Moldavia: prove tecniche per un colpo di stato?

Nella giornata di ieri, a Chisinau si sono tenute le celebrazioni per il centesimo anniversario dall’unione della Bessarabia, l’odierna Moldavia, al Regno della Romania. L’unione della Bessarabia con la Romania nel 1918 fu riconosciuta da Germania, Italia e Francia, ma non dall’Unione Sovietica che si rifiutava di accettare il distacco di un territorio già appartenuto all’Impero Russo.

Diversi cittadini moldavi sono scesi in piazza a manifestare presentandosi con slogan quali “l’Unione fa la forza”. Precisamente ci riferiamo al movimento “Tinerii Moldovei” (Giovani Moldavi) capeggiato da Anatol Ursu. Qualche agenzia di stampa parla di una grande partecipazione all’evento, secondo Sputnik e stando alle dichiarazioni delle forze dell’ordine si tratterebbe di un fiasco, dato che i partecipanti sarebbero stati appena 7 mila a fronte dei 100.000 previsti.

Questo paese di 3 milioni di abitanti è governato dal filo-russo Igor Dodon che, come riportato da Sputnik News ha commentato così la manifestazione: “Anche se oggi l’unionismo ha subito una cocente sconfitta, occorre condannare la diffusione di questa peste nella politica moldava. Oggi le autorità di polizia hanno dimostrato che si può mantenere l’ordine pubblico, e li ringraziamo per aver fatto il loro dovere. Ma in futuro ci aspettiamo più iniziative per garantire la sicurezza costituzionale del Paese”.

Vi è quindi nel paese una corrente minoritaria degli “unionisti” contrapposta ai “Moldavisti”, che vagheggia una fusione con la Romania. Proprio sul sito di “Tinerii Moldavei” si può venire a conoscenza delle finalità dell’organizzazione:

“Miriamo a convincere la popolazione che l’unica soluzione praticabile per uscire dalla crisi sistemica della Moldavia, da quando ha ottenuto l’indipendenza, è la riunificazione con la Romania. Le nostre principali attività correnti sono subordinate a questo sforzo. Allo stesso tempo, stiamo assecondando la creazione di un’autentica società civile a Chisinau, che svolgerà un ruolo decisivo nel processo di prendere decisioni importanti per il futuro delle persone in generale e dei giovani in particolare”.

Sempre nella capitale è presente anche un’altra organizzazione molto più conosciuta e pericolosa, la Open Society Foundation di Soros. Fin qui nulla di strano dato che la piovra OSF è radicata in circa 37 paesi. I frutti della sua attività nell’area Est Europa però sono già stati riscontrati con le passate proteste di piazza e rivoluzioni colorate,come in Georgia, Romania ed Ucraina dove è stato messo in atto un colpo di stato. Alcuni anni fa ad un Forum sulle ONG di Romania e Moldavia, impegnate nel processo d’integrazione europea, si sottolineó che tra i fautori dei progetti di cooperazione dei due paesi vi fosse proprio George Soros.

D’altronde la Moldavia è uno dei sei ex stati sovietici con cui l’UE spera di attingere a un ampio programma di partenariato sul suo fianco orientale, fino a quando Armenia, Azerbaijan e Bielorussia torneranno verso Mosca. C’è infatti chi mira, come l’ex Ministro degli Esteri Iuriu Leanca o lo stesso predecessore di Dodon, l’europeista Nicolae Timofti all’ingresso del Paese più povero d’Europa nell’UE nel 2019, anno in cui la Romania assumerà per il primo semestre la presidenza del Consiglio Europeo.

Bisogna inoltre tenere in considerazione che ad Est del paese vi è una situazione di stallo, quella rappresentata dalla Transinistria, regione che de facto si è proclamata autonoma ed ha anche fatto domanda per entrare nella Federazione Russa, ma che de iure appartiene alla Repubblica di Moldavia.

Certo è difficile almeno per ora immaginarci uno scenario simile a quello ucraino, ma in vista delle elezioni di novembre,il paese va tenuto fortemente sotto osservazione. Assisteremo ad un ennesimo scontro tra forze politiche filorusse in carica, contrapposte a quelle filoatlantiste, questo è sicuro.

(di Emilio Bangalterra)