo come aveva fatto già nell’ultimo periodo del mandato di Michelle Bachelet per chiedere l’apertura di un tavolo che si occupi di rinnovare il sistema pensionistico attuale, risalente ai tempi della dittatura militare di Augusto Pinochet e di stampo privato. Il portavoce del movimento No + AFP Luis Messina ha dichiarato che si tratta solo della prima forma di protesta contro il governo dell’imprenditore multimilionario dato che non è stata riscontrata la minima volontà di aprire un dibattito su uno dei temi più sentiti dall’intera popolazione.

Quanto emerge anche in altri Paesi sudamericani, come Brasile e Argentina, è la forza dei movimenti e comitati nati dal basso che spesso si stanno sostituendo ai partiti nella lotta ai modelli neoliberisti come primo e più forte fronte di opposizione organizzato. Sta ai propri leader riuscire a concretizzare le istanze provenienti dai cittadini nel corso delle prossime tornate elettorali che riguarderanno gran parte del subcontinente nel prossimo anno e mezzo.

(di Luca Lezzi)

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