I crimini di John McCain

I crimini di John McCain

Giovedì 29 gennaio 2015  Henry Kissinger era stato invitato a parlare di fronte al Comitato del Senato per le Forze Armate. Quella di offrire una piattaforma ai più sanguinari assassini, traditori e psicopatici è una tradizione oramai solida a Washington, quindi l’evento non avrebbe dovuto sorprendere nessuno. Anche la presenza nel suddetto comitato del tristemente noto artista della rivoluzione colorata John McCain non era motivo di scalpore.

La novità era invece costituita dal piccolo gruppo di dimostranti determinati a interrompere la conferenza sia prima che durante il discorso di Kissinger. I manifestanti, membri del collettivo di sinistra CodePink, avevano l’intenzione di leggere ad alta voce la corposa lista dei crimini di Kissinger, ma non poterono portare a termine la loro impresa (a onor del vero avrebbero impiegato diversi giorni a enumerare tutto) perché vennero trascinati via dalla polizia di Capitol Hill.

Si dice che chi si assomiglia si piglia e il simpatizzante terrorista senatore McCain non smentì questo detto, accorrendo in difesa di Kissinger come un perfetto cavaliere in armatura. McCain, sempre un amico di coloro i quali perpetrano o fanno del loro meglio per perpetrare atrocità su grande scala, non risparmiò parole dure ai dimostranti: “Se non state zitti verrete arrestati!”.

Mentre i membri del collettivo venivano portati via dalla polizia, McCain si premurò di aggiugere: “Fuori di qui, feccia (you low-life scum)!” McCain si scusò poi con Kissinger con le seguenti parole: “Dottor Kissinger, vorrei porle le mie più sentite scuse per questo episodio a nome mio e dei miei colleghi. Sono mortificato per questo comportamento nei confronti di un uomo che ha servito il suo paese con così grande merito. Le chiedo scusa”. […..]

La lunga carriera di John McCain può essere tranquillamente essere descritta come un susseguirsi ininterrotto di crimini e tradimenti. Ospite del Sean Hannity Show, in seguito a una critica (per la verità alquanto tiepida e scialba) formulata da Rand Paul circa le modalità occidentali di supporto agli squadroni della morte in Siria il senatore ha risposto: “Rand Paul è forse mai stato in Siria? Ha mai avuto contatti con l’ISIS? Ha mai incontrato una di queste persone? No. No. Adesso sarò costretto a litigare con lui perché quello che dice è evidentemente falso. Questo è lo stesso Rand Paul che avrebbe voluto tirarsi fuori completamente dalla situazione in Siria. Non voglio mettermi in contrasto con lui, ma quello che dice è evidentemente falso. Io conosco queste persone. Sono in contatto con loro tutto il tempo, e non si può dire lo stesso di lui”.

Nel corso della stessa intervista, dopo aver affermato di essere egli stesso in grado di indicare a Obama su una mappa i punti esatti in cui bombardare l’ISIS, McCain ha commentato riguardo agli squadroni della morte: “Conosco benissimo queste persone. Noi parliamo con loro tutto il tempo”. Il senatore ha inoltre utilizzato l’ormai logoro e consunto termine “combattenti per la libertà”, espressione appartenente al campo semantico dell’interventismo americano, per definire i mercenari terroristi tra le fila dell’opposizione.

McCain occupa indubbiamente il primo posto sulla lista di coloro i quali offrono supporto materiale al terrorismo. Dopotutto, il senatore è stato fin dagli esordi al posto d’onore quando si è trattato di schierarsi in favore dell’ISIS. Le atrocità e devastazioni perpetrate dagli stessi non hanno minimamente scalfito la sua determinazione e John McCain ha continuato imperterrito a sostenere che l’ISIS fosse una scelta preferibile al governo laico di Bashar al-Assad.

È importante rimarcare che, nel momento in cui il Congresso statunitense dibatteva se assecondare supinamente o meno l’intenzione dell’amministrazione in carica di perpetrare l’ennesima guerra illegale e criminale contro un paese sovrano che non ha mai rappresentato una minaccia per gli Stati Uniti, il senatore McCain era impegnato ad incalzare il segretario di stato John Kerry e a perorare la causa del conflitto con tutti i crismi di una squallida scena da avanspettacolo.

McCain sosteneva che la decisione da prendere fosse quella di lanciare attacchi missilistici contro le difese aeree di Assad e di proseguire con un’invasione via terra su grande scala, e argomentava di conseguenza nel suo confronto con Kerry: “Penso che lo dobbiamo all’Esercito Siriano Libero, dobbiamo entrare direttamente noi nel conflitto, tenendo conto degli attacchi aerei che subiranno quando avranno finito il loro addestramento. Le forze aeree di Assad hanno massacrato migliaia e migliaia e migliaia di persone, 192.000 morti e 3 milioni di rifugiati, come è possibile per noi non fare niente al riguardo e stare a guardare? Non si può dire a questi giovani, che vedono Assad come la persona che ha massacrato i loro familiari, che l’ISIS è il primo nemico. Non è l’ISIS il primo nemico, per quanto l’ISIS sia un pericolo”.

Un’ideologia, anche se profondamente perversa come questa, non è un crimine. Coordinare le operazioni di Al-Qaida è invece senza dubbio penalmente perseguibile. Le colpe di McCain a questo proposito sono ampiamente documentate, dal momento che è immortalato in svariate fotografie con tagliagole e cannibali assortiti, compreso il leader dell’ISIS.

Le prove schiaccianti delle attività di connivenza con il terrorismo del senatore McCain durante le sue visite in Siria rappresentano un caso quantomeno interessante, visto che persone comuni che venissero colte in flagrante a commettere le stesse azioni verrebbero considerate colpevoli di “fornire supporto materiale ai terroristi”. Salem Idriss, uno degli uomini immortalati insieme al senatore McCain, è il comandante dell’Esercito Siriano Libero, uno dei “gruppi di opposizione” definiti “ribelli moderati“. In realtà, l’Esercito Siriano Libero non è nulla di tutto questo. Come rimarcato dal giornalista Daniel Wagner,

“Nei dintorni di Aleppo, l’Esercito Siriano Libero ha implementato attività repressive di applicazione della Sharia mediante agenti armati che ricalcano le brutalità della polizia wahhabita in Arabia Saudita – il loro scopo è quello di costringere la popolazione a conformarsi a una lettura integralista della legge islamica. Questo avviene in un paese laico come la Siria, che non ha mai conosciuto la Sharia. Questo tipo di prevaricazione fondamentalista viene inoltre commesso nel Mali settentrionale, dove l’occidente ha ufficialmente dichiarato la sua opposizione al governo di Al-Qaeda che ha preso il controllo del paese.

Se quello che sta avvenendo ad Aleppo rispecchia quello che potrebbe succedere se l’Esercito Siriano Libero finisse per controllare l’intera Siria, la nazione diventerebbe uno Stato Islamico. È davvero questo che gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono supportare? […] L’Esercito Siriano Libero ha inoltre preso di mira le infrastrutture del paese. Una delle principali centrali elettriche di Damasco è stata messa fuori uso per 3 giorni, con ripercussioni sul 40% della popolazione. Dei “combattenti per la libertà” mirerebbero forse a colpire delle infrastrutture mettendo a repentaglio la vita della popolazione civile? L’Esercito Siriano Libero non colpisce solo obiettivi militari e governativi, questo è evidente”.

L’Esercito Siriano Libero non è certo estraneo alle atrocità. Stiamo parlando di quella stessa “opposizione moderata” che ha costretto un bambino a decapitare un soldato siriano. Quell’opposizione moderata che ha istituito le “brigate della morte”, un sistema di omicidi di massa ed esecuzioni di massa contro i soldati e tutti coloro che sostengono il governo siriano. Con tutto ciò, le brigate della morte non rappresentano che una piccola parte della campagna di terrore e sangue di cui l’Esercito Sirano Libero è direttamente responsabile.

Naturalmente, la narrativa dominante fornisce una rappresentazione distorta dell’Esercito Siriano Libero, che in realtà è l’ombrello sotto al quale sono raggruppati i vari squadroni della morte: la propaganda persegue alacremente l’obiettivo di presentare tali bande di tagliagole come “gruppi moderati”. Le varie cellule che costituiscono l’Esercito Siriano Libero non sono quindi altro che brigate di Al-Qaeda che seminano morte dietro alla giustificazione della lotta alle forze governative. Una di queste bande è la brigata Farouq, di cui Abu Sakkar era membro. Sakkar, un altro dei tagliagole fotografati insieme a John McCain, era il famoso ribelle filmato mentre mangiava il cuore di un soldato siriano ucciso.

In seguito alla partenza di Paul Bremer III, al-Baghdadi è stato incarcerato a Camp Bucca dal 2005 al 2009. In questo arco di tempo è avvenuta la fusione delle varie bande di Al-Qaeda in un gruppo di resistenza tribale, l’Emirato Islamico dell’Iraq. Il 16 maggio 2010, al-Baghdadi è stato nominato capo dell’Emirato Islamico dell’Iraq, in procinto di disintegrarsi. In seguito, ha organizzato operazioni contro il governo al-Maliki, accusato di essere al servizio dell’Iran. Nel 2013, dopo aver giurato fedeltà ad Al-Qaeda, al-Baghdadi è partito con il suo gruppo per continuare la jihad in Siria, ribattezzata Emirato Islamico dell’Iraq e del Levante […]”.

Al-Baghdadi non è quindi mai stato un “ribelle moderato” in alcun contesto: non è mai stato nulla più di una marionetta dei servizi segreti occidentali.

Quindi, prove concrete certificano che McCain ha incontrato almeno tre terroristi e organizzazioni terroriste in Siria. Ma il tradimento di McCain e le sue profonde connessioni con il terrorismo internazionale non si limitano certo a questo. Dopotutto, non va dimenticato il viaggio di McCain in Libia durante gli attacchi contro Gheddafi con lo scopo di incontrare le bande di tagliagole all’interno del paese e di promuovere la barbarità che questi avrebbero diffuso.

Come Tony Cartalucci scrive nel suo articolo intitolato John McCain afferma che gli assassini di Al-Qaeda hanno “ispirato il mondo”:

“Lui (McCain) ha visitato Bengasi ad aprile, una città citata insieme alla vicina Dernah in una relazione di West Point del 2007 come una delle capitali mondiali del reclutamento terrorista e principale centro di provenienza dei “foreign fighters” che partivano a seminare distruzione in Iraq. Questi mercenari uccidevano sotto la bandiera del Gruppo Libico di Combattimento Islamico, un’organizzazione che compare ancora oggi come su lista dei “gruppi terroristi internazionali” rilasciata dal Dipartimento di Stato.

Malgrado le prove schiaccianti e persino ammissioni da parte degli stessi ribelli libici, che si sono dichiarati affiliati di tale organizzazione, il senatore McCain ha continuato a dichiarare che “ho incontrato questi coraggiosi soldati, e non fanno parte di Al-Qaeda. Al contrario: sono patrioti libici che vogliono liberare la loro nazione”.

Malgrado le affermazioni rassicuranti di McCain, nei mesi seguenti i ribelli hanno rivelato la loro vera natura scatenando una furia razzista e genocida contro le tribù libiche di colore, e conducendo la loro “liberazione” attraverso l’utilizzo indiscriminato dell’artiglieria pesante, di blocchi alimentari con l’obiettivo di sottomettere la popolazione che opponeva resistenza prendendola per fame e di orribili violazioni dei diritti umani in seguito alla caduta delle città. I media di regime diffondevano un flusso ininterrotto di propaganda e notizie viziate per tenere nascosta questa realtà drammatica, mentre città come Tawarga (10.000 abitanti) sparivano letteralmente dalla carta geografica, tanto da costringere persino alcuni propagandisti ad ammettere che i ribelli non erano quei “liberatori” presentati al grande pubblico in una luce positiva”. 

Non va inoltre dimenticata la vicinanza estrema di McCain all’apparato organizzatore delle rivoluzioni colorate, l’Istituto Repubblicano Internazionale, affiliato di USAID e dell’Istituto Sovvenzione Nazionale per la Democrazia. In effetti, McCain è l’attuale direttore dell’Istituto Repubblicano Internazionale.

Il caso McCain dimostra chiaramente che siamo tutti uguali, ma alcuni sono di sicuro più uguali degli altri. Mentre un americano qualunque sarebbe stato imprigionato e torturato di fronte alle prove dei suoi legami con il terrorismo, John McCain viene eletto senatore degli Stati Uniti e onorato con il titolo ipocrita di “eroe di guerra”. […]

Un’altra tappa del tour mondiale della destabilizzazione e dell’incitamento ai crimini di guerra è stata Kiev, dove McCain è stato fotografato con il neonazista Oleh Tyahnibok, leader del partito di estrema destra ultranazionalista Svoboda. Come Tony Cartalucci riporta nel suo articolo “La democrazia sponsorizzata dagli Stati Uniti: Il resoconto di due proteste – Ucraina e Tahilandia”:

“Insieme ad altri partiti politici razzisti, xenofobi ed estremisti, Svoboda ha riempito le strade di manifestanti violenti, avuto scontri con la polizia, occupato edifici pubblici e invocato la caduta del governo ucraino democraticamente eletto – il tutto con l’obiettivo di entrare a far parte dell’Unione Europea. Da parte sua, l’Unione Europa attendeva questi delinquenti a braccia aperte. 

Il senatore repubblicano John McCain dell’Istituto Repubblicano Internazionale ha addirittura anticipato l’Unione Europea e si è recato personalmente a Kiev, persino marciando nelle manifestazioni e salendo sui palchi a tenere comizi fianco a fianco al leader neonazista di Svoboda Oleh Tyahnibok. 

Il giornale Business Insider ha a questo proposito pubblicato un articolo intitolato “John McCain è andato in Ucraina ed è salito su un palco insieme a un uomo accusato di essere un neonazista antisemita”: “Svoboda (che significa libertà in ucraino) è un partito che rientra tra le fila dell’estrema destra europea (è per esempio alleato del Partito Nazionale Britannico) ed è in qualche modo riuscito a ottenere legittimità elettorale, ottenendo il 10% dei seggi parlamentari nel 2010. Il passato del partito è però estremamente torbido. Al momento della fondazione nel 1995, il logo del partito era una svastica e il nome originario era “Partito Socialnazionale dell’Ucraina”.

Nonostante l’allontanamento dei membri più violentemente estremisti, il partito ha continuato a concentrarsi sulla celebrazione dell’identità etnica ucraina in opposizione alla Russia e al comunismo. Tyahnibok è stato espulso nel 2004 dalla sua fazione parlamentare in seguito a in discorso in cui chiedeva agli ucraini di “combattere contro la mafia giudeomoscovita” (Tyahnibok ha in seguito dichiarato di aver parlato in opposizione “agli oligarchi ebrei che controllano l’Ucraina” e “ai giudeobolscevichi del passato”). Nel 2005, Tyahnibok ha scritto lettere aperte in cui denunciava le “attività criminali” del “giudaismo organizzato” e, ancora oggi, il suo partito si schiera apertamente in favore di una legge che imponga di aggiungere l’etnicità sui passaporti dei cittadini ucraini”. 

È difficile immaginare quale spiegazione possa mai trovare McCain per il suo aperto sostegno a dei veri e propri nazisti. Naturalmente la questione è stata ignorata con cura dai media occidentali allineati, che hanno sorvolato sulle amicizie poco raccomandabili del senatore. Lo stesso Business Insider gli concede il beneficio del dubbio in nome della causa dei “ribelli” supportati da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea.” Il fatto che McCain sia rappresentato come un esperto di geopolitica o addirittura un eroe dai mezzi di comunicazione di massa è quindi un insulto alle più basilari nozioni di decenza e senso comune. […]

(da Activist Post – rielaborato da Maria Teresa Marino)

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